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Rubriche > PERSONAGGI ILLUSTRI > Padre Andrea Mezza O.M.I.
Padre Andrea Mezza O.M.I.
Articolo di Valentino Di Cerbo pubblicato il 11/4/2011 (1259 Letture)

Bella figura di Missionario Oblato di Maria Immacolata, nasce il 26 giugno 1922 a Melizzano, in via Starza, 20, da Giovanni e Giovannina Mercone, primo di quattro figli. A 10 anni un grande dolore viene ad abbattersi sulla sua piccola vita per la morte della mamma. Il padre si risposerà e avrà altri quattro figli. Terminate le scuole elementari in paese e sentendo il desiderio di diventare sacerdote, entra nel Seminario Vescovile di Cerreto Sannita, per proseguire poi gli studi in quello Arcivescovile di Benevento. Ma, sentendo che il Signore lo voleva Missionario, partì per San Giorgio Canavese (TO), dove entrò tra gli Oblati di Maria Immacolata e, completati gli studi teologici, nel 1945 divenne Sacerdote.

Il 14 luglio 1945 celebrò la prima Messa solenne a Melizzano, nella Parrocchia dei Santi Apostoli  Pietro e Paolo, circondato dall’affetto dei familiari e dei suoi compaesani.

Nel novembre 1946 parte per la Missione nel Nord-Ovest del Canada, nell’allora Vicariato Apostolico del Mackenzie, un milione di Kmq, dove vivono circa 30.000 abitanti tra indi pellirosse, esquimesi, meticci e bianchi. Di questi 16.100 sono cattolici, assistiti spiritualmente da una cinquantina di Missionari, una trentina di fratelli coadiutori e un centinaio di Suore e distribuiti in una cinquantina di Missioni. Dopo i primi contatti con la nuova realtà, i Superiori lo destinano a Chippewyan-Prairies, nel Nord della Regione dell’Alberta, tra i Montagnesi, una tribù di gente buona, amante di pace e tranquillità, dedita alla caccia e alla pesca, dove arriva il 29 gennaio 1947, dopo 80 ore di viaggio in slitta, ultima parte di un itinerario che, da quando era partito dall’Italia, era durato complessivamente, anche se con qualche intervallo 32 ore di aereo, 72 di treno e 80 di slitta.

Inizialmente, vive in missione con un altro confratello e con grande zelo e spirito di sacrificio, per ambientarsi, supera tante difficoltà, soprattutto il freddo polare che avvolge la zona per 9 mesi all’anno (con terribili mesi estivi funestati dalle zanzare) e che raggiunge normalmente la temperatura di -60°, e soprattutto l’apprendimento della difficilissima lingua dei Montagnesi. Scrive in una sua lettera: “La difficoltà della lingua è la prima ed è cero una delle più grandi che il missionario incontra all’inizio del suo apostolato: lingue e dialetti troppe volte assolutamente diversi da quelli parlati fino al giorno della partenza, indigeni che si divertono (benché senza cattiveria), sottolineando con le più grandi risate gli sforzi che egli compie nel vano tentativo di farsi capire”. Racconta così che dopo mesi e mesi di impegno di studio che spesso gli procura l’emicrania, finalmente, anche lui si sentì dire un giorno in lingua montagnese:  “Tu parli come un indiano, proprio così”. Svolge per 7 anni il suo apostolato missionario tra gente buona e piena di fede che lo chiama “il pregante”, adattandosi alla loro mentalità per annunciare Cristo ed essere per loro un segno concreto dell’amore di Dio.

Nel 1953, a motivo di gravi problemi agli occhi, causati dalla luce abbagliante prodotta dal sole sulla neve, con una grandissima nostalgia nel cuore, deve tornare in Italia. Rimane in famiglia per 4 anni a Melizzano, dove aiuta il parroco e all’occorrenza sostituisce anche don Igino Romano, Parroco di san Nicola ad Orcoli, in Dugenta.

Nel 1957, i Superiori gli affidano l’incarico di insegnante degli aspiranti missionari Oblati nella Casa di formazione di Frascati, dove rimarrà per circa 10 anni.

Durante una visita a suo padre a Melizzano, nel 1966, mentre attende in Piazza IV Novembre il pullman  per recarsi a Dugenta, dove vive una sorella, è colpito da un ictus cerebrale. Ricoverato all’Ospedale di Marcianise, fu operato alla testa. Guarì, ma rimase inabile al punto da non poter celebrare la Santa Messa e non poter più  insegnare. Dopo una lunga convalescenza, ritornato quasi alla normalità, poté riprendere la celebrazione dell’Eucaristia e, negli anni 1973, 1976, 1981 e 1986, compiere alcuni viaggi negli Stati Uniti d’America, dove risiedevano un fratello e una sorella. Ma con il passar del tempo le sue condizioni di salute ne consigliarono il ricovero nella Casa di riposo per Sacerdoti “San Gaetano”, in Via Vergerio, a Roma, dove morì improvvisamente il 25 aprile 1993. E’ sepolto nel cimitero di Melizzano, suo paese natale, dove per iniziativa del Parroco, don Michele Della Valle, gli è stato recentemente intitolato il nuovo salone parrocchiale.


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