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Frasso: LE ELEZIONI AMMINISTRATIVE DEL 1990 E 1991
Articolo di Valentino Di Cerbo pubblicato il 27/1/2014 (2024 Letture)

Una doverosa premessa

 

Nella storia dei singoli, come in quella delle Comunità, ci sono momenti che rappresentano uno snodo importante e che, nel bene o nel male, ne condizionano il futuro. Tale mi sembra siano state per Frasso le due tornate elettorali amministrative del 1990 e del 1991, che, anche a motivo degli eventi nazionali successivi, hanno acquistato un peso imprevedibile a quel tempo.

A dieci anni da quei fatti, desideriamo ritornarci su con il distacco che dona il passare del tempo, per trarre qualche insegnamento e contrastare la tendenza a rimuovere il passato, illudendosi di risolvere in tal modo i problemi.

Non vogliamo esprimere valutazioni sui contendenti del tempo, ma riflettere sui fatti per capire come mai, Frasso da allora sia rimasto senza leaders capaci di guidarlo verso il futuro.

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I fatti

 

Alla fine degli anni ottanta, dopo circa quarant’anni di amministrazioni democristiane, guidate negli ultimi venti dal Preside Carmine Calandra, le opposizioni iniziarono a prepararsi per affrontare la prossima tornata elettorale del 1990, sperando di uscirne vittoriosi.

Fu così che nel luglio 1989, il giovane Segretario del locale Partito Socialista Italiano, il dott. Mario Calvano, da poco succeduto al dott. Aldo Della Selva, avviò una serie di contatti informali, al fine di realizzare un accordo pre-elettorale con il PCI ed altre forze politiche disponibili. Tale ipotesi, trovò l’interesse degli iscritti, che l’approvarono in una seduta del 17 luglio dello stesso anno, dando mandato al Segretario di promuovere una seduta congiunta tra i locali direttivi del PSI e del PCI. Tale proposta, caldeggiata anche dal segretario del PCI, Rag. Antonio Calvano, trovò positiva accoglienza nel direttivo PCI del 6 agosto.

Fu così convocato, il 17 settembre, l’auspicato incontro dei due direttivi, che si concluse con un “Comunicato congiunto” con il quale i due segretari, in data 23 settembre, comunicavano alla cittadinanza che i Socialisti e i Comunisti “sono pervenuti alla determinazione di ricercare ogni forma di adesione tra le forze politiche e sociali presenti nel paese per la formazione di un comitato che avvii tutte le iniziative possibili per la creazione di una lista civica in vista delle prossime elezioni amministrative. Una lista che rompa l’egemonia dell’attuale gruppo dirigente, che getti le basi per avviare una nuova era politica e che porti a vere prospettive di sviluppo e di crescita sociale del nostro paese”.

A tale comunicato fece seguito, nel dicembre 89, l’istituzione del Movimento per la lista civica, che trovò l’adesione anche di alcuni dissidenti della Democrazia Cristiana, come il dott. Gennaro Pezone, il dott. Giuseppe Izzo e il Geom. Giuseppe Viggiano.



In seguito a qualche ripensamento degli aderenti della prima ora, i direttivi dei due partiti promotori in seduta congiunta, il 19 febbraio 1990, prendono la decisione “di andare alla composizione di una lista civica, aperta ad altre componenti rappresentate da indipendenti e da dissidenti democristiani. I due direttivi si impegnano altresì a comporre comunque una lista civica, indipendentemente dagli sviluppi che eventualmente si potranno determinare”.

Si giunge così, all’accordo congiunto  dei “gruppi DC[dissidenti]-PSI- PCI -INDIPENDENTI costituenti la LISTA CIVICA nelle elezioni del 6-7 maggio 1990 per l’Amministrazione Comunale”, che viene siglato il 18 marzo 1990, alle ore 1,25.

Tale accordo definiva “la composizione numerica dei rappresentanti al Consiglio Comunale della Lista Civica” in tal modo: DC 5; PSI 6; PCI 2; Indipendenti 3. Ipotizzava anche una ripartizione delle future cariche, da attribuire tenendo conto anche di un criterio di alternanza.

Sottoscrittori dell’accordo sono: Giuseppe Viggiano e Giuseppe Izzo per la DC; Calvano Mario, Aldo Della Selva; Sergio Alfonso De Fortuna per il PSI; Calvano Antonio, Norelli Antonio e Ciervo Egidio per il PCI e Simone Felice, Giovanni Formichella e Vincenzo Picone per il Gruppo indipendente.

L’accordo - cosa molto importante per spiegare gli eventi successivi - prevedeva altresì che i gruppi si impegnassero a far votare la lista Civica, in testa, senza esprimere preferenze sui singoli candidati, perché allora la legge elettorale relativa al rinnovo delle amministrazioni comunali prevedeva che l’elettore potese esprimere la sua preferenza per un certo numero di candidati, scegliendoli anche da liste diverse e senza votare una lista determinata.

Siglato l’accordo, si provvide a scegliere lo stemma (un’aquila - che ricorda quella del monumento ai Caduti - pronta a spiccare il volo, che tiene tra le zampe due ramoscelli di ulivo e poggia su un globo segnato dalla croce, sullo sfondo delle montagne di Frasso), il motto “Lega per Frasso” ed a definire la lista, che prevedeva come capolista Giovanni Formichella, seguito da Amore Cosimo, Calvano Antonio, Calvano Mario, Della Selva Aldo, Di Lorenzo Mario, Iannucci Giovanni, Izzo Gennaro, Izzo Giuseppe, Marcarelli Alfonso, Norelli Antonio (8/1/1947), Norelli Antonio (30/8/64), Pezone Emilio, Picone Vincenzo, Simone Americo e Simone Felice.

Nel campo opposto, quello della DC, veniva riconfermato capolista Carmine Calandra, seguito da Aceto Clemente, Amore Giuseppe, Calandra Americo, Calvano Angelo, Ciervo Giuseppe, D’Abbiero Giovanni, D’Amico Eugenio, Di Cerbo Giuseppe, Iannotti Roberto, Marcarelli Arnaldo, Matarazzo Luigi, Norelli Cosimo, Norelli Giuseppe, Simone Vincenzo e Viscusi Luigi.

Si aprì un’accesa campagna elettorale nella quale fu significatiiva, nell’uno e nell’altro campo, la presenza dei giovani, che pubblicarono, (cosa che avvenne anche nelle elezioni dell’anno successivo) alcuni fogli di informazione politica (ciclostilati) come “La saraca” e “Costruisci la tua Frasso” (giovani DC), e “L’informatore civico” (giovani della Lista civica).

            Nelle  elezioni del 6-7 maggio 1990 i cittadini riconfermarono il Sindaco Calandra e la lista DC, con 1127 voti, contro i 998 della Lista Civica.

Contro tale verdetto elettorale, Sergio De Fortuna, Eugenio Iannucci e Alberto Simone, per conto della Lista Civica,  il 19 giugno seguente, presentarono un ricorso al TAR della Campania, perché “durante le operazioni (di voto) vi sono state notevoli irregolarità in particolare per quel che riguarda la violazione dell’art. 41 del T.U. 570/60.”. Si denunciava cioè che “l’accompagnamento in cabina è avvenuto per ben 62 elettori [muniti di certificato medico attestante una loro invalidità (n.d.r.)] che, certamente, non erano impediti tanto che svolgevano prima delle elezioni, e continuano a svolgere tuttora, la loro attività lavorativa senza alcun impedimento”, e, a motivo di tale irregolarità si chiedeva “l’annullamento delle operazioni elettorali e del provvedimento di proclamazione degli eletti”.

Il ricorso venne accolto dal TAR, suscitando grande entusiasmo, non soltanto  nei ricorrenti, ma nella stragrande maggioranza di quanti avevano sostenuto la Lista Civica. Giunse così a Frasso il Commissario prefettizio e furono fissate nuove elezioni per il 17-18 marzo 1991.

L’euforia provocata dal verdetto del TAR della Campania, non distolse i promotori della Lista civica dall’impegno urgente di fare un’analisi critica del voto precedente.

A tale scopo, ma anche in vista della individuazione di persone rappresentative, da inserire nella nuova lista,  che potessero incrementare il consenso, fu istituito un Comitato di Saggi, comprendente anche Don Antonio Iadevaia, parroco di Santa Giuliana, che svolse in effetti un ruolo di breve durata e alquanto marginale.

Frattanto, alcuni che erano presenti nella prima lista si erano dichiarati non più disponibili a ripetere l’esperienza. Qualcuno fece tale scelta per motivi personali, come il Rag. Antonio Calvano, Segretario del PCI, altri per far spazio ad elementi nuovi.

Tra i criteri adottati per formare la nuova lista ci fu, anche quello di assicurare - cosa inedita e quasi “rivoluzionaria” per Frasso - una significativa e qualificata presenza femminile, che si espresse nelle persone di Erminia Florenzano, Giuseppina Norelli e Pasqualina Simone.

La nuova lista confermava Giovanni Formichella come candidato sindaco e comprendeva: Calvano Mario, Ciervo Egidio, De Fortuna Sergio Alfonso, Della Selva Aldo, Di Lorenzo Mario, Florenzano Erminia in Norelli, Izzo Gennaro, Izzo Giuseppe, Marcarelli Alfonso, Massaro Antonio, Norelli Antonio, Norelli Giuseppina, Pezone Emilio, Salvione Raimondo, Simone Pasqualina in Testa.

Tale soluzione non fu condivisa da un gruppo di cittadini frassesi, che presentarono, sotto il simbolo del PSDI, una terza Lista, con soli 4 canditati (Amore Alfonso - ex Segretario del PSI locale ed ex Consigliere provinciale - capolista, Calvano Antonio, Nicolella Italo, Viscusi Carlo), che da molti fu considerata - a ragione o a torto - una “lista di disturbo”.

La DC, frattanto, confermava la lista precedente.

Si giunse così, in un clima molto teso, al giorno delle elezioni, che videro - come al solito - un massiccio afflusso alle urne.

La Lista civica, come è stato accennato,  aveva dato ai suoi elettori l’indicazione di non esprimere preferenze, ma di votare solo il simbolo. Tale scelta risultò vincente poiché di fatto assicurò alla “Lega per Frasso” di superare con 1084 voti la Lista DC, che ne ebbe 1037, ma non le assicurò la guida dell’Amministrazione comunale, a motivo di “alchimie”, allora possibili, grazie alla legge elettorale vigente ed alla presenza della terza Lista (PSDI). Infatti alcuni elettori votarono con il sistema delle preferenze scegliendo i 16 candidati dalla tre liste, determinando così l’elezione di un Consiglio comunale, certamente legittimo, ma alquanto “anomalo”, costituito dai Consiglieri che avevano riportato più voti e cioè 13 consiglieri della Lista DC e 7 della Lista Civica (i suffragi attribuiti a ciascuno di loro risultarono sommando i voti della lista di appartenenza più quelli di preferenza). Il numero dei Consiglieri attribuito alla Lista DC fu più consistente, anche grazie ad un fatto anagrafico: due candidati DC, pur avendo preso un numero di voti pari a quello di altri due della Lista civica, furono eletti perché più anziani.

Si verificò così che la Lista Civica prima per voti di lista, si trovò con soli 7 consiglieri, mentre la lista della DC, seconda per voti di lista (lo scarto fu di 47 voti), si trovò con 13 consiglieri e di fatto vinse le elezioni. La terza Lista (PSDI) ricevette 12 voti, senza alcun Consigliere eletto ( il più votata, Alfonso Amore, ebbe soltanto 73 voti di preferenza).

Molti ancora ricordano le scena del capovolgimento di fronte, che si svolse in Piazza IV Novembre e che coinvolse tutti: quelli della Lista civica, che preparandosi a celebrare la sospirata vittoria, dovettero ritirarsi in buon ordine e quelli della lista DC, che amareggiati per i primi risultati delle urne si ritrovarono insperatamente vincitori della tornata elettorale per una questione di attribuzione di preferenze.

La riconferma della Lista DC, per i successivi eventi nazionali, di fatto risultò non positiva per Frasso: dopo poco più di un anno,  per motivi personali e per le divisioni interne della DC locale, il Sindaco Prof. Carmine Calandra si dimise. Gli subentrò il dott. Luigi Matarazzo, che tenne l’incarico fino allo scadere naturale della legislatura, nel 1996 e non si ricandidò nelle successive elezioni.

 

Alcune considerazioni

 

La mancata vittoria della Lista civica e, a seguito degli eventi nazionali dei primi anni 90, la disgregazione della DC  e la dissoluzione del PSI locali, costituiscono per Frasso fatti molto gravi, che nell’arco di poco tempo hanno tolto potere e prestigio alla vecchia classe dirigente, senza farne emergere una nuova.

Quelli che nelle due liste degli anni 90/91 apparivano come possibili leaders futuri, scomparvero quasi del tutto nelle tornate elettorali successive, gestite in prevalenza da giovani, alquanto inesperti e senza il sostegno, ideologico e politico, che partiti come la DC ed il PSI assicuravano un tempo ai leaders locali

Gli eventi degli anni ‘90 e ‘91 hanno di fatto creato, soprattutto nei professionisti locali (con l’eccezione di qualcuno, ma isolato ed incapace di imporsi) disaffezione verso la  politica attiva e scarsa voglia di progettare insieme “per Frasso”.

Inoltre la fine della concorrenza tra la DC e il PSI - che per acquistare consenso si impegnavano per il nostro Paese, assegnando incarichi importanti a personaggi locali o dirottando su Frasso finanziamenti pubblici -  e la polverizzazione eccessiva dell’elettorato frassese, ha posto Frasso ai margini dei “giochi politici”, in una situazione di preoccupante isolamento.

C’è da augurarsi che persone libere, intelligenti e tenaci, nello schieramento moderato, come in quello progressista, possano impegnarsi per realizzare nel nostro Paese una ripresa del confronto progettuale, politico e civile, senza personalismi e inutili avventure.

 

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