Approfondimenti

Altre Sezioni

Accesso utenti

Nome utente:

Password:


Cerca nel Sito

Contatore visite

SmartSection is developed by The SmartFactory (http://www.smartfactory.ca), a division of INBOX Solutions (http://inboxinternational.com)
Rubriche > CHIESE E CASTELLI nelle Terre dei Gambacorta > Il Convento di S. Girolamo a Limatola
Il Convento di S. Girolamo a Limatola
Articolo di Valentino Di Cerbo pubblicato il 9/1/2013 (1906 Letture)

La particolare attenzione al sacro sembra una costante dello stile di vita dei Duchi Gambacorta di Limatola (1509-1734), che si concretizzò in diversi atti: la fondazione della cappella di S.Antonio di Padova al Molino, sita a Giardoni, frazione di Limatola, la quale divenne juspatronato della famiglia Gambacorta con atto  del 20 ottobre 1656 da parte di Mons. Bartolomeo Crisconio, vescovo della diocesi di Caserta[1]; il restauro della cappella di S.Nicola intra castellum 1527, e dello stesso castello, anno 1527; la commissione del polittico (pala d’altare) della Chiesa dell’Annunziata di Limatola, dipinto da Francesco da Tolentino nel 1527, con al centro una Madonna in trono con bambino e ai due lati S.Giovanni Battista e la Maddalena. Il Tolentino, durante la sua permanenza a Limatola, dipinse anche una dama molto somigliante alla Maddalena posta a destra del suddetto polittico. Tale dipinto, venuto alla luce sulla parete nord della torre più alta del castello, alla fine dell’anno 2009, durante i lavori di restauro, molto probabilmente ritrae la duchessa Caterina Della Ratta, moglie di Francesco Gambacorta, e deve essere stato un omaggio dell’artista marchigiano al duca che lo ospitò nel suo castello. La dama reca nella mano destra il disegno di un campanile, con un basamento robusto e non molto slanciato. E’ ragionevole ipotizzare che esso rappresenti il vecchio campanile dell’A.G.P, che il Gambacorta aveva in progetto di far edificare accanto alla Chiesa e che fu poi realizzato dai successori. Dell’esistenza del vecchio campanile si ha, infatti, certezza in un documento del 1697. L’attuale, invece, fu eretto nel 1764, come attesta la lapide a fronte. Quest’ultimo, di fattura squisitamente settecentesca fu innalzato al lato destro della chiesa dell’Annunziata; si presenta articolato in quattro ordini, attraverso un doppio motivo di cornici, con finestre sormontate da timpani triangolari.

I Gambacorta vollero portare anche a Limatola il culto del Beato Pietro da Pisa, loro illustre antenato. Questi, nato nel 1355, era figlio di Pietro, il quale a sua volta era figlio di quell’Andrea Gambacorta che era stato signore di Pisa e Lucca. La sorella, Tora o Teodora, che  prese il nome di Chiara, quando entrò in religione, divenne famosa per le sue vicende. Tora, infatti, scappò di casa per entrare in convento e divenne suor Chiara. Come la Santa di Assisi, anche lei dovette subire l’assalto dei fratelli, che volevano riportarla a casa. La serena determinazione della futura beata nel voler servire il Signore, turbarono profondamente e perennemente l’animo di Pietro, così che, quando gli morì la madre se ne andò a fare l’eremita presso Urbino. Vivendo di elemosine, in località Montebello, costruì un piccolo monastero, che popolò di malviventi da lui convertiti. Nacquero così i poveri eremiti di S. Girolamo, (Girolamiti) nel 1380, i quali si espansero ad Urbino, Fano, Pesaro Treviso, Padova, Roma, Venezia. Nel 1393 gli giunse la notizia che il padre e i tre fratelli erano stati assassinati per via di faide politico-familiari, mai sedate. Ormai Pietro Gambacorta era un altro uomo e il pensiero della vendetta, qualora ci fosse stato, venne bruciato con l’incenso al Dio della pace. Morì a Venezia nel 1435, dopo aver goduto dell’approvazione da parte dei Papi, Martino V ed Eugenio IV per le sue opere[2].

Pietro da Pisa fu beatificato nel 1639[3].

Passando quindi alla fondazione del Convento di S.Girolamo della Congregazione del Beato Pietro da Pisa a Limatola, si cercherà di descrivere il lungo iter legislativo, che portò alla fondazione del Convento, dopo che il duca di Limatola Francesco Maria Gambacorta firmò l’atto col quale si diede inizio a tutti i successivi adempimenti di rito. Essi andavano dalla rendita per mantenere i monaci, ai necessari lavori da eseguire per la fondazione del convento; dall’assenso dei cittadini di Limatola riuniti in assemblea, alla disponibilità dei frati interpellati; dall’approvazione del Vescovo della diocesi di Caserta a quella del Collegio della Congregazione Generale dei frati a Roma e alla definitiva approvazione del Papa Clemente XI.

Iniziamo con un documento emesso dalla Curia vescovile di Caserta, datato 7 febbraio 1724, nel quale viene reso noto quanto richiesto con lettera datata 13 agosto 1717 ed inviata dall’Università di Limatola alla suddetta Curia.

Nella lettera, il duca Francesco Maria Gambacorta, a nome dell’Università di Limatola, prega l’eccellentissimo vescovo di Caserta Mons. Giuseppe Schinosi, affinché, costatati tutti gli adempimenti e valutate “tutte le circostanze che si prescrivono dalle Costituzioni apostoliche per simili fondazioni”, si facesse promotore presso il Papa Clemente XI, allora regnante, per l’approvazione alla fondazione del suddetto convento di S.Girolamo del Beato Pietro da Pisa.

Viene redatto il resoconto delle rendite della Chiesa dell’Annunziata che  “ascendono ad annui docati reali ed effettivi di moneta di questo Regno, seicento ed otto e grana sessantasette e mezzo”.

Da tale somma si devono sottrarre annui docati trenta “per medicamento ai poveri dalla speziaria che dovrà essere mantenuta nel nuovo Convento, siccome per lo passato vi è stata nella casa di quella Chiesa, e di più che debbono contribuire docati quaranta per il mantenimento del medico che vaglia a servire i poveri.” Il Convento sarà costruito mediante la ristrutturazione dell’annesso ospedale alla Chiesa dell’Annunziata poiché “per la poca concorrenza degli amalati paesani si era di già molto tempo dismesso”[4].

Sarà ripresa a favore dei poveri dell’Università “l’antica osservanza che ab imemorabile ivi si è tenuta per l’annua distribuzione di tomola 12 di pane a spese della medesima chiesa nel giorno festivo del martedì in Albis”. Tolti 110 ducati dalla suddetta somma resterebbero “quattrocentonovantasette e grana sette e mezzo”. Tuttavia, “aggiunti docati centottantadue e grana novantotto per la rendita della Cappella del SS. Rosario costrutta dentro la medesima chiesa, più altri 35 docati della Chiesa di S. Erasmo romitaggio fabricato sopra un monte di detta terra”, si arriverebbe “alla somma di 716 docati e spari”. Tale somma giunta a oltre ottocento ducati, sarà sufficiente per il mantenimento di otto religiosi sacerdoti e quattro laici. Una volta terminata la costruzione del Convento saranno chiamati a gestirlo dodici religiosi, tra i quali otto sacerdoti “abili a confessare, a predicare, e fare altri esercizi spirituali per il bene spirituale dello stesso popolo e quattro laici, che in tutto dovranno essere dodici con obbligo similmente di mantenervi le scuole, e lo studio gratis, per servizio anco dei paesani che volessero ivi approfittarsi”.

Per quanto attiene le suddette rendite, nell’archivio storico diocesano di Caserta, si rinvengono tutti i documenti qui di seguito specificati: la “Nota della rendita censuaria della venerabile chiesa della SS. Annunziata di Limatola” con tutti i nomi dei contribuenti e la somma dovuta, distinta in carlini e ducati; la “ rendita da capitali in denaro della anzidetta chiesa”, con i nomi dei contribuenti e la somma dovuta distinta in carlini e ducati; la “prebenda dei R.P. sacerdoti, cappellani, assegnata in loro rata secondo la qualità dei terreni”, sempre con i nomi dei contribuenti  e la somma dovuta; la “ Rendita della venerabile Compagnia del SS. Rosario, sita nell’anzidetta chiesa della SS. Annunziata di Limatola” con tutti i nomi dei contribuenti e la somma dovuta e con distinzione di territori “che stanno in affitto in denaro e rendite di bestiame”; infine “le entrate del Romitorio di S. Erasmo[5]

In un primo momento i religiosi sarebbero dovuti venire da Caiazzo, dal Convento dei Francescani. A Caiazzo infatti esistevano tre Conventi: uno dei Francescani conventuali, un secondo dei Riformati e un terzo dei Cappuccini. Il più antico convento era quello dei Francescani, che risaliva al XIII secolo, il cui campanile venne eretto agli inizi del secolo XIII, con la donazione del giudice Vitale Paldi, il quale lasciò ai frati 6 tarì d’oro per la riparazione della Chiesa e del Convento[6]. L’altro Convento era quello dei Riformati. Il terzo era quello dei Cappuccini fondato nel 1592 “sotto il titolo dello Spiritossanto, in uno degli amenissimi colli della già lodata Calatia, ora chiamata Caiazzo, il quale riguarda la città e si dice il Monte delle Pigne, vistoso al sommo e d’aria salubre e tutto fertile”[7].

Il 22 gennaio 1724, i quattro parroci di Limatola, don Angelo Coscia, arciprete della parrocchiale di Tutti i Santi, don Francesco Rossi, curato della parrocchia di S. Biagio, don Diego Forte, parroco della parrocchia di S.Tommaso apostolo, don Francesco Chirico, curato della parrocchiale Chiesa di S. Eligio di Biancano, riuniti in assemblea, firmano il loro assenso per la fondazione del Convento con la richiesta tra l’altro di poter celebrare nella Chiesa dell’Annunziata.

Con un documento emanato a Napoli “ex Conventu Immacolata Conceptione, die tertia febr. 1724 veniamo a conoscenza che è dato l’assenso per la fondazione del Convento accanto all’Annunziata di Limatola, poiché i padri della Congregazione del Beato Pietro da Pisa avevano ottenuto l’approvazione da parte dell’eccellentissimo signor Duca Francesco Maria Gambacorta di Limatola.

Nel luglio del 1724 viene chiesta al Papa Clemente XI, dalla Curia di Caserta, l’autorizzazione per la fondazione a Limatola del Convento di S.Girolamo “essendo la predetta terra senza alcun convento di religiosi e scarseggiando tutti d’aiuto spirituale e la gioventù di indirizzo per la buona educazione ed acquisto delle scienze”.

I Padri della Congregazione del Beato Pietro da Pisa dichiarano di accettare il loro trasferimento nel nuovo Convento, dopo l’approvazione del Papa.

La sacra Congregazione dei Cardinali, vagliata la domanda e ritenendola rispondente ai motivi addotti, dà il proprio assenso alla fondazione del Convento. Tuttavia, una volta iniziata la costruzione del Convento, bisognava proseguire senza interruzione per tutte le opere “quae spectant ad ecclesiam,capanile, Chorum, refectorium, dormitorium, hortos, aliasquae officinas necessarias ac sufficienter providere de suppellectilis tam sacra quam prophana; quibus absolutis, duodecim religiosi, saltem de familia collocantur...”

I religiosi, quindi, finchè non fossero stati ultimati i lavori più necessari, potevano essere ospitati presso alcune famiglie[8] della frazione Casale.

Inoltre viene dato l’assenso alla fondazione del suddetto Convento  in civitate Limatulae dai padri del Capitolo generale della Congregazione dell’Ordine di S. Girolamo riunito nel Convento di S. Honofrio, a Roma[9].

Il giorno 21 ottobre 1724 viene convocato dai Magnifici eletti della terra di Limatola, Giuseppe di Ettorre, Lorenzo Marotta, Sebastiano Lionetta e Francesco Caruso, un pubblico Consiglio nella Publica piazza della Masseria a Limatola, per la richiesta del definitivo assenso dei cittadini dell’Università di Limatola circa la fondazione del suddetto Convento. I cittadini, in numero di oltre cento, i cui nomi vengono riportati nel documento, preso atto delle varie autorizzazioni ottenute, sottoscrivono il loro assenso[10].

I lavori per la fondazione del Convento ebbero inizio dopo l’emanazione della Bolla del Papa Clemente XI, il quale si distinse soprattutto nell’opera edificatoria, benemerito ai sudditi: dalla famosa Meridiana di S.Maria degli Angeli, alla erezione dell’Obelisco a piazza del Pantheon e al porto di Ripetta sul Tevere, funzionante fino alla costruzione del ponte Cavour [...], alla costruzione di un istituto educativo ad Urbino[11].

Il Convento fu costruito con tutti gli annessi richiesti, tanto che il Vescovo di Caserta Mons. Domenico Pignatelli, nella visita pastorale effettuata il 1791, trovò tutto eseguito.

Il 30 maggio di quell’anno il suddetto Vescovo effettuò la visita pastorale all’A.G.P. del Casale il cui rettore era il Rev.do don Gerardo Cafarelli. Nel documento, redatto  nel corso della visita, vengono annoverati: il coro ligneo, il Convento, gli otto altari laterali, dove officiavano i frati Girolamiti, il campanile, il policromo settecentesco altare maggiore ed altri beni, compreso l’organo già documentato alla fine del 600, oggi non più esistente.

Visitavit chorum, libros quos in eo pro disciplina eiusdem existentem nihil dixit; visitavit octo altaria lateralia, quae decenter in omnibus reperit provisa; visitavit extra ecclesia Monasterium et nihil dixit,visitavit altare maius et omnia laudavit, visitavit altare SS. Rosarii...[12].

Il vescovo, durante la visita fu accolto dai frati in abito corale “a reverendis cappellanis in abitu chorali exceptus fuit”.

Il Vescovo poté quindi ammirare la Chiesa ampiamente ristrutturata, così come ancora oggi si presenta, tripartita in tre navate, mediante la successione di arcate a tutto sesto poggianti su pilastri. La navata centrale, tipicamente settecentesca, coperta con una volta a botte unghiata, ornata di pregevoli stucchi, scanditi con motivi a dentelli, termina con un profondo presbiterio da cui si eleva la cupola al centro della quale è collocato il policromo altare maggiore, già nominato

Aggiungiamo che la speziaria posta nel Convento al piano terra divenne col tempo Farmacia, che rimase ubicata nello stesso locale fino agli inizi degli anni ’80 del secolo scorso, quando fu trasferita in un locale nuovo. Anche il giardino creato a sud est dell’A.G.P. e coltivato dai Girolamiti, come proposto nel documento del 13 agosto 1717, dove si dice “...colla frapposizione di alcuni monti (Monti Tifatini), il cui versante nord molto scosceso a ridosso dell’A.G.P.  non è fertile di buone piante, né ivi facilmente si possono reggere, e per ogni caso ho creduto che possono meglio fruttare al servizio di Dio, questi religiosi, quando adempiono quanto per ora promesso” , è rimasto attivo fino agli anni ’50 del secolo scorso, sebbene ridotto in gran parte della sua originaria superficie estesa oltre due ettari. In esso erano coltivati, con somma cura da parte dei monaci,  arance, limoni, peri, ciliegi,ed altre specie di piante da frutto, compreso un vigneto che dava ottimo vino. La frutta veniva offerta anche ai poveri dell’Università.

Il giardino comprendeva parte del terreno dell’arcipretale Chiesa di Tutti i Santi la quale possedeva ”un territorio di moggia tre e mezzo, incirca, dietro la Bottega...circondato da via da oriente, mezzogiorno ed ad occidente fosso maggiore, da settentrione con due piedi di noci; sopra questo territorio sta fabricata la Bottega del Signor Duca (Gambacorta). Nell’anno 1749 si fabricò una casalina attaccata a detta bottega[13]. Di qui il toponimo ancora in uso: abbascio ‘a puteca che insieme a Trivio, e Cisterna formano i nuclei principali del borgo denominato A.G.P. o Casale.

Nel 1814 il Rettore e i cappellani dell’A.G.P. compresi i rappresentanti dell’Università di Limatola, nelle persone di Vincenzo d’Agostino, Francesco Pisano, Antonio Marotta, Domenico Carrese, Giacomo Paris, Gennaro Pisano e il magnifico Aristide Canelli, con il beneplacito del Vescovo di Caserta Mons. Vincenzo Rogadei, presentano al Ministro della Giustizia e del Culto del Regno di Napoli la richiesta per l’ottenimento dell’insegna della Mozzetta Regale, eguale a quella dei Collegiali di S.Giovanni Maggiore di Napoli.

Con decreto datato 24 dicembre 1814 il Gran Giudice Ministro della Giustizia e del Culto del Regno di Napoli, tramite la Curia vescovile di Caserta, concede al Rettore e ai Cappellani dell’A.G.P. di Limatola la suddetta insegna della Mozzetta.

La stessa insegna viene accordata anche ai parroci di S. Biagio e di San Tommaso, compresa la Cappa Canonicale all’Arciprete della parrocchiale di Tutti i Santi dello stesso comune, “colla limitazione che questi curati possano far uso delle divisate insegne allorché eseguano coi collegiali della mentovata chiesa le stesse funzioni. I suddetti curati, rettori e cappellani non potranno però esser decorati delle dette insegne se non dopo che le avremo spedita la Real Cedola”[14].

Con l’ottenimento di detta insegna della Mozzetta nel 1814 da parte del Rettore e dei cappellani dell’AGP si può affermare che la soppressione dei Conventi operata ai sensi del Real Decreto del 7 agosto 1809, non riguardò il Convento di S. Girolamo di Limatola. Di conseguenza è ragionevole ipotizzare che la soppressione del suddetto Convento avvenne con il decreto 17 febbraio 1861, mediante il quale i conventi passarono al demanio statale, mentre ai frati, una volta espulsi, venne assegnata una pensione.

Con il presente contributo abbiamo voluto ricordare una pagina di storia di Limatola, ormai del tutto dimenticata, ma nel contempo rendere omaggio all’operato dei Girolamiti i quali “nel silenzio e nella quotidiana dura fatica seppero orientare le coscienze dei limatolesi verso i valori morali e cristiani. Essi con l’apertura “di una scuola di grammatica per la gioventù” ebbero altresì il merito di sottrarre la gioventù dell’Università di Limatola alle tenebre dell’analfabetismo che opprimeva oltre il 95% della popolazione e condurli nella luce della conoscenza. Ma insegnarono soprattutto a pregare, poiché la preghiera, come sostiene il  Vescovo emerito della diocesi di Caserta, Mons Raffaele Nogaro, è un  faro che riempie di luce la notte[15].

Si ringrazia l’architetto Giovanna Sarnella, direttore dell’Archivio Diocesano di Caserta per aver messo a disposizione dello scrivente i preziosi documenti di archivio, catalogati e custoditi con somma cura.

 

G. Aragosa



[1] Cfr. G.Aragosa, Francesco Gambacorta e la cappella di S.Antonio al Molino, in Moifà, anno XV, n. 4, ottobre 2009, p. 16.

[2] Cfr. R.Cammilleri, Pietro Gambacorta, in “Il Giornale” del  31-05-2001.

[3] Cfr. I Gambacorta, dal “Libro d’oro della nobiltà mediterranea”.

[4] La chiesa dell’Annunziata fu consacrata nel 1403 dal vescovo di Caserta Ludovico De Lando, da  Cronologia dei Vescovi di Caserta, .Società di Storia Patria di Terra di Lavoro, Caserta 1984, p. 26.

[5] Nei su nominati documenti si rinvengono termini in uso a Limatola fino agli anni ’70 del secolo scorso, come: vacca figliata, annecchia (vitella giovane), rendita da semonenti (seminativi).

[6] Cfr. B. Di Dario, Notizie storiche della città e diocesi di Caiazzo, Lanciano 1941

[7] E.Da Napoli, Memorie storiche cronologiche attinenti à FF. Minori Cappuccini della provincia di Napoli, Napoli 1985.

[8] Il documento fu emanato a Roma il 22 luglio 1724 e firmato dal Cardinalis Paulisius

[9] L’assenso, espresso nella seduta del 2 maggio 1719, viene riportato in un documento a firma del Frater Iohannes Baptista Chiappé, Procurator Generalis, ed emanato in Conventu S. Honophrii,  Alme Urbis (Roma), die 29 octobr 1724.

[10] Il documento, conservato nell’Archivio storico diocesano ( I.08.02, busta 13, inc 78) è firmato dall’eletto Magnifico Giuseppe d’Ettorre, mentre gli altri tre eletti firmano col segno di croce. Nel documento si rinvengono cognomi ancora esistenti a Limatola, quali: Cafarelli, Caruso, Rossi, Vaiuso, Cervera, Lo Stritto, Sciarretta, Parise, Di Lorenzo, Gentile, Gallo, Di Donno, Bernardo, Fiorentino, Aragosa, Marra, Fusco, Saiano, Viola, Russo, Paladino, ed altri non più esistenti, quali: Pratillo, Landone, Iacono, Cognetta, Gogliettina, Di Pardo, Bringolo. Ioannone, Cesarillo, Ferrandino, Di Faver, Adirto, Imbella.

[11] Cfr. C.Rendina, I Papi, Vol II, Newton  Compton ed. , Roma 1983, pp.718-719.

[12] Visita pastorale del Vescovo di Caserta Domenico Pignatelli. A S.D.C. (I.05 012.).

[13] Arcipretali chiesa di Ognissanti di Limatola, anno 1762 A.S.D.C.

[14] A..S.D.C. Sez.I serie 7, n. 375.

[15] Cfr. R.Nogaro, Il canto di Maria, Diocesi di Caserta, 1998, p. 7.


Naviga negli articoli
Precedente articolo L'antica Chiesa di Santa Giuliana a Frasso La Collegiata del Corpo di Cristo di Frasso prossimo articolo

Come arrivare

Italia - Campania

In primo piano

Ricettività

Prodotti locali e ricettività turistica

Articoli recenti

Immagini

FRASSO TELESINO- Gli sposi  (Spagnuolo Concetta) lungo le strade cittadine-"I matrimoni"

Links