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Rubriche > PERSONAGGI ILLUSTRI > I Bellucci di Melizzano
I Bellucci di Melizzano
Articolo di Valentino Di Cerbo pubblicato il 5/5/2012 (1780 Letture)

A Melizzano è possibile ammirare un bellissimo Palazzo, edificato nel XVIII secolo. E' di stile tardo-barocco, con finestre in pietra lavorata e decorate con stemmi nobiliari, e si affaccia sulla Piazza principale del paese. Appartiene alla Famiglia Bellucci, antico e nobile casato che ha svolto un ruolo importantissimo nella storia del Comune sannita, avendo annoveranto tra i suoi membri ecclesiastici e laici che nel corso degli ultimi 5 secoli hanno ricoperto cariche importanti. Così nella Cronotassi dei parroci della Parrocchia dei Santi Pietro e Paolo, realizzata dal compianto Preside Michele Riccio, troviamo un don Domenico Bellucci, che dal 1635 al 1679 regge la Comunità parrocchiale, affidata dal 1691 al 1743 ad un altro membro della medesima famiglia: don Pietro Paolo Bellucci,  cui succede don Giuseppe Bellucci, parroco dal 1744 al 1750.  

Da un diploma del 1793, deduciamo che un Vincenzo Bellucci, della Terra di Melizzano,  il 25 maggio, ottiene dal Principe Francesco Cesarini Sforza il titolo di Conte Palatino.

Ma numerosi membri della famiglia Bellucci appaiono anche nell’elenco degli Amministratori del Comune di Melizzano in tutto il 1800 e il 1900. Sindaci del Comune sono: Giovanni Bellucci, dal 1811 al 1814; Sebastiano Bellucci, dal 1814 al 1816; Bernardo Bellucci, dal 1822 al 1824; Gaetano Bellucci, da1848 al 1853. Dopo l’unità d’Italia, troviamo sindaco di Melizzano Angelo Bellucci, dal 1867 al 1870 e dal 1876 al 1879. Sotto il Fascismo, diventa Podestà di Melizzano Vincenzo Bellucci, che regge il Comune dal 1925 al 1929 e dal 1929 al 1932.

Tra i membri della Famiglia distintisi nell’arte militare, troviamo  Michele Bellucci (1826-1908), valoroso ufficiale dell’Esercito Borbonico. Era figlio del Colonnello di Cavalleria Francesco e fu allievo del Real Collegio militare dal 1839 al settembre 1848. Nominato alfiere al V Battaglione cacciatori, fu subito inviato in Sicilia e, alla presa di Catania e a quella di Taormina, si batté con grande valore ottenendo la medaglia d’oro della campagna e la croce di diritto di San Giorgio. Per il suo contegno ebbe, nel 1850, il passaggio allo stato maggiore, dove prestò servizio fino al 1861. Nel 1860 era capitano e partecipò ai combattimenti di Palermo. L’11 settembre 1860 fu promosso Maggiore e fu assegnato alla Brigata di Gaetano Barbalonga. Il 1 ottobre, nella battaglia del Volturno, fu tra i  migliori ed ebbe la croce di S: Ferdinando, perché “con intrepidezza e molta cognizione militare condusse l’ala sinistra all’attacco di S. Angelo e nelle operazioni seguenti”. Partecipò poi all’assedio di Gaeta, come ufficiale dello stato maggiore e, rientrato a Napoli, dopo la resa si ritirò a vita privata. Lo troviamo altresì menzionato nel volume “Un Viaggio da Boccadifalco a Gaeta. Memorie della rivoluzione dal 1860 al 1861”, Napoli 1966, Arturo Berisio Editore, dove, a p. 420, è scritto: “ Lo stesso giorno 13 dicembre[1860] il Re mandò a Fergola diecimila ducati, ed altri ventimila il 16 dello stesso mese col benemerito maggiore dello Stato maggiore, Michele Bellucci”.

Oggi la famiglia Bellucci vive a Caserta e ascrive tra le sue fila illustri professionisti.


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