Approfondimenti

Altre Sezioni

Accesso utenti

Nome utente:

Password:


Cerca nel Sito

Contatore visite

SmartSection is developed by The SmartFactory (http://www.smartfactory.ca), a division of INBOX Solutions (http://inboxinternational.com)
Rubriche > TRADIZIONI, USI E COSTUMI nelle Terre dei Gambacorta > Il bucato della sposa a Limatola
Il bucato della sposa a Limatola
Articolo di Valentino Di Cerbo pubblicato il 25/11/2009 (1211 Letture)

Il lavoro aveva inizio molto prima della data delle nozze e si protraeva per alcuni giorni. Era il lavaggio del corredo della sposa, che seguiva un rituale rimasto uguale fino agli anni ’60 del secolo scorso.

Venivano lavate le lenzuola, le camicie, la lana per imbottire i materassi, e tutto quanto era stato confezionato a mano, e assegnato dalla tradizione alla famiglia della donna, come dote minima da portare allo sposo. La parte più complessa del lavoro riguardava le lenzuola, data la loro dimensione e il loro numero. Su queste era necessario anche eliminare le tracce dei disegni che servivano da guida per il ricamo, che la stessa futura sposa, fin da piccola, aveva provveduto ad eseguire. Tutto doveva essere bianco e immacolato, come la ragazza che andava sposa.

Giovani donne, in gruppo anche di dieci persone, prelevavano la biancheria da lavare e la ammucchiavano in ceste di vimini, che, poi, facendosi aiutare, sistemavano sul capo, protetto dalla “sparra”, un panno ritorto, avvolto ad anello, lo stesso che usavano per andare a prendere l’acqua con la langella. Percorrevano la strada, portando in equilibrio sul capo i pesanti canestri e si recavano alla fontana per eseguire il lavoro. L’acqua corrente rendeva più agevole il lavaggio, la compagnia più piacevole il trascorrere delle ore. Facevano ritorno nel primo pomeriggio e provvedevano a stendere al sole le profumate lenzuola, che, tutte affiancate in lunghe fila, biancheggiavano anche da lontano, inviando all’osservatore un inequivocabile messaggio. Così ogni giorno, fino a che il lavoro era esaurito. Si completava con la stiratura, fatta direttamente sulle corde, con un massaggio energico eseguito con il palmo della mano sulla stoffa ancora umida, e si procedeva, infine, ad eseguire una accurata piegatura, che lasciava all’esterno, ben visibile, la parte centrale del ricamo. A volte si inseriva una carta colorata sotto la prima piega, per far risaltare il traforo e l’intreccio artistico del cotone.

Il bucato della sposa era considerato l’inizio dei festeggiamenti, i quali preparavano, con un crescendo di impegni e coinvolgimenti, la nascita di una nuova famiglia.

Tutto il corredo, “da quaranta”, nelle famiglie più abbienti, o anche “da trenta”, o “da venti”, doveva essere pronto per il giovedì che precedeva la domenica delle nozze, quando, nella stanza migliore della casa, spesso la camera da letto dei genitori, la biancheria, le coperte, gli abiti, le scarpe, gli oggetti d’oro, il pentolame, venivano esposti alla vista di tutti gli invitati. Poi, in una stanza a parte, alla presenza di pochi testimoni di entrambe le famiglie coinvolte, la persona più acculturata, presente alla festa, provvedeva ad elencare i capi, e ad annotarne su un foglio la qualità e il numero.

Seguiva il festino con consumo di guanti, morsetti e confetti, annaffiati con abbondante vino, vermouth e marsala all’uovo.

Fuori dell’abitazione aspettava un carro, lavato e allestito a festa per l’occasione, tirato da buoi bianchi, puliti e anch’essi infiocchettati. Veniva caricato di tutto, per il trasporto pubblico della “roba” nella nuova casa. Sul carro salivano belle e sorridenti fanciulle, amiche e parenti della sposa, che lungo il percorso cantavano canzoni adatte alla circostanza, davano un piacevole spettacolo di gioia e annunciavano alla comunità l’imminenza delle nozze.

Esse, una volta giunte alla casa che lo sposo aveva preparato per la sua futura famiglia, provvedevano a sistemare tutto nei cassetti, negli armadi e nei bauli. Con il lenzuolo più prezioso e più finemente decorato preparavano il letto della sposa, che avrebbe trascorso lì con il marito la prima notte, come tutte le altre, in quanto l’usanza del viaggio di nozze e del weeck-end fuori è piuttosto recente.

Sul carro non saliva la sposa, la quale, solo a matrimonio avvenuto, accolta sull’uscio della porta da una compiaciuta suocera, poteva fare ingresso nella casa che le era stata destinata, per il suo nuovo ruolo di moglie e di madre.

Lidia Di Lorenzo


Naviga negli articoli
Precedente articolo U’ cuònsolo (dal latino consolatio, il conforto) a Limatola Lo “struscio” del Venerdì Santo a Frasso prossimo articolo

Come arrivare

Italia - Campania

In primo piano

Ricettività

Prodotti locali e ricettività turistica

Articoli recenti

Immagini

FRASSO TELESINO- Vista dell'eremo-"S.Michele"

Links