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    <title>:::: LE TERRE DEI GAMBACORTA :::: Dugenta - Frasso Telesino - Limatola - Melizzano (BN)</title>
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      <title>:::: LE TERRE DEI GAMBACORTA :::: Dugenta - Frasso Telesino - Limatola - Melizzano (BN)</title>
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      <title>I Bellucci di Melizzano</title>
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      <description>&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;A Melizzano &amp;egrave; possibile ammirare un bellissimo Palazzo, edificato nel XVIII secolo. E&#039;&amp;nbsp;di stile tardo-barocco, con finestre in pietra lavorata e decorate con stemmi nobiliari, e si affaccia sulla Piazza principale del paese. Appartiene alla&amp;nbsp;Famiglia Bellucci, antico e nobile casato che ha svolto un ruolo importantissimo nella storia del Comune sannita, avendo annoveranto tra i suoi membri&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt; ecclesiastici e laici che nel corso degli ultimi 5 secoli hanno ricoperto cariche importanti. Cos&amp;igrave; nella Cronotassi dei parroci della Parrocchia dei Santi Pietro e Paolo, realizzata dal compianto Preside Michele Riccio, troviamo un don Domenico Bellucci, che dal 1635 al 1679 regge la Comunit&amp;agrave; parrocchiale, affidata dal 1691 al 1743 ad un altro membro della medesima famiglia: don Pietro Paolo Bellucci, &lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;cui succede don Giuseppe Bellucci, parroco dal 1744 al 1750. &lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;Da un diploma del 1793, deduciamo che un Vincenzo Bellucci, della Terra di Melizzano, &lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;il 25 maggio, ottiene dal Principe Francesco Cesarini Sforza il titolo di Conte Palatino.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;Ma numerosi membri della famiglia Bellucci appaiono anche nell&amp;rsquo;elenco degli Amministratori del Comune di Melizzano in tutto il 1800 e il 1900. Sindaci del Comune sono: Giovanni Bellucci, dal 1811 al 1814; Sebastiano Bellucci, dal 1814 al 1816; Bernardo Bellucci, dal 1822 al 1824; Gaetano Bellucci, da1848 al 1853. Dopo l&amp;rsquo;unit&amp;agrave; d&amp;rsquo;Italia, troviamo sindaco di Melizzano Angelo Bellucci, dal 1867 al 1870 e dal 1876 al 1879. Sotto il Fascismo, diventa Podest&amp;agrave; di Melizzano Vincenzo Bellucci, che regge il Comune dal 1925 al 1929 e dal 1929 al 1932.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;Tra i membri della Famiglia distintisi nell&amp;rsquo;arte militare, troviamo &lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;Michele Bellucci (1826-1908), valoroso ufficiale dell&amp;rsquo;Esercito Borbonico. Era figlio del Colonnello di Cavalleria Francesco e fu allievo del Real Collegio militare dal 1839 al settembre 1848. Nominato alfiere al V Battaglione cacciatori, fu subito inviato in Sicilia e, alla presa di Catania e a quella di Taormina, si batt&amp;eacute; con grande valore ottenendo la medaglia d&amp;rsquo;oro della campagna e la croce di diritto di San Giorgio. Per il suo contegno ebbe, nel 1850, il passaggio allo stato maggiore, dove prest&amp;ograve; servizio fino al 1861. Nel 1860 era capitano e partecip&amp;ograve; ai combattimenti di Palermo. L&amp;rsquo;11 settembre 1860 fu promosso Maggiore e fu assegnato alla Brigata di Gaetano Barbalonga. Il 1 ottobre, nella battaglia del Volturno, fu tra i&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;migliori ed ebbe la croce di S: Ferdinando, perch&amp;eacute; &amp;ldquo;con intrepidezza e molta cognizione militare condusse l&amp;rsquo;ala sinistra all&amp;rsquo;attacco di S. Angelo e nelle operazioni seguenti&amp;rdquo;. Partecip&amp;ograve; poi all&amp;rsquo;assedio di Gaeta, come ufficiale dello stato maggiore e, rientrato a Napoli, dopo la resa si ritir&amp;ograve; a vita privata. Lo troviamo altres&amp;igrave; menzionato nel volume &amp;ldquo;Un Viaggio da Boccadifalco a Gaeta. Memorie della rivoluzione dal 1860 al 1861&amp;rdquo;, Napoli 1966, Arturo Berisio Editore, dove, a p. 420, &amp;egrave; scritto: &amp;ldquo; Lo stesso giorno 13 dicembre[1860] il Re mand&amp;ograve; a Fergola diecimila ducati, ed altri ventimila il 16 dello stesso mese col benemerito maggiore dello Stato maggiore, Michele Bellucci&amp;rdquo;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;Oggi la famiglia Bellucci vive a Caserta e ascrive tra le sue fila illustri professionisti.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description>
      <pubDate>Sat, 05 May 2012 11:50:00 +0200</pubDate>
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      <title>Il Consorzio Agrario Cooperativo di Frasso Telesino</title>
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      <description>&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;Nel 1901 viene fondato il Consorzio Agrario Cooperativo di Frasso Telesino.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;Si tratta di una &amp;lt; Societ&amp;agrave; Anonima Cooperativa a Capitale Illimitato &amp;gt; costituita con rogito del Notaio &lt;strong style=&quot;mso-bidi-font-weight: normal;&quot;&gt;Isidoro Del Bene&lt;/strong&gt; in data 14 luglio 1901 ed autorizzata con decreto 16 agosto 1901 dal Tribunale di Benevento.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;Agli inizi del &amp;lsquo;900, analoghe societ&amp;agrave; nacquero in vari centri della provincia (Benevento, S. Leucio, Pesco Sannita, Pietrelcina, Vitulano, Campolattaro, Bonea, Fragneto Monforte) e tra i vantaggi offerti da questo tipo di Istituti &amp;ldquo;&lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;vanno principalmente considerate quello di saper liberare l&amp;rsquo;umile operaio ed il piccolo commerciante dall&amp;rsquo;usura e quello di far rifiorire e sviluppare la piccola industria ed il piccolo commercio. I piccoli operai, commercianti e contadini, ai quali non fanno difetto abilit&amp;agrave; all&amp;rsquo;impresa e l&amp;rsquo;operosit&amp;agrave; risoluta e costante, solo nella cooperativa possono trovare il mezzo come procacciarsi il capitale che loro manca completamente. Senza questa forma di credito essi, per procurarsi il capitale, sono costretti a ricorrere al conoscente fornito di danaro, in altre parole strozzino&lt;/em&gt; [...] &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;subendo un interesse elevato e sopraccaricato dalla provvigione da pagarsi alle firme di avallo&lt;/em&gt;&amp;rdquo; (Cfr., &amp;lt;Il Risveglio Operaio&amp;gt;, A. I, N&amp;deg; 11, pp. 1-2, Benevento, 1903) .&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;Seppur nato sotto i migliori auspici, il Consorzio frassese ebbe per&amp;ograve; vita breve.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;Alcuni anni dopo la sua fondazione, infatti, finito nelle mani di un ambiguo presidente, fall&amp;igrave; ancor prima dei 25 anni previsti dallo Statuto.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;Come si rileva da un opuscolo pubblicato nel 1909 (attualmente conservato presso la Biblioteca Provinciale di Benevento), nel 1908, il Comitato dei Sindaci del Consorzio Cooperativo, dopo aver letto i registri contabili ed amministrativi, nel verificare la cassa ed il magazzino del Consorzio &amp;ldquo;&lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;ha constatato ed osservato quanto appresso: L&amp;rsquo;Amministrazione del Consorzio Agrario da circa tre anni &amp;egrave; in completo disordine: il presidente sig. &lt;strong style=&quot;mso-bidi-font-weight: normal;&quot;&gt;Vincenzo Viscusi&lt;/strong&gt;, violando ogni disposizione di legge e di statuto, soppresse arbitrariamente il segretario ed il cassiere, accentrando in s&amp;eacute; queste qualit&amp;agrave; incompatibili col suo ufficio; soppresse poi, di fatto il Consiglio di Amministrazione, i Sindaci, e solo, come padrone, da oltre due anni ha tenuto la gestione del Consorzio in modo disastroso, giacch&amp;eacute; quest&amp;rsquo;Istituto che nel 1906 aveva un bilancio di lire 16012,39 nel 1907 si riduceva a lire 7675,31 e finalmente nel 1908 discendeva a lire 6248,72.&lt;/em&gt; [&amp;hellip;]. &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;Nel 1907 fu convocato il Consiglio di Amministrazione una sola volta &lt;/em&gt;[&amp;hellip;]&lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt; e le cariche non furono rinnovate alla scadenza stabilita, ed il presidente che, per disposizione dello statuto durava in carica un anno solo, rimase padrone ed arbitro della posizione del Consorzio per parecchi anni &lt;/em&gt;[&amp;hellip;]&lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;. Nessun dividendo, dal 1905, fu pagato sulle azioni, malgrado si sapesse che l&amp;rsquo;ufficio non era gravato di alcuna spesa &lt;/em&gt;[&amp;hellip;]&lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt; e che dei forti utili v&amp;rsquo;erano stati &lt;/em&gt;[&amp;hellip;]&lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt; visto che nell&amp;rsquo;anno 1907 erano stati immessi in magazzino merci per il valore di lire 12271,96, come risulta dal conto del magazziniere sig. &lt;strong style=&quot;mso-bidi-font-weight: normal;&quot;&gt;Luigi Merrone&lt;/strong&gt;&amp;rdquo;. &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;Cos&amp;igrave;, tra le generali lagnanze dei soci, si arriv&amp;ograve; nell&amp;rsquo;agosto 1908, quando un ricorso del sig. &lt;strong style=&quot;mso-bidi-font-weight: normal;&quot;&gt;Alfonso Viscusi di Giuseppe&lt;/strong&gt; richiam&amp;ograve; l&amp;rsquo;attenzione delle autorit&amp;agrave; giudiziarie sullo stato anormale di questo Istituto, &amp;ldquo;&lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;attaccando il presidente, che, da solo lo gestiva, persino di peculato, perch&amp;eacute; non aveva reso i conti del 1907, perch&amp;eacute; la cassa era vuota&amp;rdquo;.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;Tutti questi fatti, &amp;ldquo;&lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;portati nel pubblico, generarono l&amp;rsquo;indignazione dei socii, i quali minacciarono nuovi ricorsi, e finalmente per intercessione del Sindaco del Comune&lt;/em&gt; &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;fu possibile l&amp;rsquo;insediamento della nuova amministrazione il 1&amp;deg; febbraio 1909&lt;span style=&quot;font-style: normal;&quot;&gt;&amp;rdquo;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-style: normal;&quot;&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;Ma quali erano i reati contestati al Viscusi?&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;&amp;ldquo;&lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;Sul bilancio il comitato osserva: Non &amp;egrave; vero che al 31 dicembre 1907 v&amp;rsquo;erano in magazzino L. 3748,81 per impugnativa dello stesso magazziniere; non &amp;egrave; vero che &lt;strong style=&quot;mso-bidi-font-weight: normal;&quot;&gt;Federico Rainone&lt;/strong&gt; doveva al Consorzio L. 366,70 ma egli doveva dare invece L. 642,60 come risulta dai registri. Tutto l&amp;rsquo;attivo in L. 7675,31 dev&amp;rsquo;essere ritenuto per danaro contante, rimanendo le cambiali, i titoli di credito, le note di credito fiduciario, i generi deperiti in benefizio del Viscusi, che solo ha la responsabilit&amp;agrave; di tanto danno al Consorzio &lt;/em&gt;[&amp;hellip;]. &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;Per queste ragioni, il Comitato dei Sindaci propone all&amp;rsquo;assemblea dei socii di non approvare il resoconto ed il bilancio 1907 compilati dall&amp;rsquo;ex presidente sig. Vincenzo Viscusi, ma di dichiararlo responsabile verso la societ&amp;agrave; della somma di lire 7675,31 fino al 31 dicembre 1907&amp;rdquo;.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;Analogamente venne rigettato anche il bilancio 1908.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;A queste conclusioni si giunse&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;per l&amp;rsquo;intercessione dell&amp;rsquo;allora Sindaco di Frasso, il giovane studente in legge &lt;strong style=&quot;mso-bidi-font-weight: normal;&quot;&gt;Tommaso Formichella&lt;/strong&gt; (nato a Frasso Telesino il 23 gennaio1881), che aveva fortemente voluto l&amp;rsquo;insediamento della nuova amministrazione del Consorzio (inizio febbraio 1909) per riordinarne la gestione ormai fallimentare.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;Il &amp;ldquo;&lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;giovane, inesperto e presuntuoso&lt;/em&gt;&amp;rdquo; Formichella - come venne definito da una parte della stampa sannita dell&amp;rsquo;epoca - eletto solo qualche anno prima &amp;ldquo;&lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;per unanime consenso&lt;/em&gt;&amp;rdquo;, fin da subito aveva fatto capire che intendeva rimettere ordine nell&amp;rsquo;amministrazione comunale.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;&amp;ldquo;&lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;L&amp;rsquo;avvertimento era chiaro; l&amp;rsquo;uomo non mancava di tenacia e di coraggio per attuarlo; tutto il popolo e la grande maggioranza del Consiglio comunale erano con lui [&amp;hellip;] &lt;strong style=&quot;mso-bidi-font-weight: normal;&quot;&gt;e chi doveva capire il latino cap&amp;igrave;&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&amp;rdquo; (Cfr., L. RICCIARDI, &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;I Fatti di Frasso Telesino&lt;/em&gt;, in &amp;lt;IL SANNIO&amp;gt;, A. II, N&amp;deg; 47 - Benevento, 24 aprile 1909). Il Formichella, per&amp;ograve;, dopo aver provato a riordinare le amministrazioni del Comune, dell&amp;rsquo;Istituto Gambacorta e del Consorzio Agrario, resosi conto del crescente e sempre pi&amp;ugrave; violento ostruzionismo operato nei suoi confronti da alcuni politici frassesi, il 15 marzo 1909 present&amp;ograve; le sue dimissioni. A nulla valse la pacifica dimostrazione del popolo di Frasso che, il 21 marzo 1909, prelevandolo dalla sua abitazione lo ricondusse in processione al Comune, pregandolo di desistere dalle dimissioni. &amp;ldquo;&lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;Egli ringrazi&amp;ograve; commosso e con parlare improvviso. Non nascose che il suo sogno d&amp;rsquo;un&amp;rsquo;amministrazione modello e moderna era svanito, e non tacque che si sentiva ormai impari alla lotta, inutile al pubblico e concluse che preferiva andarsene&lt;/em&gt;&amp;rdquo; (Cfr., L. RICCIARDI, idem).&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;Quanto la vicenda del Consorzio Agrario abbia influito sulle sue dimissioni non ci &amp;egrave; dato saperlo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;Di certo, la protesta popolare dei frassesi, accentuatasi con l&amp;rsquo;arrivo del &lt;strong style=&quot;mso-bidi-font-weight: normal;&quot;&gt;Commissario Salottolo&lt;/strong&gt;, si concluse con l&amp;rsquo;assalto e l&amp;rsquo;incendio del Comune (25 marzo 1909), segnando una delle pi&amp;ugrave; oscure pagine della nostra storia.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;h1 align=&quot;right&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: right;&quot;&gt;&lt;strong style=&quot;mso-bidi-font-weight: normal;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 10pt;&quot;&gt;&lt;em&gt;&lt;span style=&quot;font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;Adriano Amore&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/h1&gt;</description>
      <pubDate>Thu, 03 May 2012 22:12:09 +0200</pubDate>
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      <title>Le professioni sanitarie nel Comune di Melizzano-Dugenta</title>
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      <description>&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;strong style=&quot;mso-bidi-font-weight: normal;&quot;&gt;&lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: Times New Roman;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: Times New Roman;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: Times New Roman;&quot;&gt;A&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;ll&amp;rsquo;inizio dell&amp;rsquo;Ottocento in ogni Comune furono nominate le Deputazioni di Salute, costituite da sindaco, medici e cittadini benestanti, con compiti ordinari (pulizia delle strade, rimozione dell&amp;rsquo;immondizia, imbiancatura delle case, macellazione degli animali, scolo delle acque) e straordinari (allestire ospedali in caso di epidemia). L&amp;rsquo;attivit&amp;agrave; medica svolta nei Comuni italiani si riferisce essenzialmente a quella esercitata dai cosiddetti &amp;ldquo;medici condotti&amp;rdquo;, nominati e stipendiati annualmente dal Decurionato. Accanto ad essi vi erano altri operatori sanitari &amp;ldquo;comunali&amp;rdquo; come levatrici, salassatori, flebotomi e farmacisti. Si trattava di una categoria sociale medio-bassa che viveva la difficolt&amp;agrave;, condivisa con altre esigue frange del ceto medio-intelletuale (maestri elementari e sacerdoti), di radicarsi nel tessuto pi&amp;ugrave; profondo della dominante societ&amp;agrave; agraria italiana. La loro condizione si rivela instabile, soprattutto per la discrezionalit&amp;agrave; della riconferma triennale da parte dei municipi, e per la loro sostanziale subordinazione a un notabilato agrario poco sensibile alle esigenze dell&amp;rsquo;igiene e della salute pubblica. Ci&amp;ograve; nonostante, essi contribuirono al risanamento igienico-ambientale dei Comuni suggerendo la costruzione di acquedotti chiusi, di sistemi fognari, di scarichi per i rifiuti organici presso le abitazioni o la dislocazione dei cimiteri. Tutte iniziative che, nel disgelare le etiologie economico-sociali che fanno da sfondo alla questione sanitaria, rafforzano l&amp;rsquo;impostazione ideologica di una &amp;ldquo;medicina pubblica&amp;rdquo; tesa alla costruzione di un sistema sanitario, in cui il ruolo dei medici condotti acquisisce importanti funzioni consultive anche se ancora subordinate alle decisioni di sindaci, prefetti e ministri dell&amp;rsquo;Interno. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;mso-tab-count: 1;&quot;&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;Dal &amp;laquo;Quadro degli Esercenti Professioni Sanitarie nel Circondario di Cerreto Sannita nell&amp;rsquo;anno 1880&amp;raquo;, nel Comune di Melizzano-Dugenta risultano cinque medici, di cui due chirurghi (Emanuele Molfino e Pasquale Coscia), entrambi laureati presso la Regia Universit&amp;agrave; di Napoli, un chimico farmacista di Melizzano (Mattia Cusani), anch&amp;rsquo;egli laureatosi a Napoli, e due farmacisti (Michele Viscusi, di Melizzano e Raffaele De Lillo, di Casagiove) in possesso di &amp;laquo;cedola&amp;raquo;, che li abilitava alla pratica medica. Nel vicino Comune di Frasso Telesino, nello stesso anno, esercitavano la professione sanitaria due farmacisti (Pietro Formichella e Francesco Renzi), un flebotomo (Giosu&amp;egrave; Calandra) e due levatrici (Vita Felicia Mosiello e Annunziata Esposita), tutti originari di Frasso Telesino e tutti &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;cedolati, &lt;/em&gt;anzich&amp;eacute; laureati&lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;&lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;Nell&amp;rsquo;agosto del 1884, la Giunta Municipale del Comune di Melizzano-Dugenta fu costretta ad affrontare l&amp;rsquo;arduo compito di prevenire la terribile epidemia di colera: oltre a riconfermare per il triennio successivo l&amp;rsquo;incarico di medico condotto al Dott. Pasquale De Vivo, osserv&amp;ograve; scrupolosamente la circolare prefettizia diramata due mesi prima, che invitava i comuni alla pulizia di strade, stalle, case e ad approntare &amp;ldquo;uno o pi&amp;ugrave; locali per raccogliere i malati in caso di sviluppo colerico&amp;rdquo;. Il Comune assunse per l&amp;rsquo;occasione due spazzini, uno per Melizzano (Nicola Viscusi con il salario di centesimi 60 al giorno) e l&amp;rsquo;altro per Dugenta (Saverio Farina, con la paga di 40 centesimi al giorno) per spazzare e disinfettare le strade. Per quanto riguarda il servizio ostetrico, il Municipio era tenuto ad assumere almeno due levatrici, in possesso di &amp;ldquo;titolo legale&amp;rdquo;, una per Melizzano ed una per la &amp;ldquo;borgata di Dugenta&amp;rdquo;. Per anni le due ostetriche condotte si erano accontentate del &amp;ldquo;tenue assegno annuo&amp;rdquo; che il Municipio aveva corrisposto loro (10 lire alla levatrice di Melizzano e 5 lire a quella di Dugenta). Nel 1886, alla borgata di Dugenta fu assegnata la levatrice Anna Maria Di Cerbo, dugentese, e a quella di Melizzano, Annunziata Esposito, napoletana. I loro stipendi furono &amp;ldquo;regolarizzati&amp;rdquo; e portati rispettivamente a 40 e 60 lire all&amp;rsquo;anno. Quattro anni dopo per&amp;ograve; l&amp;rsquo;amministrazione comunale fu costretta, ancora per difficolt&amp;agrave; finanziarie, a nominare un solo medico condotto, esercente sia a Melizzano sia a Dugenta, e il Dott. Molfino, forse per anzianit&amp;agrave; di servizio, venne preferito al Dott. Gennaro Bava, anch&amp;rsquo;egli medico condotto.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;Rossella Del Prete&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description>
      <pubDate>Mon, 02 Apr 2012 21:50:30 +0200</pubDate>
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      <title>Scultura rinascimentale nella Valle del Volturno.</title>
      <link>http://www.terredeigambacorta.org/modules/smartsection/item.php?itemid=159</link>
      <description>&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 11pt; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-bidi-font-size: 14.0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;Nella Valle del Volturno, tra San Salvatore Telesino e Capua, sopravvivono interessanti esempi di scultura rinascimentale. Le opere sono sconosciute agli specialisti pur costituendo un corpus rilevante per omogeneit&amp;agrave; tipologica ed artistica. Per ragioni stilistiche e di realizzazione, sembrano opera di una stessa bottega o di artisti indipendenti ma con gli stessi riferimenti culturali. L&#039;interesse ancora maggiore deriva dal fatto che la produzione napoletana coeva, ben documentata, &amp;egrave; costituita in gran parte di tombe. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;Le sculture, di seguito censite, furono create nel travagliato contesto politico del Regno di Napoli tra il decennio terminale della monarchia aragonese ed i primi tre lustri di viceregno spagnolo. Al quadro politico generale, instabile, corrispondeva una situazione feudale del Regno altrettanto mutevole, ed il territorio lungo il Volturno non fa eccezione. Il feudo sicuramente pi&amp;ugrave; importante era la Contea di Caserta, estesa dalla pianura campana (casali di Caserta nel piano), su per i Tifatini (Casertavecchia), nella Valle di Maddaloni fino alle sponde del Volturno (Limatola, Dugenta) e dell&#039;Isclero (Sant&#039;Agata, fino al 1480) per terminare alle pendici del Taburno (Melizzano, Frasso). Morto senza eredi legittimi il conte Francesco&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;Della Ratta(1488), la sorella Caterina ne reggeva il feudo, prima con Cesare d&#039;Aragona (figlio naturale di Ferrante II, sposato dopo il 1480) poi al fianco di Matteo Acquaviva d&#039;Aragona (1509). Forse proprio a far data da quest&#039;ultimo matrimonio o da quello di Francesco Gamabacorta con Caterinella, figlia naturale di Francesco Della Ratta di Caserta, Limatola, Melizzano, Dugenta e Frasso furono distaccate per costituire una baronia indipendente. Capua, citt&amp;agrave; demaniale e prima&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;citt&amp;agrave; del Regno, sede del giustiziere di Terra di Lavoro, dopo aver conosciuto l&#039;onta del dominio feudale (Giacomo Caldora 1421-1432 e Sergianni Caracciolo, 1432), aveva recuperata la diretta sovranit&amp;agrave; regia. L&#039;ampia contea di Caiazzo, sotto i Sanseverino dal 1337, comprendeva il vasto territorio dalle propaggini orientali del Monte Maggiore al corso del Volturno (da Piana di Monte Verna ad Alvignanello). Potentissimi e presenti nei punti chiave del Regno (in altri rami), i Sanseverino di Caiazzo, condottieri di ventura, manifestavano ambizioni quasi sovrane ed interessi lontani dai localismi feudali, intessendo matrimoni con le pi&amp;ugrave; prestigiose famiglie regnanti italiane (Montefeltro, Gonzaga, Correggio etc.). Eppure Gianfrancesco di Caiazzo, sposava Diana Della Ratta (morta prima del 1502), sorella di Caterina e di Francesco di Caserta forse per porre le basi di una rivendicazione ereditaria sulla contea di Caserta. I Monsorio, titolari prima di San Lorenzello, poi di Massa di Faicchio e di San Salvatore, nel feudo dal 1489, intessevano anch&#039;essi relazioni matrimoniali (Antonio sposer&amp;agrave; Margherita figlia di Francesco Gambacorta di Limatola). I Monforte (succeduti ai Sanframondo a Telese e sulla riva sinistra del Volturno) ed i Grimaldi (a Solopaca) completavano il frammentato mosaico territoriale. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;Divise in due gruppi principali, tombe e portali (archi), ecco l&amp;rsquo;elenco delle opere scultoree in ordine cronologico. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;Caiazzo, Cappella Egizi portale esterno (1491)&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;Caiazzo, Palazzo Mazziotti, fregio e stemma del vescovo Giuliano Mirto (1492)&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;Caiazzo, Cappella Egizi, arco trionfale interno (1493)&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;Caiazzo, Cappella Egizi, tomba dell&#039;abate Leonardo (morto 1494)&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;Capua, Cattedrale, tomba del cardinale Giordano Caetani (1496).&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;mso-bidi-font-weight: bold;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;Caiazzo, Convento S. Maria del Soccorso , portale (1497)&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;Caiazzo, Annunziata, portale (1498) &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;Limatola, Annunziata, portale (1503) &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;Ruviano, Alvignanello, Convento di S. Maria degli Angeli, portale (quasi certamente del 1507, proveniente da altro sito, per ora ignoto) (foto 3)&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;Caiazzo, palazzo Petrennus (oggi Prisco), fregio e stemma dell&amp;rsquo;armigero Alessandro (1514)&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;San Salvatore Telesino, S. Maria Assunta, Cappella Monsorio, arco (forse 1518)&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;San Salvatore Telesino, S. Maria Assunta, Cappella Monsorio, tomba (1518) (foto 4).&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;Di tre specie i committenti: le Universit&amp;agrave; locali (che controllavano le Annunziate), gli ecclesiastici di nobile famiglia (Egizi, Mirto ma soprattutto Caetani) e i feudatari (Monsorio). Non identificato il committente di S. Maria del Soccorso di Caiazzo. Stando alle opere superstiti, &amp;egrave; Caiazzo a giocare un ruolo cruciale. Proprio Caiazzo ebbe due suoi concittadini tra gli esponenti pi&amp;ugrave; in vista della pittura del Regno: Francesco Cicino (noto 1480 &amp;ndash; 1503) e Stefano Sparano (noto 1503 - 1546). E commendatario della Diocesi di Caiazzo fu Olivero Carafa, domenicano, cardinale, grande mecenate (Roma, S. Maria sopra Minerva; Succorpo di S. Gennaro al Duomo di Napoli, commissionato al Malvito nel 1497). Ma quali gli scultori impegnati nelle nostra vallata? Artisti locali o forestieri? Formatisi dove, a Napoli o a Roma? E se legati tra loro, in quale rapporto di bottega? Le fonti documentarie per ora tacciono e ci si deve affidare ad ipotesi di lavoro. Lo stile comune alle sculture &amp;egrave; quello rinascimentale di matrice lombarda, egemone a Napoli con Jacopo della Pila (a Napoli almeno dal 1471) ma gi&amp;agrave; presente nei grandi lavori dell&amp;rsquo;arco di Alfonso a Castel Nuovo (Pietro da Milano, D. Gagini, Laurana). Vicinanze stilistiche si notano con le opere di Tommaso Malvito da Como (dal 1484 attivo a Napoli) che, con il figlio Giovan Tommaso, domin&amp;ograve; la scena meridionale fino al primo decennio del XVI secolo. Le opere qui elencate sono assai diverse per qualit&amp;agrave; e per variet&amp;agrave; di ispirazione (almeno tre botteghe sembrano attive). Ma mostrano anche temi di originalit&amp;agrave;, per esempio nei portali delle Annunziate di Caiazzo, Limatola e nel portale di Alvignanello (anch&amp;rsquo;esso forse proveniente da un&amp;rsquo;AGP?). Questi portali, per&amp;ograve;, sembrano riferirsi piuttosto (ma con elementi innovativi) alla temperie romana, anch&amp;rsquo;essa dominata dallo stile lombardo: Mino del Reame (di origine meridionale), ma soprattutto Andrea Bregno e la sua vasta bottega. L&amp;rsquo;opera pi&amp;ugrave; notevole per la raffinatissima realizzazione &amp;egrave; la tomba Monsorio, vero capolavoro, all&amp;rsquo;altezza delle migliori realizzazioni napoletane coeve, che chiude il periodo aureo della scultura nella valle del Volturno.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;h1 style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;Pietro Di Lorenzo&lt;/span&gt;&lt;/h1&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: Times New Roman;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: Times New Roman;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 8pt; font-variant: small-caps; mso-bidi-font-size: 12.0pt;&quot;&gt;Abbate F.&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 8pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;&quot;&gt; La scultura napoletana del Cinquecento, Donzelli ed., Roma, 1992;&lt;span style=&quot;font-variant: small-caps;&quot;&gt;Abbate F.&lt;/span&gt; Problemi della scultura napoletana del Quattrocento, in Storia di Napoli, 194, IV; &lt;span style=&quot;font-variant: small-caps;&quot;&gt;Ascher Y.&lt;/span&gt; Remaissance commemoration in Naples: the Rota chapel in San Pietro a Maiella. &lt;/span&gt;&lt;span lang=&quot;EN-GB&quot; style=&quot;font-size: 8pt; mso-ansi-language: EN-GB; mso-bidi-font-size: 12.0pt;&quot;&gt;In Rennaissance Studies, vol. 14 n&amp;deg; 2, pp.190 &amp;ndash; 209, The Society for Renaissance Studies, Oxford Univ. Press; &lt;span style=&quot;font-variant: small-caps;&quot;&gt;Ascher Y.&lt;/span&gt; Tommaso Malvito and Neapolitan tomb design of the early Cinquecento. &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 8pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;&quot;&gt;Journal of the Warburg and courtauld Institutes, LXIII, 2000, pp.111 &amp;ndash; 130: &lt;span style=&quot;font-variant: small-caps;&quot;&gt;Caiola M. C., Di Lorenzo P., Sparano G. R. &lt;/span&gt;La diocesi di Chiazzo in et&amp;agrave; moderna e contemporanea (in stampa); &lt;span style=&quot;font-variant: small-caps;&quot;&gt;Fusco L.&lt;/span&gt; L&amp;rsquo;attivit&amp;agrave; giovanile di Stefano Sparano di Caiazzo e le sue tre tavole nella cattedrale di Santa Maria Maggiore in Piedimonte Matese. In &amp;ldquo;Archivio Storico del Caiatino&amp;rdquo;, vol. III, 2001/2003, Associazione Storica del Caiatino, 2003; &lt;span style=&quot;font-variant: small-caps;&quot;&gt;La piazza spazio&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-variant: small-caps;&quot;&gt; della vita quotidiana&lt;/span&gt;. A cura di M. R. Iacono e F. Furia. Soprintendenza per i BB.AA.AA.AA.SS. per le province di Caserta e Benevento. Scheda di Limatola; &lt;span style=&quot;font-variant: small-caps;&quot;&gt;Materia e tecnica nell&amp;rsquo;arte e nell&amp;rsquo;architettura&lt;/span&gt;. A cura di M. R. Iacono e F. Furia. Soprintendenza per i BB.AA.AA.AA.SS. per le province di Caserta e Benevento. Scheda di Chiazzo; &lt;span style=&quot;font-variant: small-caps;&quot;&gt;Munoz, A.&lt;/span&gt; Studi sulla scultura napoletana del Rinascimento, in &amp;ldquo;Bollettino d&amp;rsquo;arte&amp;rdquo;, 1909; &lt;span style=&quot;font-variant: small-caps;&quot;&gt;Negri Arnoldi&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;F.&lt;/span&gt; La scultura del Quattrocento, UTET, Torino, 1994.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: Times New Roman;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 8pt; font-variant: small-caps; mso-bidi-font-size: 12.0pt;&quot;&gt;Pane R.&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 8pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;&quot;&gt; Il Rinascimento nell&amp;rsquo;Italia Meridionale, II, Milano, 1977; &lt;span style=&quot;font-variant: small-caps;&quot;&gt;Porte e portali.&lt;/span&gt; A cura di M. R. Iacono e F. Furia. Soprintendenza per i BB.AA.AA.AA.SS. per le province di Caserta e Benevento. Schede di Limatola e Caiazzo.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description>
      <pubDate>Sat, 31 Mar 2012 14:31:44 +0200</pubDate>
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    </item>
        <item>
      <title>Cenni sul Medioevo frassese</title>
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      <description>&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;Delineare un panorama seppur generale del medioevo frassese appare particolarmente complicato. Paradossalmente &amp;egrave; piu&amp;rsquo; facile tracciare le linee evolutive della preistoria del nostro territorio che non quelle del medioevo cronologicamente meno distanti dai nostri giorni. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;I documenti sono scarsi e si prestano ad interpretazioni molte volte discordanti. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;La prima notizia del casale &amp;ldquo;&lt;span style=&quot;text-decoration: underline;&quot;&gt;Frasci&lt;/span&gt;&amp;rdquo; &amp;egrave; dell&amp;rsquo;anno 991-992 d.C. &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;(erroneamente indicata in precedenza al 956 d.C.), &lt;/em&gt;&lt;span style=&quot;mso-bidi-font-style: italic;&quot;&gt;riportata&lt;/span&gt; in un atto di donazione del principe longobardo Pandolfo IV,&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;con il quale si concede all&amp;rsquo;abbadia di S. Modesto di Benevento l&amp;rsquo; &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;ecclesia S. Salvatoris, &lt;/em&gt;le cui tracce oggi sono del tutto scomparse anche se &amp;egrave; verosimile ipotizzarne la sua presenza all&amp;rsquo;interno della Terravecchia, sviluppatesi successivamente intorno a detta chiesa.(&lt;strong style=&quot;mso-bidi-font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/strong&gt;F. Bartoloni&lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt; , Le carte pi&amp;ugrave; antiche dell&#039;Abbazia di San Modesto in Benevento. Secoli VIII-XII&lt;/em&gt;, Roma 1950). &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;Per rinvenire altre notizie di Frasso bisogna giungere all&amp;lsquo;anno 1308-1310 in occasione del pagamento della decima, dove &amp;egrave; attestata la presenza a Frasso della chiesa gi&amp;agrave; Arcipretale di Santa Giuliana. Nell&amp;rsquo;anno1328, poi,&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;troviamo riferito a Frasso l&amp;rsquo;appellativo di &amp;ldquo;&lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;castrum&amp;rdquo;&lt;/em&gt; (&lt;em&gt;&lt;span style=&quot;layout-grid-mode: line;&quot;&gt;Rationes decimarum Italiae&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span style=&quot;layout-grid-mode: line;&quot;&gt; nei secoli XIII e XIV, Campania, a cura di M. Inguanez, L. Mattei-Cerasoli e P. Sella, Citt&amp;agrave; del Vaticano, 1942&lt;/span&gt;). Appare chiaramente erronea la notizia - tratta dal Catalogo dei baroni normanni e riferita a Frasso - dell&amp;rsquo;esistenza delle borgate di S. Angelo e Prata, dalla distruzione delle quali si sarebbe successivamente ingrandito il nostro paese. Tale notizia, invece &amp;egrave;, pertinente ai centri di Prata Sannita (Ce) e S. Angelo d&amp;rsquo;Alife (Ce) &amp;ldquo;ex finibus Alifanis&amp;rdquo; (E. JAMISON, Catalogus Baronum, Roma 1972 ). &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;E&amp;rsquo; incerto, invece che nell&amp;rsquo;anno 1307 i territori di Frasso e Melizzano facciano parte dei beni dotali del Monastero di Santa Maria di Regale Valle in terra di Scafati, poich&amp;eacute; i Registri angioini, da cui &amp;egrave; tratta la notizia, si riferiscono a territori siti nelle immediate vicinanze di Scafati, dove sono attestati i toponimi&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&amp;ldquo;Ponte Frasso e Mele&amp;rdquo; (Michele Di Cerbo,&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&lt;em&gt;In volo su Frasso Telesino&lt;/em&gt;, Napoli, Tip. A. Pesole, 1949).&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;Da un documento conservato presso l&amp;rsquo;Archivio di Stato di Benevento si afferma &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;&amp;ldquo;&amp;hellip; Nelli medesimi Atti dell&amp;rsquo;accesso, ritrovasi poi presentata in seguito, fol.200 una copia d&amp;rsquo;un capitolo, estratta dal mag-co&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;Michel&amp;rsquo;Angelo Bosco della Terra di Frasso, dall&amp;rsquo;originale Platea dell&amp;rsquo;Abbadia di S.to Mandato della citt&amp;agrave; di S. Agata de Goti, fatta dall&amp;rsquo;anno &lt;strong style=&quot;mso-bidi-font-weight: normal;&quot;&gt;1300,&lt;/strong&gt; esibitali per il Revo D. Francesco Fiume, Procuratore A.di Padri Scozzesi della Citt&amp;agrave; di Roma, dove stavano notati e descritti tutti i beni che si possedevano da detta Abbadia e fra l&amp;rsquo;altri rientrino nella giurisdizione della Terra di Frasso ed essa limitrofi, Selua ubi &lt;strong style=&quot;mso-bidi-font-weight: normal;&quot;&gt;dicitur a S.a Maria di Prato, quale Chiesa di S.ta Maria &amp;egrave; Grancia di S.to Mandato justa&lt;/strong&gt;&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;la detta&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;Chiesa, lo vallone di Grottola, la via publica, la montagna di Frasso si sia venduto il frutto a D. Romano Lala&amp;hellip;&amp;rdquo; &lt;/em&gt;(Archivio di Stato di Benevento, atti demaniali, cartella VI)&lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt; . &lt;/em&gt;Della Chiesa di S. Maria di Prata, attestata intorno al XIII-XIV oggi si possono osservare alcune porzioni dell&amp;rsquo;alzato parzialmente interrate da una recente frana nella localit&amp;agrave; Fontana di S. Maria-Tormenta &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;L&amp;rsquo;indagine di superficie sul sito permette una conoscenza della successione di insediamenti in una zona pi&amp;ugrave; approfondita di quella attestata delle fonti scritte. Sparsi un po&amp;rsquo; ovunque abbiamo raccolto un discreto quantitativo di cocci ceramici, tra i quali frammenti di ceramica &lt;strong style=&quot;mso-bidi-font-weight: normal;&quot;&gt;a vernice rossa o ingobbiata&lt;/strong&gt;, considerata un vero e proprio fossile-guida per le fasi di passaggio tra et&amp;agrave; tardoantica ed altomedievale. Altri cocci invece, per lo pi&amp;ugrave; anse e fondi di vasi, presentano delle decorazioni indigene come le &lt;strong style=&quot;mso-bidi-font-weight: normal;&quot;&gt;broad line wares&lt;/strong&gt;, cio&amp;egrave; le terracotte dipinte a bande rosse larghe e le &lt;strong style=&quot;mso-bidi-font-weight: normal;&quot;&gt;narrow line wares&lt;/strong&gt;, cio&amp;egrave; quelle dipinte a bande rosse strette.&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;Si tratta di una produzione caratteristica delle regioni centro-meridionali diffusasi gi&amp;agrave; sul finire dell&amp;rsquo;et&amp;agrave; tardo-antica e su larga scala soprattutto tra il VII-VIII secolo e il XIII d.C. I motivi decorativi sono formati da linee molto semplici. Alcuni frammenti di proto-maiolica, rinvenuti presso i ruderi della&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;Chiesa di S. Maria in zona Prata, rimandano ai secoli XIV-XV, mentre per quelli successivi non vi sono testimonianze materiali dirette e ci&amp;ograve; fa presumere l&amp;rsquo;abbandono del sito e quindi la sua decadenza a partire dalla fine del XV sec d.C.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;layout-grid-mode: line;&quot;&gt;Dalla &amp;ldquo;Generalis Subventio&quot; angioina del 1320 (Minieri Riccio, 1877), nella quale vengono riportati per ciascuna universit&amp;agrave; (comune) i valori dell&#039;imposta che veniva applicata in proporzione del numero dei nuclei familiari (fuochi) e del loro reddito netto&lt;/span&gt; si evince che Frasso paga la tassa di once 2, tari 19 e grane 9, evidenziando la scarsa importanza economica espressa dal nostro paese.&lt;span style=&quot;font-size: 11pt; layout-grid-mode: line; mso-bidi-font-size: 12.0pt;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;layout-grid-mode: line;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;Nelle istruzioni ai &amp;ldquo;taxatores&quot;, si prescriveva infatti che questi dovessero operare &amp;ldquo;&lt;em&gt;attentis facultatibus, proventibus et familiis, ex quibus onera vel utilitatem reportant, ac expensis etiam singolorum&lt;/em&gt;&quot;, ossia che si tenesse conto sia dei redditi tanto immobiliari che di lavoro e degli oneri e delle spese relativi a tutto il nucleo familiare. L&#039;ammontare della tassa per ogni abitato esprimeva pertanto la capacit&amp;agrave;&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;contributiva globale di esso, e quindi la sua importanza economica. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;layout-grid-mode: line;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;In et&amp;agrave; aragonese, in connessione con l&amp;rsquo;avvenuto aumento della popolazione, scampata alla terribile &amp;ldquo;peste nera&amp;rdquo; del 1347, che ridusse notevolmente la popolazione locale, l&amp;rsquo;Universit&amp;agrave; di Frasso paga alla regia corte una tassa annua di 32 once d&amp;rsquo;oro, mediante versamenti da effettuarsi in tre rate o in tre terze: quella di Natale, di Pasqua e la terza di Agosto. Nel 1532 troviamo il paese tassato per 115 fuochi, 117 nel 1545, 171 nel 1561, 157 nel 1595, 172 nel 1648, 188 nel 1669, evidenziando una costante crescita economica e demografica. (L&#039;evoluzione della popolazione della Campania dal XIV al XVIII secolo, Angerio Filangieri Working paper n.ro 2/2002).&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;layout-grid-mode: line;&quot;&gt;La Terra&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;layout-grid-mode: line;&quot;&gt; di Frasso&lt;strong style=&quot;mso-bidi-font-weight: normal;&quot;&gt;, &lt;/strong&gt;amministrativamente &amp;egrave; un possedimento feudale fino al 1806 (abolizione della feudalit&amp;agrave; nel Regno di Napoli. Il&lt;strong style=&quot;mso-bidi-font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/strong&gt;Casale di Frasso&lt;strong style=&quot;mso-bidi-font-weight: normal;&quot;&gt;, &lt;/strong&gt;&amp;egrave; feudo&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;di &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;Francesco Coppol&lt;/em&gt;a, Conte di Sarno (1480),&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;di &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;Virginia della Ratta,&lt;/em&gt;moglie del Duca Acquaviva d&amp;rsquo;Atri (1502),&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;di &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;Francesco Gambacorta, &lt;/em&gt;&lt;span style=&quot;mso-bidi-font-style: italic;&quot;&gt;che&lt;/span&gt;&lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt; &lt;/em&gt;lo ha in dote dalla moglie (1511), di &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;Marcello Pignatelli, &lt;/em&gt;marito di Virginia Gambacorta (1576), del Dott. &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;Gianfranco Del Ponte, &lt;/em&gt;&lt;span style=&quot;mso-bidi-font-style: italic;&quot;&gt;che acquista da&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;Virginia&lt;/span&gt; Gambacorta Pignatelli (1587),&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;di &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;Pompeo Gambacorta&lt;/em&gt;&lt;span style=&quot;mso-bidi-font-style: italic;&quot;&gt;, che lo rileva&lt;/span&gt;&lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt; &lt;/em&gt;&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;da Del Ponte (1593), di D. &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;Ottavio Orsino, &lt;/em&gt;che lo acquista - senza assentimento regio (1710) e poi di suo nipote Giuseppe Capano (1713), di &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;Placido Dentice Massarenghi, &lt;/em&gt;del principe &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;Spinelli di S. Giorgio, &lt;/em&gt;che lo compra dal precedente senza assentimento regio&lt;strong style=&quot;mso-bidi-font-weight: normal;&quot;&gt; (&lt;/strong&gt;1730). Nel 1778 inizia una lunga causa tra le precedenti famiglie feudali, perch&amp;eacute; Dentice rifiuta la ratifica della vendita agli Spinelli. La causa terminer&amp;agrave; nel 1810 e dar&amp;agrave; ragione ai &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;Dentice &lt;/em&gt;che conservano il titolo di Principi di Frasso. Ma nel 1806 era stata abolita la feudalit&amp;agrave;. (Mons. Valentino Di Cerbo, Frasso nelle visite&amp;rdquo; Ad Limina&amp;rdquo; del 700 e dell&amp;rsquo;800, Frasso Telesino, 1995).&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;h1 style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;layout-grid-mode: line;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;Luciano D&amp;rsquo;Amico&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 24pt; layout-grid-mode: line; mso-bidi-font-size: 12.0pt;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h1&gt;</description>
      <pubDate>Thu, 01 Mar 2012 06:46:28 +0100</pubDate>
      <guid>http://www.terredeigambacorta.org/modules/smartsection/item.php?itemid=157</guid>
    </item>
        <item>
      <title>Il clero frassese nel primo &amp;#039;700</title>
      <link>http://www.terredeigambacorta.org/modules/smartsection/item.php?itemid=156</link>
      <description>&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-family: Times New Roman;&quot;&gt;&lt;p class=&quot;MsoSubtitle&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: normal; font-size: 11pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;Nei secoli passati il numeroso clero dei piccoli centri del sud rappresentava gran parte della classe intellettuale. Conoscerne pertanto la situazione pu&amp;ograve; offrire ampi spunti per rendersi conto del livello culturale di una comunit&amp;agrave;. Con tale obiettivo, utilizzando l&amp;rsquo;interessante studio della prof. Marcella Campanelli &lt;em&gt;Clero e cultura ecclesiale a Sant&amp;rsquo;Agata dei Goti all&amp;rsquo;inizio del Settecento&lt;/em&gt;, Societ&amp;agrave; Napoletana di Storia Patria, Napoli 1992, ho voluto raccogliere alcune interessanti notizie che riguardano il clero di Frasso sotto l&amp;rsquo;episcopato di Mons. Filippo Albini (1699-1722). &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoSubtitle&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: normal; font-size: 11pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;Innanzitutto, quanti erano gli ecclesiastici residenti a Frasso in quegli anni? 26 preti e 39 chierici, per un totale di 65 unit&amp;agrave;, su una popolazione di 1795 abitanti. La presenza di tanti aspiranti al sacerdozio, abbastanza comune nelle nostre zone, a Frasso era dovuta anche al fatto che il seminario di Sant&amp;rsquo;Agata rimaneva &amp;ldquo;una struttura i cui riflessi sembrano limitati essenzialmente al clero residente a Sant&amp;rsquo;Agata&amp;rdquo;, mentre nel resto della diocesi molto era affidato alla solerzia di coloro che erano maggiormente&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;preparati, ai quali venivano affidati i meno esperti. Cos&amp;igrave;, dalle Visite pastorali di Mons. Albini, si viene a sapere che al Chierico Marcello Cusani, che proveniva da famiglia benestante ed aveva studiato a Napoli,&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;viene affidato il compito di istruire i confratelli nella orazione mentale.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoTitle&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 11pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;Una relazione di Don Giovanni Canelli, parroco di Santa Giuliana, ci fa capire quale fosse la vita religiosa a Frasso in quegli anni. Egli ha un coadiutore, Bernardino Cusano, il quale percepiva annualmente per la sua opera 25 ducati, mentre il chierico Bartolomeo Canelli ne riceveva 6 in qualit&amp;agrave; di sacrestano e 6 grana per portare la croce durante i funerali. Da tale documento risulta che il parroco compilava regolarmente i suoi libri parrocchiali; nel corso delle messe festive commentava i Vangeli ed ogni domenica insegnava la dottrina cristiana servendosi dell&amp;rsquo;opera del Bellarmino. Inoltre non trascurava di segnalare ai propri fedeli le festivit&amp;agrave; infrasettimanali. Nella Parrocchia di santa Giuliana si svolgevano 9 processioni all&amp;rsquo;anno. Nel corso di quella del &lt;em&gt;Corpus Domini &lt;/em&gt;i religiosi procedevano in fila per due con le torce in mano&lt;em&gt;. &lt;/em&gt;In quella circostanza il baldacchino che copriva il Santissimo era retto, all&amp;rsquo;interno della Chiesa, dai sacerdoti pi&amp;ugrave; anziani, mentre durante il corteo all&amp;rsquo;aperto tale compito spettava agli eletti ed al governatore. Il Canelli era solito potare il viatico agli infermi con quattro lampioni&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;e 12 torce (sei di queste erano fornite dalla Confraternita del Santissimo Sacramento). Lo accompagnavano tre chierici, uno con il rituale, il secondo con l&amp;rsquo;incensiere e il terzo con l&amp;rsquo;acqua benedetta. Quando era chiamato ad impartire l&amp;rsquo;estrema unzione, lo seguiva un solo chierico che sorreggeva la croce. E&amp;rsquo; da ricordare che la tassa per i funerali era fissata in 12 carlini (di cui 2 spettanti al vescovo). Per l&amp;rsquo;assistenza spirituale ai moribondi il Canelli faceva ricorso alle opere del Martellino e del Recupito. I matrimoni venivano celebrati sempre di mattina, dopo aver constatato la libera volont&amp;agrave; dei contraenti. Durante l&amp;rsquo;Avvento e la Quaresima, il parroco si avvaleva dell&amp;rsquo;opera di un predicatore, scelto annualmente a turno dal vescovo e dall&amp;rsquo;universit&amp;agrave;, la quale si impegnava, comunque, a versare al prescelto ogni anno 20 ducati e a fornirgli&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;il vitto, mentre l&amp;rsquo;alloggio era a carico del parroco. Il Canelli non tralasciava di distribuire ai fedeli le candele benedette nel giorno della Purificazione, di benedire l&amp;rsquo;acqua del fonte battesimale ogni sabato santo e di inviare l&amp;rsquo;economo a benedire le case dei suoi fedeli nel corso della stessa giornata. Infine, dal giorno della Pentecoste fino alla festa della Santissima Trinit&amp;agrave; faceva portare in giro per le case dei suoi parrocchiani le croci di cera.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 11pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;Don Giovanni Canelli era un buon parroco, ma la situazione in diocesi non era sempre cos&amp;igrave; rosea.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 11pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;Durante le visite pastorali del suo lungo ed eccellente episcopato,&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;Mons. Albini cerca di &amp;ldquo;fotografare&amp;rdquo; la situazione del clero della sua diocesi, soprattutto per quanto riguarda la formazione spirituale e culturale.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 11pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;Veniamo cos&amp;igrave; a sapere che a Frasso i numerosi chierici vivono in famiglia e contribuiscono con il loro lavoro al bilancio familiare. Cos&amp;igrave; &amp;ldquo;per sacerdoti come Giacomo Agnone e Giuseppe Gisonda &amp;hellip; conviventi con famiglie numerose, diveniva di primaria importanza dedicare buona parte della&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;giornata alle attivit&amp;agrave; legate alla terra per portare il proprio contributo al sostentamento dei parenti. Naturalmente il tutto avveniva a discapito dei doveri connessi al loro stato clericale&amp;rdquo; (p. 98).&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 11pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;A Frasso, l&amp;rsquo;isolamento del luogo - tagliato fuori dalle principali vie di comunicazione -, le necessit&amp;agrave; familiari e la scarsa formazione di base non producono un clero di eccellente qualit&amp;agrave;: vengono notati alcuni vizi &amp;ndash; comini anche al clero di altri paesi - come il gioco d&amp;rsquo;azzardo (&amp;ldquo;per tale motivo due preti di Frasso: Don Leo Amore e Don Domenico Calandro rischiano l&amp;rsquo;uno la sospensione a divinis = proibizione di celebrare i sacramenti, e l&amp;rsquo;altro una multa di 10 ducati&amp;rdquo;), (in qualche caso) la frequentazione con donne, lo schiamazzo notturno, il porto d&amp;rsquo;armi, l&amp;rsquo;andare a caccia, la partecipazione ad affari illeciti. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 11pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;Ma, scorrendo questa interessante indagine, si viene a scoprire che anche la gente &amp;egrave; molto lontana &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 11pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;dal mito dei &amp;ldquo;nostri avi pieni di fede&amp;rdquo;, che tanto ha alimentato ed alimenta la predicazione di certi predicatori nostalgici dei &amp;ldquo;tempi antichi&amp;rdquo;. Cos&amp;igrave; i preti buoni le inventavano tutte pur di far ascoltare ai fedeli la dottrina cristiana &amp;ldquo;incastrandoli&amp;rdquo; prima dell&amp;rsquo;inizio della celebrazione della messa o addirittura andandoli a prelevare a casa. Ma la gente rimane molto rozza e &amp;ldquo;il cappellano della chiesa del Corpo di Cristo lamentava il frequente ricorso alla bestemmia da parte dei suoi parrocchiani (p.101).&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 11pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;C&amp;rsquo;&amp;egrave; da chiedersi fino a che punto le inadempienze dei fedeli fossero imputabili ad un atteggiamento poco solerte dei preti, nei quali emerge talora poco zelo per la casa del Signore, richiesta di tariffe esose per i sacramenti, scarso impegno nella propria preparazione spirituale e culturale, messe velocissime, attribuibili al poco fervore e all&amp;rsquo;ignoranza dei celebranti. Di un sacerdote di Frasso, il gi&amp;agrave; ricordato don Bernardino Cusano viene detto che gli &amp;ldquo;importava poco o niente che i suoi parrocchiani mandassero o meno i figli ad imparare il catechismo&amp;rdquo; (p.101). &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 11pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;Nelle sue Visite pastorali, l&amp;rsquo;Albini, ligio ai dettami del Concilio di Trento, si informa su come i preti della diocesi ottemperino alla pia pratica dell&amp;rsquo;orazione mentale, alla celebrazione della Messa e al canto gregoriano. Dalle risposte emerge che pochi preti praticano l&amp;rsquo;orazione mentale. Molti non sanno neppure cosa sia. Altri si lamentano della inadeguatezza dei libri proposti. Ma il motivo pi&amp;ugrave; importante di tale ignoranza/disaffezione &amp;egrave; la mancanza di insegnanti. La carenza di insegnati che si rivela anche nei settori della celebrazione della Messa e del canto gregoriano costituisce un fatto endemico per preti che normalmente non hanno frequentato il seminario e che hanno appreso soltanto da qualche sacerdote locale le nozioni elementari per l&amp;rsquo;esercizio del ministero. Cos&amp;igrave; l&amp;rsquo;Albini scopre che a Frasso ben il 79,3 % (20 su 26) dei preti celebra la messa in maniera mediocre o pessima. Ai sacerdoti si rimprovera la poca conoscenza dei riti, il modo sciatto e soprattutto la velocit&amp;agrave; nel celebrare la funzione religiosa. Il Vescovo richiama i suoi sacerdoti, commina pene. Cos&amp;igrave; a Frasso rimprovera&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;don Francesco Amore, convinto &amp;ldquo;di dover poggiare il Vangelo al momento della lettura sulla testa dei fanciulli&amp;rdquo; (p. 104) e commina a don Pietro Calandro &amp;ldquo;il pagamento di 1 carlino per ciascun errore commesso nel celebrare, da devolvere alla costruzione della Cappella delle Anime del Purgatorio nella Chiesa del Corpo di Cristo di Frasso&amp;rdquo; (p.104). Per migliorare la situazione il Vescovo suggerisce la lettura di manuali sperimentati e approvati, ma le cose non cambiano.&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;Non migliore sorte ha la conoscenza del canto gregoriano.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 11pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;Da questa situazione di ignoranza e di poco zelo, anche a Frasso si salvano i pochissimi che hanno avuto la possibilit&amp;agrave; di studiare a Sant&amp;rsquo;Agata, dove c&amp;rsquo;&amp;egrave; il seminario o in altri paesi della diocesi, dove sono presenti i&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;Domenicani, o i figli di famiglie benestanti che hanno la possibilit&amp;agrave; di studiare a Napoli (come il frassese Marcello Papiniano Cusani). &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 11pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;Altro elemento rivelativi del livello culturale del clero &amp;egrave; dato dall&amp;rsquo;esame delle letture da essi fatte e dal numero dei libri in loro possesso.&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;Se nell&amp;rsquo;intera diocesi soltanto il 10 per cento di ecclesiastici dichiara di possedere libri, a Frasso la percentuale si abbassa al 2,5. In pratica su 26 preti (e 39 chierici) soltanto tre posseggono libri: i rev.di Canelli Celio, che ne possiede 7, Renzi Gregorio, che ne possiede 3 (ma anche lui viene ripreso dal Vescovo perch&amp;eacute; commette errori nel celebrare la Messa), e Ricciardi Carlo, che ne possiede 5. Tra i preti di Frasso circolano all&amp;rsquo;inizio del &amp;lsquo;700 solo 15 libri e sono propriet&amp;agrave; privata! Si trattava di testi di natura devozionale,&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;utili per la formazione personale e per la predicazione;. manuali e istruzioni per il clero riguardanti il Catechismo e l&amp;rsquo;amministrazione dei sacramenti (soprattutto la confessione); qualche opera di autori classici - per la propria formazione culturale e per &amp;ldquo;ricrearsi dopo le noiose occupazioni&amp;rdquo; (p.120) - e qualche testo normativo e liturgico. In genere come in tutta la diocesi, sono quasi assenti i testi per la predicazione e di teologia. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 11pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;Da questo studio il clero frassese del primo settecento appare piuttosto mediocre: molto dedito alle cose pratiche (non sempre religiose) e poco attento allo studio ed all&amp;rsquo;esercizio alto del ministero sacerdotale. Questo fa s&amp;igrave; che chi, come Marcello Papiniano Cusani, ha le qualit&amp;agrave; e le possibilit&amp;agrave; di &amp;ldquo;volare alto&amp;rdquo;, cio&amp;egrave; di vivere una vita sacerdotale pi&amp;ugrave; intensa spiritualmente, pi&amp;ugrave; colta e di pi&amp;ugrave; alto livello morale, &amp;egrave; quasi costretto a lasciare (senza tornarci pi&amp;ugrave;) il paese, dove non c&amp;rsquo;&amp;egrave; spazio per i &amp;ldquo;volatili&amp;rdquo; che rifiutano la logica del pollaio. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 11pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;Sarebbe ingiusto per&amp;ograve; infierire sui quei poveri preti: a certo tran tran li costringevano la necessit&amp;agrave; di sopravvivere, la carenza di possibilit&amp;agrave; di istruzione e di formazione spirituale, l&amp;rsquo;isolamento &amp;ndash; religioso e civile &amp;ndash; in cui per secoli &amp;egrave; stato confinata la popolazione di Frasso. Meraviglia invece che, mutate le condizioni economiche, culturali e sociali, l&amp;rsquo;attuale classe &amp;ldquo;intellettuale&amp;rdquo; frassese sia in gran parte ancora affezionata a quel &amp;ldquo;volare basso&amp;rdquo;, alternativo ad ogni proposta di crescita culturale e morale, e sembra ispirarsi &amp;ndash; nel III millennio ! - al modello di un quieto vivere un po&amp;rsquo; meschino, senza entusiasmi e senza speranze, che in tempo di globalizzazione sta rendendo insignificante la nostra identit&amp;agrave; e problematico il nostro futuro (nonostante manifestazioni pacchiane e un po&amp;rsquo; infantili, che illudono e imbarbariscono la gente e testimoniano soltanto la disperazione di un paese che sembra aver deciso di tagliarsi fuori dalla storia).&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 11pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align=&quot;right&quot; class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: right;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 11pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;V. Di Cerbo&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;(Da Moif&amp;agrave; 45)&lt;/p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
      <pubDate>Sun, 05 Feb 2012 18:50:00 +0100</pubDate>
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        <item>
      <title>La storia del tabacchificio di Dugenta</title>
      <link>http://www.terredeigambacorta.org/modules/smartsection/item.php?itemid=155</link>
      <description>&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;Il tabacchificio di Dugenta nasce nel 1956, quasi contestualmente all&amp;rsquo;istituzione di quel comune autonomo. L&amp;rsquo;iniziativa fu assunta dal Consorzio Agrario Provinciale, su suggerimento dell&amp;rsquo;On. Mario Vetrone, allora presidente della Coldiretti di Benevento e sottosegretario&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;al Ministero dell&amp;rsquo;Agricoltura e Foreste.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;L&amp;rsquo;attivit&amp;agrave; dello stabilimento inizia con la lavorazione del tabacco chiaro di variet&amp;agrave; Bright, appena introdotto nell&amp;rsquo;agricoltura della zona. Il primo anno furono lavorati 500 quintali con un&amp;rsquo;occupazione di 35 addetti.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;Nel 1961 la tabacchicoltura sannita fu colpita da una terribile epidemia, la peronospora tabacina che distrusse quasi totalmente la coltivazione delle variet&amp;agrave; scure che erano le pi&amp;ugrave; diffuse in provincia. Dai 60.000 quintali raccolti nel 1960 la produzione si ridusse a meno di mille quintali.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;Il Consorzio Agrario, per far fronte a quel flagello, mise in atto un programma di espansione delle variet&amp;agrave; chiare (Burley, Maryland, oltre al Bright) che trovarono il loro habitat soprattutto in terreni sciolti e vallivi,come quelli dell&amp;rsquo;area di Dugenta, Limatola e dintorni. Si arriv&amp;ograve; cos&amp;igrave; a produrre circa 2.000 quintali di quel tipo di tabacco, curato e trasformato nello stabilimento di Dugenta che di conseguenza port&amp;ograve; il numero degli addetti a circa 70 unit&amp;agrave;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;Sempre nei primi anni del decennio &amp;rsquo;60, per effetto di un&amp;rsquo;altra crisi, questa volta di natura politica internazionale, Dugenta si trov&amp;ograve; a beneficiare di un&amp;rsquo;altra inaspettata opportunit&amp;agrave; che determin&amp;ograve; una vera e propria rivoluzione nella tabacchicoltura e nell&amp;rsquo;intera economia agricola della zona. L&amp;rsquo;Indonesia, area tropicale tipica per la produzione di pregiati tabacchi per la fascia esterna dei sigari Avana, nel 1949 aveva conquistato l&amp;rsquo;indipendenza dall&amp;rsquo;Olanda. Il presidente Sukarno per&amp;ograve; stabil&amp;igrave; un accordo commerciale con gli ex-colonizzatori, in forza del quale, la Compagnia Olandese delle Indie continu&amp;ograve; a produrre tabacco in quel paese. L&amp;rsquo;accordo per&amp;ograve; fu interrotto nel 1965 a seguito del colpo di stato del generale Suharto che destitu&amp;igrave; Sukarno. Il nuovo regime costrinse gli Olandesi a lasciare quei territori, dove essi da oltre due secoli conducevano la coltivazione di tabacchi subtropicali.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;Gli Olandesi estromessi dalle Isole Indonesiane, si videro obbligati a cercare altrove nuovi habitat per la coltivazione di quel pregiato tabacco. Dopo varie ricerche in tutto il mondo, alcuni tecnici olandesi individuarono nelle aree della Valle Caudina (Cervinara, Rotondi e S. Martino) e nella zona di Dugenta e Limatola i terreni adatti ad introdurvi la coltivazione dei cosiddetti tabacchi subtropicali.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;Il Consorzio Agrario di Benevento, gi&amp;agrave; impegnato da alcuni anni nella coltivazione e cura di tabacchi chiari nell&amp;rsquo;area di Dugenta, sotto la guida lungimirante dell&amp;rsquo;allora direttore, dottor Pasquale Columbro, intercett&amp;ograve; una Compagnia olandese, con la quale stabil&amp;igrave; una specie di joint-venture, per avviare la coltivazione, la cura e la trasformazione dei tabacchi subtropicali.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;La nuova attivit&amp;agrave; richiese notevoli modifiche sia nella fase produttiva in campagna, che in quella di cura, trasformazione e selezione nello stabilimento. Si avviava cos&amp;igrave; la produzione di tabacco sotto garza, una specie di serra che creava un clima caldo umido, quasi tropicale, idoneo a produrre un tabacco leggero ed elastico, simile a quello coltivato prima in Indonesia, adatto ad essere usato per la fascia esterna dei sigari Avana.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;Furono costruiti particolari capannoni in modo da avere temperature costanti nelle 24 ore, ai fini di una perfetta cura delle foglie. Questo nuovo tipo di operazione comport&amp;ograve; una grande moltiplicazione di posti di lavoro, soprattutto femminili, nell&amp;rsquo;ordine di dieci volte superiori a quelli esistenti fino ad allora. Dai 100 occupati, in pochissimi anni, si pass&amp;ograve; ad oltre mille unit&amp;agrave;. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;Si inizi&amp;ograve; con la coltivazione di soli 6 ettari ed una produzione di 120 quintali di tabacco subtropicale. Ben presto l&amp;rsquo;attivit&amp;agrave; si estese con grande vantaggio non solo per l&amp;rsquo;occupazione, ma anche per il valore aggiunto, che sub&amp;igrave; un incremento eccezionale.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;Il tabacco subtropicale spuntava un prezzo di circa 120.000 lire al chilogrammo, a fronte del prezzo dei tabacchi chiari, gi&amp;agrave; coltivati nella zona, che non superava le lire 2000 a chilogrammo e di quello dei tabacchi scuri, coltivati in tutta la provincia, che non raggiungeva le mille lire al chilogrammo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;Dugenta raggiunse il pi&amp;ugrave; alto indice di occupazione, non solo rispetto al resto della provincia, in rapporto alla popolazione residente, infatti, si classific&amp;ograve; al primo posto in Italia.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;Tutte le maggiori aziende manifatturiere di sigari pregiati europee presero contatto con il Tabacchificio di Dugenta (il Monopolio Svedese, la Societ&amp;agrave; tedesca Andr&amp;eacute;, la compagnia Villinger con stabilimenti in Svizzera e in Germania, l&amp;rsquo;olandese Wintermans che era intanto diventata l&amp;rsquo;azienda europea pi&amp;ugrave; importante del settore).&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;L&amp;rsquo;attivit&amp;agrave; di coltivazione e trasformazione di Dugenta fruiva della consulenza di esperti di notoriet&amp;agrave; mondiale; uno fra questi, che si era legato particolarmente a Dugenta ed al Sannio, fu il dott. Otto Weber, direttore generale dei Monopoli austriaci, il quale purtroppo concluse la sua esistenza terrena a Dugenta, nella primavera del 1973, colto da un malore mentre analizzava campioni di tabacco presso quello stabilimento.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;In conclusione, la crisi politica internazionale nel Sud-est asiatico degli anni &amp;rsquo;60, che caus&amp;ograve; la fuoruscita degli Olandesi dalle Isole Indonesiane, dette inizio ad un&amp;rsquo;era felice per la tabacchicoltura e l&amp;rsquo;intera economia di Dugenta e dintorni. Ma negli anno &amp;rsquo;80 dopo meno di un ventennio dall&amp;rsquo;esplosione di quella crisi internazionale, l&amp;rsquo;Olanda riprese i rapporti politici e commerciali con l&amp;rsquo;Indonesia e di conseguenza i produttori di sigari Avana furono riattratti nel Sud-est asiatico, dove trovarono conveniente riprendere la coltivazione di quel tabacco. E quindi delocalizzarono i loro interessi dalla Campania a quelle lontane terre indonesiane. E questa fu la causa dell&amp;rsquo;estinzione della coltivazione dei subtropicali a Dugenta.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align=&quot;right&quot; class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: right;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;On. Roberto Costanzo&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;(da Moif&amp;agrave; 44- supplemento, pp.53-55)&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description>
      <pubDate>Fri, 03 Feb 2012 15:00:00 +0100</pubDate>
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      <title>Don Pasquale De Rosa</title>
      <link>http://www.terredeigambacorta.org/modules/smartsection/item.php?itemid=153</link>
      <description>&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Don Pasquale De Rosa: missione pastorale e civile di &amp;ldquo;un prete di campagna&amp;rdquo;&lt;/strong&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;La personalit&amp;agrave; pi&amp;ugrave; importante che caratterizza la vita religiosa, ma anche quella sociale e civile della prima met&amp;agrave; del Novecento a Dugenta, come emerge dall&amp;rsquo;Archivio parrocchiale di Sant&amp;rsquo;Andrea apostolo, &amp;egrave; l&amp;rsquo;arciprete Don Pasquale De Rosa. L&amp;rsquo;impegno appassionato per l&amp;rsquo;autonomia comunale della frazione &amp;ldquo;schiava di Melizzano&amp;rdquo; caratterizza tutta la sua originale esperienza&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;civile di &amp;ldquo;prete sociale&amp;rdquo;, allievo&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;presso il Collegio Leoniano del futuro cardinale Luigi Lavitrano e del padre Antonio Pottier, fondatore della Democrazia Cristiana&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;in Belgio, e perci&amp;ograve; costretto all&amp;rsquo;esilio .&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;Insediato nel 1913 e morto nel 1965, dopo circa 40 anni di ininterrotto ministero sacerdotale, don Pasquale&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;comincia la sua vita pastorale dugentese quando viene mandato dal Cardinale Ascalesi, Vescovo di S. Agata, prima come &amp;ldquo;Vicario Curato&amp;rdquo;, poi dal 1916 come parroco della frazione di Dugenta. Formatosi nel Collegio voluto da papa Leone XIII, l&amp;rsquo;autore della &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;Rerum Novarum&lt;/em&gt;, dal suo primo maestro, Lavitrano, arcivescovo di Benevento, poi di Palermo e infine cardinale, apprese che i preti dovevano &amp;ldquo;uscire dalle sacrestie&amp;rdquo;: dal secondo, Pottier, divenuto in Italia attento e prezioso collaboratore di Luigi Sturzo, apprese a vivere la dimensione sociale e politica della missione pastorale. A Dugenta, durante la sua vita sacerdotale, don Pasquale, originario di Sant&amp;rsquo;Agata, incontra non poche difficolt&amp;agrave; sia perch&amp;eacute;, come lui stesso scrive, deve subire: &amp;laquo;la lotta dei Sacerdoti locali, colle basse gelosie ed invidie e di conseguenza anche delle loro famiglie, che ritennero [&amp;hellip;] me sempre un nemico da perseguitare e da disfarsene&amp;raquo;; sia perch&amp;eacute; a Dugenta, frazione agricola, si imbatte spesso nella caparbiet&amp;agrave;&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;e primitivit&amp;agrave; di contadini di animo&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;sincero e semplice, ma&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;incolti, figli cresciuti in una religiosit&amp;agrave; magica e naturalistica.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;E cos&amp;igrave; lui, &amp;ldquo;prete campagna&amp;rdquo;, deve subire &amp;laquo;l&amp;rsquo;ambiente ignorante&amp;raquo;, trattando sempre &amp;laquo;con gente incivile&amp;raquo;, perdendo &amp;laquo;quel delicato sentire degli ultimi giorni del Seminario&amp;raquo;, costretto &amp;laquo;ad accomodarsi al carattere del contadino, con cui solo &amp;egrave; dato trattare tutti i giorni e con cui spesso&amp;raquo; deve dividere &amp;laquo;il suo parco desco, perch&amp;eacute; la porta di casa non &amp;egrave; mai chiusa, in tutte le ore sempre aperta per ricevere tutti, per dare udienza a tutti senza limiti di tempo&amp;raquo;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;Una campagna arida alla parola di Dio che, per&amp;ograve;, diventa terreno fertile per mettere in pratica tutto ci&amp;ograve; che ha appreso durante la formazione giovanile. Infatti il suo ministero pastorale diventa il centro non solo della vita religiosa ma anche di quella sociale e civile della piccola e laboriosa frazione. Cos&amp;igrave; ad occuparlo non &amp;egrave; solo la ristrutturazione della chiesa, cadente ed inospitale, per la quale coinvolge anche la comunit&amp;agrave; di dugentesi residenti in America, o quella del campanile che fa da orologio e guida dei fedeli per le funzioni religiose e la vita campestre. Ad occuparlo &amp;egrave; anzitutto la crescita religiosa della comunit&amp;agrave;. E cos&amp;igrave; si adopera per la costituzione di scuole catechistiche, del circolo giovanile dei Luigini, gli odierni chierichetti, delle figlie di Maria e Madri Cristiane, e istituisce diverse funzioni religiose &amp;laquo;di cui non si aveva idea: Mese di Maggio &amp;ndash; Ottobre &amp;ndash; Giugno, adorazione [&amp;hellip;] novene, meditazione quotidiana prima della messa&amp;raquo;. Incoraggia anche vocazioni religiose. Fonda l&amp;rsquo;Unione Popolare cattolica, maschile e femminile.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;Don Pasquale &amp;egrave; profondamente convinto che la dimensione religiosa della sua missione si inerva totalmente con la crescita sociale e civile di questa terra malarica e dei suoi parrocchiani, che paternamente chiama &amp;ldquo;figliani&amp;rdquo;. E&amp;rsquo; questa la convinzione che lo induce ad impegnarsi in mille iniziative sociali e civili negli anni duri delle guerre ed in quelli del dopoguerra. Nel 1920 promuove una cooperativa dei consumi che, in epoca fascista, diventa &amp;ldquo;Lega Agricola&amp;rdquo;; durante le guerre mondiali istituisce un Segretariato Parrocchiale che si occupa dei parenti dei soldati in guerra, mantenendo costante contatto col Ministero della Guerra, con la Croce Rossa e la Segreteria di Stato Vaticano. Si informa dei soldati dispersi e prigionieri, preoccupandosi di fare avere assegni, sussidi, pensioni alle vedove, agli orfani di guerra, &amp;laquo;e questo per non far cadere questa povera gente nelle mani rapaci di loschi speculatori, per rendere meno dolorosi i disastri provocati dalla guerra&amp;raquo;. Si batte per fare avere alla popolazione un mercato settimanale, la caserma dei carabinieri, l&amp;rsquo;asilo infantile, il medico condotto, la farmacia, la fontana con l&amp;rsquo;acqua potabile e la luce elettrica.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;Ma in cima ai suoi pensieri vi &amp;egrave; anzitutto la lotta per l&amp;rsquo;autonomia comunale. Dedica il suo libro,&lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt; &lt;/em&gt;&amp;laquo;&lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;Dugenta negli antichi tempi ed al presente nella sua storia civile e religiosa. Ricordi e speranze&lt;/em&gt;&amp;raquo;, a quella giovane generazione di dugentesi che deve lavorare sempre compatta e senza mai stancarsi &amp;laquo;nel Sacro intento e con ogni sforzo per l&amp;rsquo;autonomia Comunale&amp;raquo; di quella terra &amp;laquo;ubertosa e ricca&amp;raquo; ma &amp;laquo;vecchia schiava&amp;raquo; e &amp;laquo;misera cenerentola del Capoluogo Melizzano&amp;raquo;. Vede realizzata l&amp;rsquo;Autonomia nel 1956 e la celebra con in &amp;laquo;Inno di Gioia&amp;raquo;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;Mentre ringrazio don Gennaro Barbieri che mi ha consentito la&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;consultazione della documentazione archivistica, ritengo opportuno, anzi doveroso, rivolgere un invito al Comitato per le Celebrazioni del Cinquantenario e all&amp;rsquo;Amministrazione comunale a fornire il contributo e l&amp;rsquo;attenzione necessaria per valorizzare e conservare questo importante Archivio, indispensabile per ricostruire una parte della memoria storica della nostra comunit&amp;agrave;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: left;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;mso-tab-count: 9;&quot;&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;Antonella Buzzo&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: left;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: left;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;(Da MOIFA&#039; 42-Supplemento)&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description>
      <pubDate>Thu, 02 Feb 2012 09:10:39 +0100</pubDate>
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      <title>Carlo III Spinelli</title>
      <link>http://www.terredeigambacorta.org/modules/smartsection/item.php?itemid=150</link>
      <description>&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;Fu un personaggio molto importante del Settecento frassese. Era nato a San Giorgio del Sannio, feudo della sua Famiglia dalla prima met&amp;agrave; del 1500, quando per il matrimonio con Rebecca Brancaccio tale bene pass&amp;ograve; al barone Pier Giovanni I Spinelli, un pronipote del quale Giovanni Battista III, ottenne nel 1638 dal re di Spagna Filippo IV il titolo di principato per quel piccolo feudo di circa 100 famiglie.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoTitle&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;Carlo III venne alla luce l&amp;rsquo;11 marzo 1678&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;e fu confermato 4&amp;deg; Principe di San Giorgio &amp;nbsp;con Diploma del re di Spagna del 2 gennaio1717. Marchese del S.R.I. e Patrizio Napoletano.&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;compr&amp;ograve; il feudo di Apollosa (ma senza titolo ducale) dai Caracciolo con Regio Assenso del 29 novembre 1711.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoTitle&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;Grandi cose Carlo Spinelli realizz&amp;ograve; a San Giorgio del Sannio, avviando all&amp;rsquo;inizio del &amp;lsquo;700 un nuovo assetto urbanistico. In localit&amp;agrave; Casalnuovo (oggi Piazza Risorgimento e adiacenze) costru&amp;igrave; il suo nuovo palazzo, con davanti &quot;una fontana a getto&quot; e a lato &quot;un magazzino&quot; (l&#039;odierno palazzo Nisco, ristrutturato verso la met&amp;agrave; dell&#039;Ottocento) e la nuova chiesa collegiata, iniziata nel 1721 e consacrata nel 1737, anno in cui fu pure inaugurato il Monastero della Visitazione di Santa Maria, voluto dal Principe per le sole discendenti del suo casato. L&amp;igrave; si rinchiusero le sue due figlie e visse anche la sorella del celebre economista e letterato napoletano Ferdinando Galiani. Fino agli anni Sessanta del XX secolo al monastero era annesso un educandato femminile. Per la sua famiglia Carlo III fece adattare a dimora campestre tra i suoi beni al Cubante, in localit&amp;agrave; San Donato, ci&amp;ograve; che restava di un antico palazzo imperiale edificato da Federico II nel XIII secolo e oggi detto ancora &quot;il Casino del Principe&quot;. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoTitle&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;Nel 1730, acquist&amp;ograve; da don Placido Dentice, &amp;ldquo;il Castro di Frasso, il Palazzo, i beni feudali e burgensatici, i canoni, le rendite ecc. per la somma di 42.000 ducati&amp;rdquo; senza impetrare il prescritto &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;regio assentimento.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoTitle&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;Anche a Frasso Carlo III Spinelli manifest&amp;ograve; le sue doti di signore illuminato. Tra le altre cose, restaur&amp;ograve; ed abbell&amp;igrave; il palazzo baronale, quasi diruto. A tal proposito, cos&amp;igrave; si legge in un libro di famiglia, manoscritto nel 1861,: &amp;laquo;E la costruzione dell&amp;rsquo;edificio era cos&amp;igrave; ingegnosamente immaginata che poteasi in vettura accedere fin sopra il grande appartamento, e fabbric&amp;ograve; accanto al Palazzo [per]sino un bel teatro per divertimento&amp;raquo;. E ancora: &amp;laquo;Dicesi ch&amp;rsquo;ei fosse s&amp;igrave; magnifico, che ferrasse i cavalli in argento, ed infatti nella gran sala dell&amp;rsquo;appartamento vedevasi ai nostri giorni, quando il palazzo nella decadenza della famiglia pass&amp;ograve; in dominio altrui&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;, il ritratto di esso Principe Carlo effigiato a cavallo, con i ferri d&amp;rsquo;argento sotto le unghie del cavallo&amp;raquo;.&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoTitle&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;Il principe e i suoi&lt;em&gt; &lt;/em&gt;successori tennero il feudo di Frasso per quasi ottant&amp;rsquo;anni, ma non avendo ottenuto l&amp;rsquo;assenso regio, non ne vennero mai formalmente in possesso. Anzi, allorch&amp;eacute;&lt;strong style=&quot;mso-bidi-font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/strong&gt;nel 1778 Don Crisostomo Spinelli, figlio di Don Carlo, invit&amp;ograve; l&amp;rsquo;erede di Don Placido Dentice a ratificare il contratto di vendita effettuato dai rispettivi genitori, in vista della richiesta del regio assenso e dell&amp;rsquo;intestazione del Feudo di Frasso a suo beneficio nei libri del Real Cedolario&lt;strong style=&quot;mso-bidi-font-weight: normal;&quot;&gt;, &lt;/strong&gt;questi impugn&amp;ograve; di nullit&amp;agrave; il contratto stesso. Segu&amp;igrave; una lunghissima causa che si concluse con sentenza pronunziata al tempo di Giuseppe Napoleone&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;[Bonaparte], Re di Napoli (1810), quando il tribunale ordin&amp;ograve; all&amp;rsquo;ultimo feudatario effettivo di Frasso, Don Domenico Spinelli,&lt;strong style=&quot;mso-bidi-font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/strong&gt;la restituzione del Feudo e della Selva grande al Principe Gerardo Dentice, ed a questi la restituzione della somma percepita di 42.000 ducati, insieme con i frutti maturati&amp;rdquo; (Archivio di Stato di Napoli, Volume 5396, Processo 379, p. 318, citato in M. Di Cerbo, &lt;span style=&quot;text-decoration: underline;&quot;&gt;In volo su Frasso Telesino&lt;/span&gt;, 1949, p. 24). &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;Dopo l&amp;rsquo;acquisto del feudo di Frasso, approfittando dell&amp;rsquo;incertezza da cui era destinato il lascito Gambacorta, tent&amp;ograve; di trasferirne, senza successo, le rendite al Monastero della Visitazione di&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;San Giorgio del Sannio, da lui fondato.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;Mor&amp;igrave; a Frasso Telesino l&amp;rsquo;11 giugno 1742 e fu sepolto nella Chiesa di S. Maria di Campanile, dove tuttora riposano i suoi resti mortali, dal 1989&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;accanto a quelli della Principessa Giulia Gambacorta. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;Sarebbe auspicabile che nel prossimo anno 2012, 270&amp;deg; della morte del Principe,si provvedesse al rinvenimento dei suoi resti mortali e venisse commemorata la figura e l&#039;opera di questo personaggio che lasci&amp;ograve; tracce notevoli nella storia frassese.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: Times New Roman;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style=&quot;mso-element: footnote-list;&quot;&gt;&lt;br clear=&quot;all&quot; /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: Times New Roman;&quot;&gt;&lt;hr align=&quot;left&quot; size=&quot;1&quot; width=&quot;33%&quot; /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div id=&quot;ftn1&quot; style=&quot;mso-element: footnote;&quot;&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://www.terredeigambacorta.org//modules/smartsection/#_ftnref1&quot; name=&quot;_ftn1&quot; style=&quot;mso-footnote-id: ftn1;&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: Times New Roman;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;</description>
      <pubDate>Sat, 24 Dec 2011 13:02:12 +0100</pubDate>
      <guid>http://www.terredeigambacorta.org/modules/smartsection/item.php?itemid=150</guid>
    </item>
        <item>
      <title>Il castello di Limatola, memoria storica delle Terre dei Gambacorta</title>
      <link>http://www.terredeigambacorta.org/modules/smartsection/item.php?itemid=149</link>
      <description>&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: center; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: x-small;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: center; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: x-small;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;&lt;img alt=&quot;Limatola - Il  Castello restaurato&quot; height=&quot;291&quot; src=&quot;http://www.terredeigambacorta.org/uploads/img4ed05cca359cb.jpg&quot; style=&quot;vertical-align: middle;&quot; title=&quot;Limatola - Il  Castello restaurato&quot; width=&quot;580&quot; /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: x-small;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: x-small;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;&lt;br /&gt;Il &lt;/span&gt;castello di Limatola &amp;egrave; memoria storica di un territorio, uno scampolo di mura merlate in un punto strategico, un marchio di nobilt&amp;agrave; che d&amp;agrave; lustro al piccolo centro&amp;nbsp;e diventa il simbolo della sua storia.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;&quot;&gt;Oggi, il comune di Limatola, distante circa 49 km da Benevento, costituisce il punto estremo della provincia&amp;nbsp;sannita ed &amp;egrave; costituito dall&amp;rsquo;omonimo centro e da due frazioni, Biancano e Ave Gratia Plena.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;&quot;&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;&lt;span&gt;Per la sua importanza strategica, fino al sec.XV, si arricch&amp;igrave; di sistemi di difesa che andavano adeguandosi alle innovazioni che avvenivano nell&amp;rsquo;arte bellica. &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description>
      <pubDate>Sat, 26 Nov 2011 03:50:00 +0100</pubDate>
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