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Una tela di Michele Foschini a Frasso
Articolo di Valentino Di Cerbo pubblicato il 27/9/2009 (1336 Letture)

Tra le pregevoli opere della chiesa di Campanile di Frasso Telesino si conserva una tela del pittore guardiese Michele Foschini che insieme a De Mura, Rossi, Giaquinto, De Maio (presente nella stessa chiesa con la Vergine con quattro carmelitane del 1765), Fischetti, Bonito e tanti altri fu allievo di Francesco Solimena (1657-1747). Il Foschini nacque a Guardia Sanframondi il 14 settembre 1711 e morì a Napoli nel 1770. All’ età di 11 anni venne condotto nella Capitale per studiare latino, logica e matematica. Date le sue spiccate doti per il disegno, poco più che sedicenne venne affidato al pittore Niccolò Maria Rossi, senza peraltro abbandonare gli studi che aveva intrapreso. Successivamente, su interessamento del Rossi, entrò nello studio del Solimena, dove ebbe modo di perfezionare la tecnica del colore. Il Solimena resosi subito conto del suo talento gli affidò, ben presto, la riproduzione di alcune sue opere richieste dalla principessa di Geraci. La prima importante commissione, comunque, fu l’ esecuzione di una tela per la cattedrale di Nusco con La Vergine del Carmine, S. Filippo Neri e S. Pasquale Baylonne. L’ opera riscosse tanto successo che più tardi dovette farne una replica per la chiesa dell’ Annunziata di Barletta. Nel 1729 eseguì diversi affreschi e un dipinto ad olio per la chiesa dei padri Francescani del suo paese, andati  poi perduti. In questo periodo eseguì per i Piccirillo, suoi compaesani, il ritratto di Don Pasquale Piccirillo, quattro dipinti su rame, di piccolo formato, con Le quattro stagioni e ancora La Fuga in Egitto. Quest’ultima opera è stata battuta all’ asta dalla Blindarte di Napoli il 17 dicembre 2006, mentre le altre opere dovrebbero trovarsi presso i discendenti. Sempre nel 1729 può essere datata la tela di una collezione privata, con S. Filippo Neri. La figura del santo, grazie ad un sapiente contrasto coloristico tra il fondo scuro e l’incarnato giocato su tonalità brune, si staglia in un misurato atteggiamento. Dal suo volto, in intensa estaticità, affiora un ineguagliabile studio psicologico. Al 1734 datavano diversi dipinti della chiesa di S. Gaudioso di Napoli, perduti, purtroppo, nel 1799 allorquando i francesi appiccarono il fuoco sia alla chiesa che al convento. Al 1742 risale la grande tela di Santa Maria del Soccorso, firmata in basso a destra. Venne commissionata al Foschini da Sebastiano De Filippo e situata nel braccio destro della chiesa. Essa sostituì una tela più antica del medesimo soggetto tanto ammirata dal vescovo Albini durante la visita pastorale del 1706. Il dipinto giunto sino a noi in pessimo stato di conservazione e peraltro abbondantemente restaurato, è di grande impatto scenografico. In primo piano il maligno, impersonato da un nudo con un forcone in mano, volge allo spettatore le spalle anatomicamente perfette, in un accentuato scorcio prospettico. Sull’asse diagonale del quadro appaiono la Vergine del Soccorso col Bambino e con la fiaccola ardente, simbolo dell’amore divino, San Giovannino orante, S. Rocco e S. Sebastiano. La luminosità coloristica della Vergine fa da contrappunto al dorso in controluce del demonio. Anche qui il Foschini, evidenzia, come altrove, una stretta adesione ai modi del Solimena suo maestro, tuttavia tiene conto dell’insegnamento di altri suoi contemporanei e si apre ad un linguaggio più classicista. Dal vescovo di Cerreto Sannita nel 1748 gli venne commissionata una tela di vaste dimensioni e ciò testimonia la notorietà e il prestigio di cui il pittore godeva. La tela, rappresentante La Trinità con 1’ Immacolata, campeggia sull’altare maggiore ed è di grande effetto scenografico. L’ardita composizione, il perfetto modellato e il colore squillante ne fanno un vero capolavoro. Oltre che in Guardia S., Cerreto S., Frasso Telesino e altri centri del beneventano la gran parte della produzione del Foschini si concentra nelle chiese napoletane di Suor Orsola Benincasa, S. Paolo Maggiore, Santa Maria della Pace. Non va dimenticato poi che nel Duomo di Napoli si conservano tre tele: due nella Cappella del Crocifisso e una in quella dei Caracciolo. E ancora: che lavorò sia per la reggia di Portici che per quella di Caserta. In quest’ultima, nella sala delle dame di corte, sono ‘Le Quattro Stagioni’. Del pittore non vanno trascurate l’opera grafica, da cui vennero tratte numerose incisioni, nè quella poetica dovuta certamente alla sua formazione umanistica. Suoi componimenti vennero pubblicati nel corso del ‘700 in occasione di imenei illustri, come quello tra Michele dei Medici, Principe di Ottaviano e Carmela Filomarino della Rocca, o di eventi straordinari come la conquista del regno di Napoli da parte di Carlo III di Borbone. Michele Foschini resta un impeccabile seguace del Solimena, ne rielabora però con una tecnica raffinata e in maniera geniale il repertorio barocco, sempre attento a cogliere i più svariati aspetti della cultura pittorica napoletana che tra ‘600 e ‘700 viveva una intensa e ineguagliabile stagione artistica.

Cosimo Formichella

(Cfr. MOIFA' 56 - Aprile 2009, p. 7)


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