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I Mosiello tra Frasso e gli USA
Articolo di Valentino Di Cerbo pubblicato il 21/8/2013 (1348 Letture)

Gerardo Mosiello è un gentile signore, con passaporto italiano e statunitense, che vive a Napoli, dove lavora come impiegato civile presso la US Navy (la Marina Militare Americana). E’nato 68 anni fa nel nostro paese, dove torna ogni tanto per trovare la zia Clelia Calandra, sorella della mamma, la cugina Lina Mazzacane e gli altri parenti. Nel 2003, in occasione delle Celebrazioni del Cinquantenario della morte del jazzista italo americano Mike Mosiello, cugino del padre, lo abbiamo sentito raccontare la storia della sua famiglia, una delle tante vissute a cavallo dell’oceano Atlantico, tra Frasso e gli USA; una storia molto bella che testimonia i valori della nostra tradizione più autentica e che gli abbiamo chiesto di riproporre ai nostri lettori.

 

Ci parla della sua famiglia?

La mia famiglia sia dalla parte di mio padre (Mosiello) che di mia madre (Calandra), dalla fine dell’Ottocento e fino agli anni ’60 del Novecento ha attraversato più volte l’oceano Atlantico. I miei nonni materni Pasquale Calandra e Irene Rainone, giovani sposi, emigrarono negli Stati Uniti all’inizio del secolo scorso. Lì nel 1905 vide la luce mia madre Maria Michela. Nel 1912 tornarono a Frasso, dove nel 1917 nacque mia zia Clelia e dove si stabilirono definitivamente.

Della famiglia di mio padre, tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, emigrarono negli Stati Uniti gli zii  Tobia (padre di Mike), Angelo, Stanislao…  e i fratelli Americo, Alberto, Generoso e Gemma. A Frasso rimase solo mio padre e una sorella nubile, Adelina.

I miei genitori si sposarono nel 1937 e fissarono, come era consuetudine, il loro domicilio nella casa paterna, in Via Salita al Mercato (sulle scale). Dal loro matrimonio sono nati quattro figli, io, Gerardo, nel 1939, e i miei fratelli Alberto, Rosa (moglie di Luigi Renzi) e Irene, oggi tutti residenti negli Stati Uniti.

 

Perché è partito per gli USA?Quale, l’impatto con l’America?

Essendo mio padre impiegato comunale, potevamo permetterci un tenore di vita discreto per  quei tempi, ma a complicare le cose sopraggiunse la malattia che, nel 1953, lo portò alla tomba  ad appena 53 anni! Fu per noi una immane tragedia, anche dal punto di vista economico. Avendo mio padre pochi anni di servizio, a mia madre, casalinga,  non venne corrisposta nessuna pensione. Fu così che poco tempo dopo, a soli 15 anni,  decisi di partire  per gli Stati Uniti per aiutare la mia famiglia. Per me fu abbastanza facile ottenere dalle competenti autorità il permesso di espatriare in USA, poiché figlio di cittadina americana. Giunsi a New York, dove vivevano i fratelli di mio padre, e fui ospitato dalla zia Gemma. Devo dire che mi sono subito ambientato bene perché lì c’erano tanti parenti frassesi e, essendo ancora piccolo (avevo appena finito le medie), mi sono subito trovato a mio agio con i cugini e con gli amici. Grazie a loro e grazie alla scuola, ho imparato subito l’inglese (alla Medie avevo studiato soltanto il francese con l’Arciprete D’Addio), che ha molto facilitato il mio inserimento nel nuovo ambiente. Benché non mi mancasse niente, avevo un grande nostalgia della mia famiglia.

 

Giunto così giovane in America, cos’ ha fatto?

Il mio costante pensiero erano mia madre e i miei fratelli rimasti in Italia. Per rendermi indipendente economicamente e per aiutarli, cercai subito di darmi da fare con vari lavoretti. Ma dopo qualche mese in cui tutto filava secondo i miei piani, venne a casa la Polizia e mi tolse dal lavoro per mandarmi a scuola, negli USA obbligatoria fino a 18 anni (Io ero anche cittadino americano). La cosa mi creò non pochi problemi perché ero andato in America non per studiare, ma per aiutare la mia famiglia. Ma riuscii a trovare la soluzione andando a scuola di giorno e lavorando di notte. Conseguii così, anche se con grandi sacrifici, il Diploma all’High School (Maturità).

 

 

Quali le sue esperienze lavorative dopo il Diploma?

Dopo il diploma, fui chiamato al servizio di leva, che in America durava due anni, ma io rimasi sotto le armi per complessivi sei anni perché chiesi di prolungare la ferma.  Ormai avevo una posizione sociale ed economica tranquilla e nel 1960 richiamai in USA mio fratello Alberto e nel 1961 mia madre e le mie sorelle.

Nel 1964 mi fu offerta la possibilità di partecipare ad alcuni concorsi statali. Essendo risultato vincitore, iniziai a lavorare per il Governo Americano.

 

Quando è tornato in Italia?

Durante una vacanza in Italia conobbi a Napoli una ragazza, Anna, discendente da frassesi, con la quale mi fidanzai. Nel 1966 tornai in Italia per sposarla e tornare in America.

Subito dopo partecipai ad un concorso indetto dal Dipartimento di Stato Americano (Ministero degli Esteri) per entrare nella US Navy (Marina militare), che dava la possibilità di lavorare all’estero, ed anche in Italia.

Dal 1968 mi trovo così a Napoli, dove lavoro ancora come impiegato presso la US Navy, dove sono nati i miei figli Enrico e Maurizio, ormai professionisti affermati, e dove mi sono stabilito definitivamente, conservando la doppia cittadinanza italiana e americana.

Nel 1987, mia madre che era venuta dall’America a trovarmi, morì a Napoli dopo una caduta. L’abbiamo sepolta a Frasso insieme a mio padre.

 

Quali contatti ha con Frasso?

Sono partito dal paese adolescente e sono stato sempre in giro per il mondo. Non ho potuto molto coltivare le amicizie dell’infanzia. I miei contatti con Frasso sono limitati ai parenti, soprattutto mia zia Clelia e mia cugina Lina, che ogni tanto anche se fugacemente vengo a trovare. Nel 1990 ho venduto anche la casa paterna, che avevo rilevato dai miei fratelli ed avevo fatto restaurare qualche anno prima.

 

(a cura di V. Di Cerbo)


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