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Rubriche > PERSONAGGI ILLUSTRI > Charles Ianucci
Charles Ianucci
Articolo di Valentino Di Cerbo pubblicato il 4/8/2011 (1715 Letture)

Charles Ianucci, il cui cognome originario Iannucci, fu cambiato in Ianucci, quando il padre giunse negli Stati Uniti, era figlio di un nostro compaesano, Cosimo, primogenito di Carlo Iannucci (gli altri quattro fratelli erano Vincenzo, Ernesto, Giovanna e Luigi), che nel 1890, all’età di circa 6 anni, dopo la prematura scomparsa della mamma, emigrò in America presso uno zio. A New York, dove si stabilì, fece prima il sarto con lo zio e poi aprì una tintoria sulla Quinta Stada e successivamente anche altre. Si sposò con Anna Di Girolamo, di origini italiane, che gli dette due figli Charles e David. Dopo la I guerra mondiale Cosimo tornò in paese per visitare i parenti e vi rimase circa un anno, cominciando a coltivare il desiderio di restare a Frasso. Ma, a motivo della situazione socio economica della propria Terra, dovette rinunciarvi e ripartì per gli USA, donde non fece più ritorno in Italia. Infatti, non era presente quando il padre, Carlo Iannucci, nel 1940 divise i propri beni tra lui e i fratelli.

Dei due figli di Cosimo, Charles, nato a New York l’11 ottobre 1908, si laureò in Economia e commercio e David in Ingegneria aeronautica.

Nel 1934 Charles si sposò con Frances Vaccaro, che gli dette due figlie Anita e Frances Carol.

Quando, all’inizio degli anni ’50, la SQUIBB rilevò i Laboratori PALMA, di Roma,  Charles Ianucci, che già aveva acquisito competenze ed esperienze lavorando per più ditte e viaggiando molto in Sud America,  fu inviato dalla prestigiosa Casa farmaceutica americana  per la quale già lavorava, ad assumere la direzione della SQUIBB italiana. La scelta si rivelò molto appropriata, perché in poco tempo il  nostro Charles dette un notevole impulso al comparto italiano dell’Azienda. Successivamente, il dott. Franco Palma, proprietario degli omonimi laboratori e socio della SQUIBB italiana, dopo aver contribuito al trasferimento degli stabilimenti ad Anagni  nel 1970, vendette tutte le sue quote agli americani.

Frattanto, la SQUIBB, anche grazie a Charles Ianucci, espanse le sue attività in Europa e il Nostro divenne anche Presidente della SQUIBB Europea con sede a Roma. In tale veste, si recò anche in Unione Sovietica, dove avviò proficui rapporti industriali e commerciali.

Né si fermò qui l’attività e l’intraprendenza del dott. Charles Ianucci, che fu anche Presidente della Vetroblock, della Bowater europea (un’azienda che fabbricava carta) e della Wincester Italiana (produttrice della famosa marca di armi) e  aprì i primi supermercati italiani, tra cui la SMA di Piazza Indipendenza a Roma, passati poi alla Standa.

Questa straordinaria attività gli meritò un’importante Onorificenza, la Commenda della Repubblica Italiana, che gli fu conferita dal Presidente Giuseppe Saragat.

Nel 1976 andò in pensione e, anche per accontentare la moglie che aveva i parenti in USA, si trasferì a Long Island, dove possedeva una casa, continuando a collaborare con la SQUIBB come consulente.

In quel periodo la figlia Frances, rimasta in Italia perché insegnava all’Istituto Marymount di Roma, conobbe il dott. Franco Angeletti, di Alatri, con il quale nel 1977 si sposò, stabilendosi nel paese del marito, dove sono nati i tre figli.

L’amore per la famiglia spinse Charles a tornare in Italia nel 1983, con la moglie e la figlia Anita,  e a stabilirsi ad Alatri, dove è morto, dopo appena 2 anni, il 10 giugno 1985.

Questo americano di origini frassesi, intelligente e intraprendente, è stato uno degli artefici del “miracolo italiano” del secondo dopoguerra. Giunto con un importante incarico nel paese di suo padre, del quale come tanti italiani di seconda generazione, non conosceva la lingua, mostrò non comuni capacità imprenditoriali. Ma l’educazione familiare e forse il ricordo del padre, che bambino aveva dovuto lasciare la propria Terra per preparare anche a lui un avvenire migliore, lo portavano a mostrare, pur nel rigore professionale, una grande umanità e disponibilità verso  giovani in cerca di sistemazione che, provenendo da Frasso, in qualche modo gli ricordavano sacrifici e sofferenze di cui tante volte papà Cosimo gli aveva parlato con struggente nostalgia.

 (a cura di V. Di Cerbo)

 


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