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La valigia di cartone/3
Articolo di Valentino Di Cerbo pubblicato il 15/5/2013 (937 Letture)

C’ è stata data l’opportunità di conoscere e di far conoscere (soprattutto ai giovani) cosa hanno provato tanti nostri compaesani nel dover lasciare il proprio paese. Decisione sicuramente non facile e non priva di tristezza, ma necessaria per cercare di garantire un futuro stabile e degno a sé stessi e ai propri familiari.

 Nonostante le motivazioni siano state le stesse, in ognuno dei nostri intervistati si percepiscono sentimenti, emozioni ed esperienze diverse. C’è chi allontanandosi dal proprio paese non vedeva l’ora di racimolare un bel gruzzoletto di soldi e tornare a casa per riabbracciare tutto ciò che, suo malgrado, aveva lasciato e ricominciare la sua vita a Frasso: “… non c’è da queste parti una casa né un pezzo di terra né delle ossa ch’io possa dire: ecco cos’ero prima di nascere”(tratto dalla “Luna e i falò” di Cesare Pavese); e chi, invece, ha trovato nella terra di adozione una meta sicura e stabile da non voler abbandonare pur persistendo un legame forte con la terra d’origine.

Ma nonostante ciò, spesso le circostanze della vita ti portano a risalire sul treno del ritorno, il lavoro sicuro e soddisfacente, lasciare i nuovi amici che ti hanno aiutato a sopperire alla mancanza di casa, la terra che hai cercato di far divenire la tua terra! Ogni scelta che si fa porta dietro di sé tante gioie ma anche tanti rimpianti e dolori e può capitare a distanza di molti anni di rendersi conto di esser salito sul treno sbagliato… e che forse rimanendo lì si sarebbero avute molte più opportunità di realizzazione per sé ma anche e soprattutto per i propri figli.

Questa volta abbiamo intervistato il Signor Mario Della Selva, una persona molto conosciuta in paese dato il suo incarico dal 1972 presso il Municipio di Frasso.  Della Selva, infatti è dipendente all’ufficio anagrafe. Padre di sei figli, cinque maschi e una femmina, è sposato con la signora Assunta Simone. La sua esperienza in Svizzera è stata positiva e quando ne parla dalla sua voce trapela il pentimento circa il ritorno a Frasso.

 

Sono partito nel 1962 quando ero ancora uno studente. La mia destinazione era Rogensdorf (Zurigo), dove avevo trovato lavoro presso l’industria Revox. Costruivamo registratori di cassa, radio ecc.

Io della Svizzera e del mio soggiorno lì, ho un ottimo ricordo, sicuramente l’ho vissuto come un luogo migliore dell’Italia. Del Paese Elvetico amo la precisione, la giustizia, il rispetto sociale, lì chi merita viene premiato senza sopraffazioni, chi non merita, non deve aspettarsi nulla.

Dal momento che sin dal primo istante mi sono trovato bene, non ho episodi negativi da raccontare, anzi… Nella Revox occupavo l’incarico di caporeparto.

Mi sono sposato a Frasso nel 1970 , ma mia moglie è stata con me in Svizzera solo quattro mesi, i miei figli sono nati tutti qui in Italia.

In Svizzera ho subito legato con le persone, ero abbastanza conosciuto e ho aiutato altri  frassesi ad  emigrare, preoccupandomi anche di garantire presso il Consolato.

Quando presi la decisione di tornare a casa, fui pregato di non abbandonare il lavoro!

Credo che se fossi rimasto in Svizzera, avrei potuto dare molte opportunità in più ai miei figli e tutta l’amarezza mi nasce proprio da questo rimpianto.

Tornato a Frasso, fui impiegato sul municipio nel 1972.

 

 

                                                                              Angelica M. Scioscia

                                                                               Annalisa De Nunzio

 

 

 


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