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Rubriche > CHIESE E CASTELLI nelle Terre dei Gambacorta > Francesco Gambacorta e la cappella di S. Antonio a Limatola
Francesco Gambacorta e la cappella di S. Antonio a Limatola
Articolo di Valentino Di Cerbo pubblicato il 17/3/2010 (3448 Letture)

Il duca di Limatola don Francesco Gambacorta[1], nato il 1604, per ottenere lo juspatronato della cappella di S. Antonio al Mulino, così scrive al vescovo di Caserta Mons Bartolomeo Crisconio (1647-1660): “Ill.mo e Reverendissimo Signore, Don Francesco Gambacorta, duca di Limatola diocesi di Caserta supplica e fa intendere come molti anni or sono che hanno edificato una cappella sotto il titolo di S. Antonio di Padova sita in detta terra di Limatola dove si dice alle Moline di Torone, la quale cappella ricordasi intitolata; l’hanno dotata di moia dieci incirca di terra e titolo di juspatronato da conferire per sé, suoi eredi et successori, con peso di celebrarsi dodici messe l’anno, cioè una al mese in giorno di festa, et una messa cantata nella festa del glorioso S. Antonio in detta cappella; supplica la Signoria Vostra farli già concedere il suo beneplacito, assenso et consenso che possa fondare dello juspatronato in detta cappella.  Casertae die 11 ottobris 1656.

Il Vescovo Mons. Bartolomeo Crisconio, con atto del 20 ottobre 1656, concede al duca Francesco Gambacorta lo juspatronato: “Nos Bartholomeus Crisconius Die et Apostolicae Gratia Episcopus Casertanus, visto instrumento fundationis et dotationis beneficiis, seu Cappella S.Antonii de Padua de per sé construenda in terra  Limatulae in dicta Casertanae Diocesis, prope molendina dictae terrae confirmamus et approbamus dictam fundationem praedicti beneficii de ius patronatus laicorum sub titulo S. Antonii de Padua de per se constructa in terra Limatulae.Datum Casertae die 20 octobris 1656”.

Nell’anno 1657, sempre con atto del  vescovo Don Bartolomeo Crisconio, lo juspatronato viene conferito a Giuseppe Gambacorta, figlio del duca Francesco Gambacorta, primogenito legittimo ed erede, “la cui dote è di reddito ogni anno tomoli nove di grano incirca”[2].

Don Francesco Gambacorta era figlio di Giannandrea Gambacorta e di Diana Gambacorta, figlia di Carlo I Marchese di Celenza e di Vittoria Caracciolo.

Nel 1637 eredita dal padre, che lo aveva ottenuto con diploma del re di Spagna del 29 febbraio del 1629, il titolo di Duca di Limatola insieme al relativo feudo. Contrae matrimonio una prima volta con Faustina Filangieri, figlia di Pompeo Filangieri, signore di Lapio, e di Diana Capace Tomacelli, e una seconda volta, nel 1636, con la ventitreenne Donna Giovanna Basurto, figlia di Alfonso Basurto, Signore di Castropizzoli e Torrinforte e di Donna Anna Maria Pignatelli, duchessa di Alliste[3].

Dallo stato delle anime della parrocchia di S.Biagio dell’anno 1640, conservato nell’archivio storico diocesano di Caserta, possiamo ricostruire parzialmente la famiglia del Duca Francesco Gambacorta.

Nell’anno 1640 il Duca Francesco aveva circa 36 anni. Il fratello dominus Carlo Gambacorta 20 anni; la sorella, Donna Vittoria circa 30 anni. Nello stesso “Stato delle anime” si legge: “ Dominus Franciscus Gambacorta affittator[4] anni 40 circiter, Domina Catherina uxor anni 30 circiter, Nicolaus filius anni quattuor circiter. Dallo stesso “Stato delle anime” si evince inoltre che il duca Francesco nelle seconde nozze avvenute nel 1639 con la ventitreenne Donna Giovanna Basurto,  aveva 37 anni. In un documento datato 28 febbraio 1634, riguardante la Cappella di S.Giacomo di Limatola che si trovava fuori le mura “urbis Limatulae in loco ditto  li Schiavi, iusta bona abbatis Vincentis de Franciscis, via publica et aliis si qui sunt confines”

La Cappella era juspatronato della famiglia de Joanna, il cui rettore e cappellano era Don Francesco de Felice. Con Bolla vescovile, datata 1620, nella suddetta cappella si potevano celebrare “sacras missas et alia divina officia” solo mediante le offerte dei fedeli[5].

Nel 1649 la Cappella di S.Antonio fu visitata dal Vescovo di Caserta don Bartolomeo Crisconio, il quale, tra l’altro, visitò anche la chiesa di S. Nicola entro le mura del castello, il cui rettore era Don Francesco Bosco Terra Fraxi. Parimenti lo stesso Mons. Bartolomeo Crisconio sempre nel 1649 visitò la Cappella di S. Maria di Costantinopoli, juspatronato della famiglia delli Gigli, “fondata nella publica piazza del Casale della Terra di Limatola della quale ne è beneficiario Don Filippo Rainone della Terra di Frasso, Diocesi di S.Agata dei Goti”[6].

Nell’inventario del 30 maggio 1661 dei beni mobili e stabili della cappella di S.Antonio risultava rettore della suddetta cappella Don Donato Lane di Caserta, nominato su proposta del duca Don Giuseppe Gambacorta.

Il notaio Francesco Antonio Manna “de terrae Murronis”, in “castro Limatulae”, presente il duca Giuseppe Maria Gambacorta “ac filius ei heres ut dixit testamentarius in feudalibus et burgensatiis” redige il 12 marzo 1662 l’atto notarile confermando la legittimità del duca a possedere “duo beneficia”. Il primo che riguarda quello della cappella di S. Nicola situm et positum in castro dicte terre Limatulae, l’altro sub vocabolo S. Antonii situm et positum in loco ubi dicitur ad Mulino. Nuovo  rettore viene nominato Don Fiore Donati, essendo morto il vecchio rettore Don Andrea Pallozzi.

Il 12 agosto 1665 nella Curia di Caserta vengono proposti per la scelta a rettore della cappella di S.Antonio al Mulino due reverendi: don Domenico Santoro e Don Geronimo Araldo. Tra i due viene scelto Don Geronimo Araldo il quale, con bolla del vescovo Giuseppe Schinosi (1663-1668) datata 24 agosto1665 viene nominato Rettore e beneficiario della cappella di S. Antonio. Don Geronimo Araldo che stilerà un inventario dei beni della Cappella dei SS. Cosma e Damiano, juspatronato della famiglia Pannone di Biancano. Lo stesso verrà, in seguito, nominato Primicerio della cattedrale di Caserta.

La suddetta cappella di S.Antonio  possedeva “una terra attorno di moia dieci incirca, confinante con la via publica da tre parti, a oriente, a mezzo giorno et occidente, da settentrione con li beni della Ducal Corte (Masseria della Corte) di detta terra di Limatola,

Ha di peso ogni anno una messa il mese et una messa cantata nella festa di detto Santo.

Morto don Gennaro Araldo, su proposta del duca di Limatola don Alvaro della Guanda Gambacorta, il vescovo di Caserta Mons.Giuseppe Schinosi (1696-1734) con bolla datata 14 settembre 1709 nomina nuovo rettore della cappella di S.Antonio al Mulino il reverendo Don Francesco Silvestro, napolitanus terrae Grumi.

Con istrumento rogato dal notaio Don Francesco Giovanni di Frasso, vengono attribuiti al figlio di Don Francesco Maria Gambacorta il cinque e mezzo per cento per undici anni della somma di rubli 200, ricavati dalla vendita dei boschi[7].

Il nome Francesco è ricorrente nella famiglia Gambacorta.

Nel 1734, morto Francesco Gambacorta, marito di Aurora d’Este, senza successori nei beni feudali, “ricadde Limatola al Fisco da cui fu venduta a Giovanni Ma stellone”[8]

Sul frontespizio della chiesa di S. Biagio, ancora oggi, si può leggere l’iscrizione di seguito riportata, che il Duca Giovanni Mastellone fece apporre, coprendo quella che il duca Carlo Gambacorta aveva fatto situare nel 1724, dopo i lavori di restauro della chiesa da lui promossi, come si leggeva nella memoria sotto la volta: “Carolus  mano fecit a. 1724 e dall’armi del Duca che si osservano impresse nelle due colonnette laterali del quadro bellissimo dell’altare maggiore[9]”.

                                        D.       O.       M.             

JOHANNES MASTELLONE EX MARCHIONIBUS S. NICOLAI, ET AURORA

DACTYLO DE ALIMENA EX MARCHIONIB. S. CATHARINAE LIMATULAE

EC. DUCES ECCLESIAM HANC D. BLASIO SACRAM

TEMPORUM YNIURIA FATISCENTEM MIRA MUNIF HAC PIETATE

RESTAURATAM, EX ORNATAMQ. REDDIDERE A. D. MDDCCXXXIV

 (A Dio Ottimo Massimo- Giovanni Mastellone de’ Marchioni di S Nicola, e Aurora - Dattilo de Alimena de’Marchioni di S.Caterina di Limatola -Egregi duchi questa chiesa consacrata a S.Biagio - Per l’ingiuria dei tempi fatiscente con ammirevole munificenza e pietà - La fecero restaurare e ornare nell’anno 1734).

Il Varrone, di fronte a tale iscrizione ebbe a dire che il duca Mastellone, a distanza di dieci anni dal completamento dei lavori operati dal duca Carlo Gambacorta, pur non avendo procurato altro in essa chiesa che pochi abbigliamenti, fece coprire la prima iscrizione e vi appose quella riportata, attribuendosi totalmente il merito del restauro della Chiesa.

Con l’ultimo Francesco Gambacorta termina la dinastia, che avevano governato Limatola per oltre 200 anni, dal 1510 al 1734.

G.Aragosa

 



[1] Figlio di Don Gianandrea Gamabcorta, e di Diana Gambacorta, figlia di Carlo, 1° Marchese di Celenza e di Vittoria Caracciolo, dal 1637 è il II duca di Limatola.  (cfr. Gambacorta in www.nobili-napoletani.it)

Nel 1647, la  rivolta di Masaniello coinvolge anche le Terre dei Gambacorta. A Frasso i popolani capeggiati da un certo Luccio di Gregorio, uccidono il secondogenito del principe, don Cesare,  “nelle cupe di Sant’Agata” e costringono la famiglia Gambacorta a rifugiarsi nel  castello di Limatola, difeso dal Duca Francesco, che riesce ad aver ragione dei rivoltosi ed a portare ordine nella zona. La dolorosa vicenda consolida i rapporti tra i Signori di Frasso e di Limatola. Al riguardo, nell’Archivio Vescovile di Sant’Agata de’ Goti è conservato un prezioso documento del 1652, che riporta una lettera, con la quale il Duca Francesco Gambacorta presenta una particolare richiesta al Capitolo della Cattedrale di Sant’Agata dei Goti e il verbale con il quale i canonici la accolgono. “Hoggi 1° agosto 1652 nella Sacristia congregati siccome al solito li SS. Canonici  al numero di 26, fu proposto capitolarmene dal Sig. Arcidiacono la richiesta fatta dal Signor Francesco Gambacorta per lettera al Rev. Capitolo del tenore seguente: “Molto Illustrissimi e molto Reverendi Signori, l’amicitia e la volontà di servirli ch’è passata fra me, e loro Signori lo sanno bene, perlocché prega tutti ad esercitarmi in quello potrò che mi troveranno sempre pronto e perciò conoscono questa mia volontà ne prego a tutti voglino donarmi quella statuetta di legno di Santa Maria a Campanile, la quale ancorché sia mezza disfatta, ad ogni modo la desidero per averci io una particolare devozione, e però il favore mentre la donano a me, sia ch’io possa poterla dove voglio purché non esca dalla jurisditione  di sant’Agata. E per fine a tutti loro Signori bacio le mani.

Frasso, 11 luglio 1652. Di V.S. Ill. Francesco Gambacorta”. Dopo la lettera s’esplorò per voti secreti la volontà di ciascheduno e son trovati ventitre affermativi e die negativi, e così ha concluso che si dovesse dare l’assenso come davano e donavano per quello a tutto il capitolo può spettare e in tal modo se l’è risposto con considerazione che non esca dalla Diocese, che in quanto al decoro del luogo, dove la V[ostra] S[ignoria] I[llustrissi]ma la riponerà non si è fatto dubbio, stimando che la farò anco della veneratione e decoro della trasportazione”. (In V. Piscitelli- S. Battisti- C. Calandra, La Chiesa di Campanile, Ass. Terra Fraxi, Frasso Telesino 1997, p. 17).

[2] Archivio storico di Caserta I.08.02.02, busta n. 25, inc. 141.

[3] Cfr. Gambacorta in www.nobili-napoletani.it.

[4] Affittator è voce medioevale che indicava colui che dava in affitto un feudo, un fondo. Francesco Gambacorta, affittator, apparteneva certamente alla famiglia dei  duchi Gambacorta.

[5] Archivio storico diocesano di Caserta I.8.113, busta 20, inc. 113.

[6] IASDC Limatola, Inventario dei beni del patronato laico dell’Annunziata 1661-1707. (I.07.03.)

 

[7] Inventario dell’arciprete della chiesa di Tutti i Santi del  1700,  redatto da Don Francesco Patierno arciprete della medesima nel  nel 1710 e riscritto dall’arciprete Don Angelo Coscia il 6 giugno 1723.

[8] B.Varrone, Op. cit. p.LXI

[9] B.Varrone, Op. cit., p. LXVI.


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