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Rubriche > PERSONAGGI ILLUSTRI > Il barone Vincenzo Meoli del Torello
Il barone Vincenzo Meoli del Torello
Articolo di Valentino Di Cerbo pubblicato il 28/2/2011 (1897 Letture)

Il Barone Vincenzo Meoli del Torello poteva considerarsi, a cavallo tra fine ‘800 e inizio ‘900, il nobile più possidente di Melizzano. Le sue proprietà comprendevano l'attuale Castello Caracciolo, il “castelletto del Torello”, e centinaia di ettari di terreno che davano lavoro ai numerosi braccianti del posto. Nonostante il Barone rappresentasse la maggiore espressione della classe dominante e più ricca di quei tempi, ciò non ha evitato che il suo amore per Melizzano e per i melizzanesi emergesse con estrema generosità.

Era il 18 dicembre 1908 e con una lettera scritta di proprio pugno all' “Onorevole Consiglio di Melizzano-Dugenta” il barone Meoli si impegnava a donare al Comune un terreno con nobili sentimenti e precisi fini sociali:

E' noto a tutti l'affetto che il sottoscritto à sempre avuto per questo paesello, al quale lo legano tradizioni di famiglia, perché qua i suoi antenati esercitarono atti liberali, qui à egli trascorso non pochi anni della sua giovinezza, e di questo amato paese si sente cittadino [..]”.

“Per questo affetto, il sottoscritto sente il bisogno di concorrere al benefare del paese medesimo, perchè progredisca e ne garantisca, economicamente, quanto più è possibile, il lato igienico prima, e poi anche quello edilizio.”

La donazione del terreno in questione non era priva di vincoli: successivamente tale proprietà, previa lottizzazione, sarebbe dovuta essere ceduta alle famiglie bisognose munita di strade, illuminazione pubblica e spazio necessario per vivere una vita dignitosa.

Per tali motivi il feudo Starza il 22 marzo del 1909 passò, con deliberazione comunale firmata dal sindaco Isidoro Del Bene e dal segretario Cusani, dal Barone Meoli  alla comunità melizzanese.

Le condizioni del Barone Meoli erano, però, spiegate con estrema cura:

1. che vi si costruisca la via che metta in comunicazione la via Traversa del Sannio con la via Starzella (ndr. l'attuale traversa Starzella).

2. che appena il Rione sarà popolato di case, in proporzione di un terzo sul totale dei suoli edificatori, il Comune estenda la pubblica illuminazione anche nella detta via, con tre lumi da sistemarsi nel modo migliore.

3. che alla via medesima si dia il titolo di Corso Teresa di Somma (ndr. moglie del barone Meoli), come colei che ebbe prima la geniale ispirazione dell'opera, e che, in qualità di consorte, convinse il sottoscritto a tale sollecita esecuzione.

4. che la piazza abbia il nome “piazza Giovambattista Meoli“ (ndr. padre del barone Meoli), in memoria di chi educò il figliulo sottoscritto all'affetto per questa piccola parte del Sannio, e del quale a Melizzano, non è chi non ricordi le esemplari virtù e la liberalità.

5. che non appena nel novello Rione Starza saranno sorte delle fabbriche da occupare il terzo dei suoli edificatori, il Comune faccia sorgere nella piazza un fontanino con un volume sufficiente per due getti, appunto per i bisogni degli abitanti del Rione

 

Le intenzioni del nobile erano chiare, ma il suo sogno è rimasto solo sulla carta, nella sua mente.

Nel luogo dove piazza Giovambattista Meoli doveva sorgere, ora c'è un ufficio postale. Invece del Corso Teresa di Somma, c’è solo una strada secondaria, nessuna fontana e l'illuminazione pubblica è arrivata solo di recente.

Però c’è una cosa che il Barone Meoli del Torello ha lasciato e che non è stato possibile modificare o cancellare: da parte dei più anziani quella strada, Traversa starzella, continua ad essere chiamata “abbasc i meoli”, in memoria di un progetto e di un barone amato dal popolo e ingannato dalla amministrazione comunale  del tempo.

Carlo Alberto Aldi


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