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Rubriche > ARTE nelle Terre dei Gambacorta > Scultura rinascimentale nella Valle del Volturno.
Scultura rinascimentale nella Valle del Volturno.
Articolo di Valentino Di Cerbo pubblicato il 31/3/2012 (1345 Letture)

Nella Valle del Volturno, tra San Salvatore Telesino e Capua, sopravvivono interessanti esempi di scultura rinascimentale. Le opere sono sconosciute agli specialisti pur costituendo un corpus rilevante per omogeneità tipologica ed artistica. Per ragioni stilistiche e di realizzazione, sembrano opera di una stessa bottega o di artisti indipendenti ma con gli stessi riferimenti culturali. L'interesse ancora maggiore deriva dal fatto che la produzione napoletana coeva, ben documentata, è costituita in gran parte di tombe.

Le sculture, di seguito censite, furono create nel travagliato contesto politico del Regno di Napoli tra il decennio terminale della monarchia aragonese ed i primi tre lustri di viceregno spagnolo. Al quadro politico generale, instabile, corrispondeva una situazione feudale del Regno altrettanto mutevole, ed il territorio lungo il Volturno non fa eccezione. Il feudo sicuramente più importante era la Contea di Caserta, estesa dalla pianura campana (casali di Caserta nel piano), su per i Tifatini (Casertavecchia), nella Valle di Maddaloni fino alle sponde del Volturno (Limatola, Dugenta) e dell'Isclero (Sant'Agata, fino al 1480) per terminare alle pendici del Taburno (Melizzano, Frasso). Morto senza eredi legittimi il conte Francesco  Della Ratta(1488), la sorella Caterina ne reggeva il feudo, prima con Cesare d'Aragona (figlio naturale di Ferrante II, sposato dopo il 1480) poi al fianco di Matteo Acquaviva d'Aragona (1509). Forse proprio a far data da quest'ultimo matrimonio o da quello di Francesco Gamabacorta con Caterinella, figlia naturale di Francesco Della Ratta di Caserta, Limatola, Melizzano, Dugenta e Frasso furono distaccate per costituire una baronia indipendente. Capua, città demaniale e prima  città del Regno, sede del giustiziere di Terra di Lavoro, dopo aver conosciuto l'onta del dominio feudale (Giacomo Caldora 1421-1432 e Sergianni Caracciolo, 1432), aveva recuperata la diretta sovranità regia. L'ampia contea di Caiazzo, sotto i Sanseverino dal 1337, comprendeva il vasto territorio dalle propaggini orientali del Monte Maggiore al corso del Volturno (da Piana di Monte Verna ad Alvignanello). Potentissimi e presenti nei punti chiave del Regno (in altri rami), i Sanseverino di Caiazzo, condottieri di ventura, manifestavano ambizioni quasi sovrane ed interessi lontani dai localismi feudali, intessendo matrimoni con le più prestigiose famiglie regnanti italiane (Montefeltro, Gonzaga, Correggio etc.). Eppure Gianfrancesco di Caiazzo, sposava Diana Della Ratta (morta prima del 1502), sorella di Caterina e di Francesco di Caserta forse per porre le basi di una rivendicazione ereditaria sulla contea di Caserta. I Monsorio, titolari prima di San Lorenzello, poi di Massa di Faicchio e di San Salvatore, nel feudo dal 1489, intessevano anch'essi relazioni matrimoniali (Antonio sposerà Margherita figlia di Francesco Gambacorta di Limatola). I Monforte (succeduti ai Sanframondo a Telese e sulla riva sinistra del Volturno) ed i Grimaldi (a Solopaca) completavano il frammentato mosaico territoriale.

Divise in due gruppi principali, tombe e portali (archi), ecco l’elenco delle opere scultoree in ordine cronologico.

Caiazzo, Cappella Egizi portale esterno (1491)

Caiazzo, Palazzo Mazziotti, fregio e stemma del vescovo Giuliano Mirto (1492)

Caiazzo, Cappella Egizi, arco trionfale interno (1493)

Caiazzo, Cappella Egizi, tomba dell'abate Leonardo (morto 1494)

Capua, Cattedrale, tomba del cardinale Giordano Caetani (1496).

Caiazzo, Convento S. Maria del Soccorso , portale (1497)

Caiazzo, Annunziata, portale (1498)

Limatola, Annunziata, portale (1503)

Ruviano, Alvignanello, Convento di S. Maria degli Angeli, portale (quasi certamente del 1507, proveniente da altro sito, per ora ignoto) (foto 3)

Caiazzo, palazzo Petrennus (oggi Prisco), fregio e stemma dell’armigero Alessandro (1514)

San Salvatore Telesino, S. Maria Assunta, Cappella Monsorio, arco (forse 1518)

San Salvatore Telesino, S. Maria Assunta, Cappella Monsorio, tomba (1518) (foto 4).

Di tre specie i committenti: le Università locali (che controllavano le Annunziate), gli ecclesiastici di nobile famiglia (Egizi, Mirto ma soprattutto Caetani) e i feudatari (Monsorio). Non identificato il committente di S. Maria del Soccorso di Caiazzo. Stando alle opere superstiti, è Caiazzo a giocare un ruolo cruciale. Proprio Caiazzo ebbe due suoi concittadini tra gli esponenti più in vista della pittura del Regno: Francesco Cicino (noto 1480 – 1503) e Stefano Sparano (noto 1503 - 1546). E commendatario della Diocesi di Caiazzo fu Olivero Carafa, domenicano, cardinale, grande mecenate (Roma, S. Maria sopra Minerva; Succorpo di S. Gennaro al Duomo di Napoli, commissionato al Malvito nel 1497). Ma quali gli scultori impegnati nelle nostra vallata? Artisti locali o forestieri? Formatisi dove, a Napoli o a Roma? E se legati tra loro, in quale rapporto di bottega? Le fonti documentarie per ora tacciono e ci si deve affidare ad ipotesi di lavoro. Lo stile comune alle sculture è quello rinascimentale di matrice lombarda, egemone a Napoli con Jacopo della Pila (a Napoli almeno dal 1471) ma già presente nei grandi lavori dell’arco di Alfonso a Castel Nuovo (Pietro da Milano, D. Gagini, Laurana). Vicinanze stilistiche si notano con le opere di Tommaso Malvito da Como (dal 1484 attivo a Napoli) che, con il figlio Giovan Tommaso, dominò la scena meridionale fino al primo decennio del XVI secolo. Le opere qui elencate sono assai diverse per qualità e per varietà di ispirazione (almeno tre botteghe sembrano attive). Ma mostrano anche temi di originalità, per esempio nei portali delle Annunziate di Caiazzo, Limatola e nel portale di Alvignanello (anch’esso forse proveniente da un’AGP?). Questi portali, però, sembrano riferirsi piuttosto (ma con elementi innovativi) alla temperie romana, anch’essa dominata dallo stile lombardo: Mino del Reame (di origine meridionale), ma soprattutto Andrea Bregno e la sua vasta bottega. L’opera più notevole per la raffinatissima realizzazione è la tomba Monsorio, vero capolavoro, all’altezza delle migliori realizzazioni napoletane coeve, che chiude il periodo aureo della scultura nella valle del Volturno.

Pietro Di Lorenzo

 

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