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Rubriche > TRADIZIONI, USI E COSTUMI nelle Terre dei Gambacorta > Lo “struscio” del Venerdì Santo a Frasso
Lo “struscio” del Venerdì Santo a Frasso
Articolo di Valentino Di Cerbo pubblicato il 24/11/2009 (1196 Letture)

Più di mezzo secolo fa, un indumento o un oggetto personale nuovi erano cosa rara, che a Frasso i fortunati - in genere - esibivano in una particolare ricorrenza: il Venerdì santo, durante la processione del Cristo Morto. Era lo "struscio", edibizione profana di un indumento nuovo che si serviva di un'occasione religiosa.

La ricorrenza liturgica del Venerdì santo era molto attesa e sentita dal ragazzi di Frasso di un tempo, che accompagnavano la processione recando bandiere nere e tutta una serie di strumenti della Passione, riprodotti artigianalmente in miniatura e issati su lunghe canne. Tra questi, oggetto di grande desiderio era un gallo scolpito in legno, pezzo unico, che i ragazzi cercavano di ottenere con ogni mezzo, anche se uno solo poteva essere il fortunato. Qualche ora prima della processione, vestiti a festa e indossando le ultime novità del guardaroba, i bambini si recavano in chiesa per affittare  tali oggetti, al modico prezzo di 10, 20 lire, ad eccezione del gallo, che ne costava 50, ma quasi tutti i bambini di Frasso avrebbero fatto ogni sacrificio per poterlo portare in processione. Provvisti di tali oggetti devoti, per un po’ si attendeva in gruppo, all’inizio di Via San Rocco,  commentando le novità dell’abbigliamento di ciascuno e l’esito della “gara” a procurarsi lo strumento della passione più importante. I più sfigati portavano le bandiere nere, che erano tante e poco appetibili. Poi, dalla solenne scalinata dell’antica a Chiesa di santa Giuliana scendeva, preceduto dai Sacerdoti e seguito  dalle statue della Madonna Addolorata e di san Giovanni Evangelista,  il Cristo morto portato a spalla  dai maggiorenti del paese che poco prima se l’erano conteso a suon di bigliettoni nel corso di un’asta. E allora iniziava il silenzio, interrotto dalle marce funebri eseguite dalla banda musicale locale e dai canti penitenziali intonati dalle donne, che dava inizio alla processione. E, nonostante la vanità di esibire un indumento nuovo, anche la mente e il cuore di noi bambini si riempivano di pensieri seri e pieni di devozione.


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