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Rubriche > I GAMBACORTA > Francesco III Gambacorta, duca di Limatola
Francesco III Gambacorta, duca di Limatola
Articolo di Valentino Di Cerbo pubblicato il 21/11/2009 (1744 Letture)

Francesco Gambacorta, secondo duca di Limatola, nasce nel 1604 da Don Gianandrea e Diana Gambacorta, figlia di Carlo, 1° Marchese di Celenza e di Vittoria Caracciolo. Nel 1637 eredita dal padre, che lo aveva ottenuto con Diploma del Re di Spagna del 29 febbraio 1628, il titolo di Duca di Limatola, insieme al relativo feudo.

Contrae matrimonio una prima volta con Faustina Filangeri, figlia di Pompeo Filangeri, Signore di Lapio e di Diana Capace Tomacelli, e una seconda volta, nel 1636, con la ventitreenne Donna Giovanna Basurto(+1681), figlia di Alfonso Basurto, Signore di Castropizzoli e Torrimparte e di Donna Anna Maria Pignatelli, duchessa di Alliste. Pare che Francesco abbia avuto quattro figli: Diana, Giuseppe Maria, Antonia e Vincenza.

Francesco, durante la rivoluzione di Masaniello, Nel 1647 anche le Terre dei Gambacorta sono travolte dalla rivolta di Masaniello contro il governo spagnolo. In particolare, a Frasso, i popolani capeggiati da un certo Carlo, detto Luccio di Gregorio, emulo del più illustre rivoltoso napoletano, si ribellano al Principe Scipione ed al dominio della famiglia Gambacorta. Il secondogenito del principe, don Cesare, giovane prepotente, che pare pretendesse dalle giovani spose frassesi lo jus primae noctis, viene trucidato, secondo la tradizione,  “nelle cupe di Sant’Agata” e tutta la famiglia è costretta a lasciare il palazzo di Frasso per il castello più sicuro di Limatola, difeso dal Duca Francesco, dove si sono rifugiati anche le famiglie di Carlo e Giuseppe Filangieri e la duchessa di Lustri con i suoi figli.

Questa vicenda, conclusasi com’è noto nel sangue, consolida i rapporti tra i Signori di Frasso e di Limatola. Al riguardo, nell’Archivio Vescovile di Sant’Agata de’ Goti è conservato un prezioso documento del 1652, che riporta una lettera, con la quale il Duca Francesco Gambacorta presenta una particolare richiesta al Capitolo della Cattedrale di Sant’Agata dei Goti e il verbale con il quale i canonici la accolgono. “Hoggi 1° agosto 1652 nella Sacristia congregati siccome al solito li SS. Canonici  al numero di 26, fu proposto capitolarmene dal Sig. Arcidiacono la richiesta fatta dal Signor Francesco Gambacorta per lettera al Rev. Capitolo del tenore seguente:           “Molto Illustrissimi e molto Reverendi Signori, L’amicitia e la volontà di servirli ch’è passata fra me, e loro Signori lo sanno bene, perlocché prega tutti ad esercitarmi in quello potrò che mi troveranno sempre pronto e perciò conoscono questa mia volontà ne prego a tutti voglino donarmi quella statuetta di legno di Santa Maria a Campanile, la quale ancorché sia mezza disfatta, ad ogni modo la desidero per averci io una particolare devozione, e però il favore mentre la donano a me, sia ch’io possa poterla dove voglio purché non esca dalla jurisditione  di sant’Agata. E per fine a tutti loro Signori bacio le mani. Frasso, 11 luglio 1652. Di V.S. Ill. Francesco Gambacorta.

Dopo la lettera s’esplorò per voti secreti la volontà di ciascheduno e son trovati ventitre affermativi e die negativi, e così ha concluso che si dovesse dare l’assenso come davano e donavano per quello a tutto il capitolo può spettare e in tal modo se l’è risposto con considerazione che non esca dalla Diocese, che in quanto al decoro del luogo, dove la V[ostra] S[ignoria] I[llustrissi]ma la riponerà non si è fatto dubbio, stimando che la farò anco della veneratione e decoro della trasportazione”. Tale intervento, dopo tante difficoltà,  pone nella disponibilità della principessa Giulia, la vera interessata alla statua, la Madonna di Campanile, in onore della quale la Principessa frassese nel 1658 costruirà un tempio, cui farà seguito (1742),  un Conservatorio per fanciulle civili povere, costruito con le rendite del patrimonio da lei lasciato alla Comunità di Frasso.

 Nel 1656, invece, il duca don Francesco chiede ed ottiene  per sé, suoi eredi et successori dal Vescovo di Caserta, Mons Bartolomeo Crisconio (1647-1660), lo juspatronato della cappella, da molti anni edificata  sotto il titolo di S. Antonio di Padova sita in detta terra di Limatola dove si dice alle Moline di Torone  e dotata di moia dieci incirca di terra. (Archivio storico di Caserta I.08.02.02, busta n. 25, inc. 141).

Il duca Francesco cessò di vivere il 28 giugno del 1657. Nello stesso anno il Vescovo Mons. Crisconio, conferisce lo juspatronato della Chiesa di S. Antonio al primogenito legittimo di Francesco e suo successore come duca di Limatola, Giuseppe Maria. Questi nell’inventario del 30 maggio 1661 dei beni mobili e stabili della cappella di S. Antonio propone come rettore Don Donato Lane di Caserta e continua a detenere tale iuspatronato in un documento del 12 marzo 1662.

Il duca Francesco II è un personaggio di rilievo delle Terre dei Gambacorta, membro di un Casato che svolge ruoli di prestigio presso la Corte di Napoli e possiede una importante residenza nella capitale partenopea, a  Piazza san Domenico Maggiore, congiunge nell’esercizio della sua autorità sul feudo di Limatola un potere illuminato  e un atteggiamento di fattiva e rispettosa collaborazione con Autorità ecclesiastica di Sant’Agata de’Goti e con quella di Caserta, che lo trattano con particolare considerazione e riconoscenza. In occasione della rivolta di Masaniello per le sue capacità e la decisione nell’affrontare la difficile situazione, appare come la vera guida delle Terre dei Gambacorta nelle quali riesce a riportare l’ordine e la pace.

 

 

(Cfr. Piscitelli V. et alii, La Chiesa di Campanile, Associazione culturale Terra Fraxi, Frasso Telesino, 1997; www.nobili-napoletani.it;GIANFRANCO IULIANIELLO, La famiglia Gambacorta feudataria di Limatola, in Rassegna Storica dei Comuni, Anno XXIX,nn.118-119, maggio-agosto 2003, p.84); Aragosa G., Francesco Gambacorta e la Cappella di S. Antonio, Moifà 58, ottobre 2009, pp. 16-18)



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