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Rubriche > CHIESE E CASTELLI nelle Terre dei Gambacorta > Margherita de Tucziaco e il Castello di Limatola
Margherita de Tucziaco e il Castello di Limatola
Articolo di Valentino Di Cerbo pubblicato il 24/9/2009 (1664 Letture)

Margherita de Tucziaco, cugina carissima di Carlo I° d’Angiò, apparteneva ad una gran bella famiglia. Aveva cinque fratelli, Anselmo, Filippo, Berardo, Thomas, e Oddone, tutti chiamati dal re Carlo a ricoprire le più importanti cariche del Regno.

Carlo I, dopo il suo trionfale ingresso a Roma, dove fu incoronato dal Papa Clemente IV “Anno domini MCCLXIIII Romani elegerunt Carolum fratrem Regis Francie in Dominum Urbis in vita sua… idem Carolus a Papa Clemente, magnifice coronatus est” (Ms. c. 175- Capasso, Breve Chronicon Lauretanum), avendo ottenuto il regno di Napoli e di Sicilia, aveva bisogno di uomini fedeli e obbedienti per il suo governo. Ecco perché si rivolse ai suoi valorosi e nobili cugini, i quali non solo non delusero il sovrano, ma furono a lui sempre affezionati.

Per questo Carlo li ricompensò con le più importanti cariche e alla affascinante Margherita offrì uno dei più maestosi castelli del regno di Napoli, qual era il castello di Limatola, nel quale il re stesso fu ospite per qualche giorno durante i suoi viaggi, probabilmente, quello che fece  nel febbraio del 1271, da Foggia a Capua, dove rimase dal 23 al 26 febbraio nella Torre di S. Erasmo. (Angelo Riccio. Itinerario di Carlo I D’Angiò nell’anno 1271 in Il registro di Carlo I d’Angiò. 1271 A in Regia Sicla. Archivio storico campano, anno I, Caserta 1889).

Il castello di Limatola, costruito intorno al Mille su una fortezza sannitica, grazie a Margherita, ebbe la sua prima ristrutturazione alla fine di ottobre del 1277, con decreto del re Carlo I° d’Angiò, emanato a Melfi il 27 settembre del 1277. Con molta probabilità alla sua ristrutturazione dovette presiedere l’architetto francese Pietro D’Angicourt, quello stesso che aveva diretto i lavori di ricostruzione del castello di Lucera in Puglia e che sovente viene indicato col titolo di Protomaestro.. (Reg. 1277 F. 169).

La facciata esterna del castello di Limatola rivolta a Sud-Est, nonostante gli interventi strutturali successivi, tra i quali quello operato dal duca Francesco Gambacorta nel 1518, conserva ancora parte dell’antico splendore e del restauro eseguito dai maestri scalpellini napoletani, fatti venire da Margherita de Tucziaco. La finezza del lavoro si nota  soprattutto per la messa in opera dei conci di tufo, per la precisione del loro taglio (tutti della stessa dimensione) e per la perfezione della forma, che richiama quella della fabbrica di Castelnuovo, ristrutturata da Pietro D’Angicourt.

Carlo difatti era molto meticoloso nell’assegnare i lavori e pretendeva che si portassero a termine con celerità e minacciava forti pene a chi indugiava ad eseguire i suoi ordini.

Nel novembre vedendo che le fabbriche progredivano poco, Carlo ingiunge a Gerardo di Artois, giustiziere di Terra di Lavoro, di mandare altri manuali, ed esorta Pietro Chaul ed Enrico di Torsenvach a vigilare affinché gli operai lavorino e non fuggano. Ordina di chiudere in carcere cum compedibus, e solamente con pane e acqua quelli che si mostrassero svogliati o che andassero via; e di procedere contro quelli che riuscissero a nascondersi, carcerando le moglie e i figli, ruinando le loro case, divellendo le loro vigne. (Reg. 1279- 80 B n. 37 f. 17).

Da ciò si comprende come il lavoro di restauro del castello di Limatola sia durato poco più di un anno.

 

Cfr. G. Aragosa, Una principessa angioina a Limatola, in Moifà’ 43 (gennaio 2006) p. 19 e Moifà 44 (aprile 2006), p. 11)

 

(Testo provvisorio)


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