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Frasso nel Seicento
Articolo di Valentino Di Cerbo pubblicato il 10/11/2013 (1519 Letture)

Le relazioni triennali dei Vescovi di S. Agata dei Goti al Papa, nel 1600, offrono della Terra di Frasso alcune notizie scarne, ma interessanti per conoscere quel periodo della nostra storia. Lo spazio dedicato a Frasso in quei documenti genera nel lettore l’impressione che questa comunità vivesse un po’ ai margini della vita diocesana, probabilmente a causa dell’isolamento naturale, della distanza dal centro diocesano e forse della povertà della popolazione.

Mons. Giulio Santuccio [1595-1607], nel 1600 e nel 1603, ricorda infatti le scarse rendite della Parrocchia di S. Giuliana, appena rimpinguate dai proventi delle Parrocchie spopolate  di Orcoli e Torello, affidate all’Arciprete di Frasso. (In questo piccolo e povero borgo giuge agli inizi del 1600, sull’onda di una forte devozione popolare, la Statua della Madonna di Campanile).

            Il nuovo Vescovo, Mons. Ettore Diotallevi [1608-1635],  nel 1612. dedica poche righe a Frasso. Da esse si deduce che il nostro Paese conta 242 famiglie, 942 abitanti, e sette preti,  ha una sola Parrocchia ed è soggetto alla Casa Gambacorta  (Principe di Frasso è Scipione Gambacorta [+ 1654], cognato di Giulia). Mentre nel 1636, Mons. Giovanni Agostino Gandolfo [1635-1653], in una scarna nota riferisce che le famiglie sono 200 e che le Chiesa sono due: S. Giuliana e il Corpo di Cristo. Quest’ultima appartiene al Comune ed è servita da diversi cappellani ed economi.

             Le relazioni dei Vescovi (specialmente di Mons. Diotallevi) accennano al clima sociale, piuttosto violento, ma non fanno parola della rivolta del 1647, contro il Principe, capeggiata da Luccio di Gregorio, e poi finita nel sangue.

            Nel 1655 Mons. Domenico Campanella [1654-1663] riferisce che a Frasso ci sono  300 famiglie e due Chiese. (L’anno precedente,  1654, al Principe Scipione Gambacorta, succede il Figlio Pompeo, che morirà senza eredi nel 1663, poco prima della zia, la Principessa Giulia).

            Nel 1664 arriva a S. Agata, Mons. Giacomo Circi [1664-1699], che nella relazione del 1668, afferma che Frasso ha una popolazione “numerosissima”, cioè di 1210 abitanti,  610  sopra i 13 anni e 600 sotto i tredici anni, 15 sacerdoti e venti chierici. Riferisce anche di una terza Chiesa, S. Maria del Soccorso (inaugurata nel 1658), che ha una rendita di più di 200 ducati, utilizzati per la dote delle ragazze, la celebrazione delle Messe e l’ampliamento dell’ edificio sacro;  di due Confraternite e di un Monte di Pietà.

L’aggettivo “numerosissima” (confermato anche nella relazione seguente) si spiega con il fatto che nel 1656 c’era stata la peste, che aveva decimato la popolazione della Diocesi, e non solo. Si spiega perciò il gran numero di bambini e lo scarso numero di adulti: dopo la tragedia della peste il nostro paese si stava ripopolando in fretta.

            Dalla relazione del 1679 (Mons. Circi) risulta che la Terra di Frasso ha  1300 abitanti (700 sopra i 13 anni e 600 sotto). Sono aumentati anche i Sacerdoti che sono 20 e i chierici (25). In tale documento si ricorda anche che i 200 e più ducati della rendita della Chiesa di S. Maria del Soccorso, provengono da una sola masseria, “sita in territorio di Dugenta, lasciata alla Chiesa dalla Principessa di Frasso”. Si dice anche che a Frasso, oltre a questa Chiesa ed a quelle di S. Giuliana e del Corpo di Cristo, ci sono “molte altre Chiese”, dove viene celebrata la Messa, due Confraternite ed un Monte di Pietà.

            Gli stessi dati sono ripetuti nel 1681 e nel 1687, quando il vescovo riporta qualche notizia sulla questione dell’eredità Gambacorta, causa di gravi  contrasti tra la popolazione. A tale clima  sembra far riferimento Mons. Circi, anche in un documento del 1688, in cui afferma: “in Frasso sono tre o quattro persone, che con l’esercizio anche della giurisdizione  temporale conculcano quella terra, assorbiscono i beni dell’Università e delle Chiese; né fanno conto del Vescovo, né di alcuno; e in Napoli non mancano Protettori che, per l’utilità che ne ricavano, fomentano e proteggono la tirannide” (M. Di Cerbo, In volo su Frasso Telesino, p.22)

            Nel 1600, Frasso è in realtà un piccolo borgo isolato. La superficie edificata è circa un terzo di quella attuale. Esistono 3 Chiese grandi, ed altre piccole: Madonna delle Grazie, Addolorata (in Piazza, al posto della Villetta), S. Giovanni, S. Michele, S. Vito,  S. Antonio di Vienna (nella Terravecchia), forse Montevergine. La Piazza, dominata dal Palazzo del Principe, più piccolo dell’attuale, occupa lo spazio oggi esistente tra il Circolo sociale e il Municipio. Ci sono già Via Calvani e Via Piconi, Via Piano dei Santi, Via Bocca, da cui si accede al piccolo casale di “Santianni”. Capo S. Angelo con i Sauci formano un piccolo nucleo di case separato; non esiste l’Istituto Gambacorta, ma poche case in Via Florii,  Non è stato ancora edificata la maggior parte delle abitazioni del quartiere Tuoro, mentre esistono quelle del Tuoro Vecchio, dei Barungi,  e forse dell’ultima parte di Via Agnoni. Ci sono Terravecchia e Via Castagnola, quest’ultima, dal 1675, è dominata da  Palazzo Mosiello.

[Occorre ricordare che nel 1600 e fino agli inizi del 1900, da S. Agata e da Dugenta si accedeva a Frasso, attraverso due sentieri che arrivavano in Via Tuoro - la “porta” principale del Paese -, non esistendo ancora le strade Rotabili].

            Molto diverso sarà il 1700. Frasso, grazie alle mutate condizioni politiche del Regno di Napoli, e probabilmente dei grandi lavori per la Costruzione della Chiesa  e del Monastero di Gambacorta, avrà un notevole sviluppo e si arricchirà di strade, palazzi e Chiese.

V. Simone

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Riquadro

FRASSO NEL ‘600: PRINCIPALI  DATE

 

1598                - Nascita di Giulia Gambacorta

1610 (?)          - Arrivo della Statua della Madonna di Campanile

1647                - Rivolta di Luccio di Gregorio

1654                - Morte del Principe Scipione Gambacorta (6/XI)

1655                - Primo testamento di Giulia Gambacorta (30/VII)

1656                - Peste

1658                - Apertura della prima Chiesa di  Campanile

1661                - Secondo testamento di Giulia Gambacorta (15/III)

1663                - Morte del Principe Pompeo Gambacorta

                                   - “Codicillo” al Testamento del 1661

                                   - Morte di Giulia Gambacorta (30/IX)

1701                - Apertura dell’attuale Chiesa di Campanile

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Riquadro

 

LA POPOLAZIONE DI FRASSO NEGLI ULTIMI QUATTRO SECOLI *

 

1612                                                  ABITANTI                                                      942

1668                                                                                                                        1210

1679                                                                                                                        1300

1703                                                                                                                        1795

1741                                                                                                                        2719

1765                                                                                                                        2600

1792                                                                                                                        3450

1831                                                                                                                        4038

1861                                                                                                                        4980

1881                                                                                                                        4166

1911                                                                                                                        4511

1951                                                                                                                        4556

1981                                                                                                                        3291

1998                                                                                                                        2987

1999                                                                                                                       

* Questi dati sono stati desunti dalle Relazioni dei Vescovi al Papa (fino al 1831) e dalle pubblicazioni dell’Istituto Centrale di Statistica (dal 1861 ad oggi).


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