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Rubriche > ARTE nelle Terre dei Gambacorta > La Madonna di Campanile (XII sec.)
La Madonna di Campanile (XII sec.)
Articolo di Valentino Di Cerbo pubblicato il 5/10/2009 (1828 Letture)

Tra le più antiche statue lignee della provincia di Benevento. Collegata probabilmente con la Chiesa di San Menna di Sant’Agata dei Goti.



A Frasso Telesino da secoli è oggetto di grande venerazione un’antica immagine lignea della Vergine: una bella maternità che gli studiosi fanno risalire al Medioevo, e precisamente al XII secolo, e che forse rappresenta la più antica statua mariana della Provincia di Benevento. Di questa singolare testimonianza del nostro patrimonio culturale, troviamo interessanti notizie nell’agile volume “La Chiesa di Campanile” di Valerio Piscitelli,  Simona Battisti e Carmine Calandra, ed. Associazione culturale Terra Fraxi, Frasso Telesino 1997, che ce ne fornisce una documentata presentazione.

 

Un’opera di rilevante interesse storico ed estetico

 

Secondo le carte dell’Archivio storico diocesano di Sant’Agata dei Goti, rinvenute dal Piscitelli, l’immagine, prima di giungere a Frasso, era venerata in una chiesetta sita in contrada Campanile in tenimento di Frasso, i cui abitanti ab immemorabili e ancora negli anni ottanta del 1500, vi si recavano in processione il lunedì o il martedì di Pasqua, quando dal Capitolo della Cattedrale di Sant’Agata dei Goti, proprietario del luogo di culto mariano (e del feudo circostante), un canonico annualmente veniva a celebrare la Messa.

La Visita Pastorale del 1593 e quelle degli inizi del 1600 non parlano più della Chiesetta, né della statua, ma questa riappare a  metà del secolo XVII, quando Giulia Gambacorta, sorella della moglie del Principe di Frasso, Scipione Gambacorta, e terziaria francescana, decide di costruire in paese una chiesa, dedicata alla Madonna di Campanile, con annesso Conservatorio per l’educazione di fanciulle civili povere. Al progetto si oppongono fortemente il cognato principe di Frasso e le autorità religiose locali, ma la morte del primo e il provvidenziale intervento del Duca Francesco Gambacorta di Limatola presso il Capitolo cattedrale di sant’Agata dei Goti appianeranno ogni ostacolo, rendendone possibile la realizzazione.  

In onore della Madonna di Campanile nel 1658 viene così costruita in Frasso, da Giulia Gambacorta,  una prima chiesa  e, nel 1701, molti anni dopo la morte della Principessa (+1663) e con le rendite del ricco patrimonio da lei lasciato in eredità alla Madonna sotto il patronato della Università della Terra di Frasso, una seconda, più grande della precedente, in uno stile barocco  grazioso ed elegante.

 

Da dove proviene?

 

Mons. Vincenzo Francia, osservando che molti particolari dell’immagine della Madonna di Campanile, fanno pensare a statue lignee mariane presenti in chiese e monasteri dell’Italia centrale, come la Vergine, venerata nell’Abbazia di Sant’Antimo di Montalcino (SI), la Madonna di Costantinopoli di Alatri (FR), S. Maria in Camuccia a Todi (PG) ed altre del XII-XIII sec., formula l’ipotesi che la statua frassese potrebbe essere stata realizzata altrove e portata nel Sud Italia alla fine del 1100. “Sotto l’aspetto stilistico essa rappresenta una degna testimonianza del passaggio dall’arte romanica agli iniziali accenni dell’arte gotica: della prima condivide la solidità compositiva  e l’essenzialità del linguaggio, della seconda una leggera verticalizzazione che conferisce all’insieme un elegante ritmo di linee, superfici e proporzioni. Tutto ciò fa sì che la Madonna di Campanile possa essere considerata molto di più di un semplice prodotto di modesto artigianato periferico: non ci sembra esagerato classificarla tra le opere di rilevante interesse sia sul piano storico-documentaristico, sia su quello più precisamente estetico”. Tutto, perciò, farebbe supporre che si tratti di una statua destinata ad una Chiesa importante, ma che troviamo invece in un oratorio campestre. (Vincenzo Francia, Santa Maria di Campanile, in Moifà  X(2004)3, p.16-17).

In un interessante studio (Antonio Abbatiello, Campanile. Un bosco di cerri e cerque, in Moifà  IX(2003)1, pp. 9-13), il responsabile dell’Archivio Storico diocesano di sant’Agata de’Goti fornisce spunti e argomenti per individuare l’importante Chiesa alla quale la statua della Madonna di Campanile  potrebbe essere stata destinata. Infatti, la località dove la statua è rimasta fino al 1600, la contrada Campanile o Campanino (aggettivo che più che rimandare al campanile indicherebbe un luogo pianeggiante), faceva parte del feudo che Roberto Conte di Alife, Caiazzo e sant’Agata dei Goti donò ai Benedettini, che egli chiamò nel Monastero fondato in Sant’Agata di fronte al Castello ed accanto alla Chiesa di San Menna, che egli volle erigere per custodire le reliquie del Santo eremita e fece consacrare addirittura dal Papa Pasquale II (1099-1118), il 4 settembre 1110.  E’ probabile che gli stessi monaci, avendo alla fine del 1100 fatto costruire nel feudo di Campanino una cella monastica (chiesa, casetta e altre comodità) ad uso del monaco e dei suoi collaboratori addetti alla sorveglianza dei lavori agricoli durante l’anno, vi abbiano collocato la statua della Madonna di Campanile, come attestano i documenti d’Archivio. Tale riferimento ai Benedettini è confermato da una costante tradizione popolare. Rimane il mistero sul perché della collocazione di un manufatto così importante in un sito così modesto.

 

Perché in un oratorio campestre?

 

I motivi di questa innaturale destinazione potrebbero essere di carattere teologico-disciplinare o più semplicemente di natura contingente. Nella nostra statua, nella zona del petto, probabilmente ridipinta nel 1400, la Vergine indossa un abito propriamente  sacerdotale, anzi vescovile, contraddistinto in modo specifico da una stola  con una piccola croce.  Secondo Mons. Vincenzo Francia (Santa Maria di Campanile. La Vergine Sacerdote, in Moifà XI(2006)3, pp. 11) tale particolarità  accenna ad una funzione sacerdotale  esercitata dalla Vergine  nella storia della salvezza, sintetizzata dai titoli praticamente equivalenti  di Virgo sacerdos e Virgo Pontifex (Vergine sacerdote o Vergine Pontefice), che la tradizione cristiana ha piuttosto raramente e in misura estremamente cauta evidenziato.  Se tale particolare, come è probabile, fosse presente sulla statua sin dalle origini, sarebbe a motivo di  questo segno “ardito”, che i monaci benedettini avrebbero pensato bene di nasconderla nei loro possedimenti, evitando probabili complicazioni nei rapporti con l’Autorità  papale, così vicina al loro potente benefattore normanno?  Ma forse la causa della destinazione dalla statua alla chiesetta della contrada Campanile potrebbe essere più semplice e collegata con qualche fatto accidentale, avvenuto forse durante il trasporto (da una bottega del Centro Italia a Sant’Agata?): un qualche incidente che l’avrebbe danneggiata gravemente, facendola ritenere non più degna della Chiesa abbaziale di San Menna. Questa seconda ipotesi potrebbe essere suffragata dalla non corrispondenza tra le curate linee dell’intero manufatto (impostazione, panneggi e richiami teologici: croce sul petto della Vergine, campanello a forma di libro in mano al Bambino - Parola di Dio…) e il volto della Vergine che, nonostante l’ultimo accurato restauro del 1993, rimane, con una certa evidenza, di fattura artistica più modesta.

Queste riflessioni risultano particolarmente stimolanti e offrono spunti nuovi soprattutto in occasione delle celebrazioni per i 900 anni della consacrazione della Chiesa di San Menna, che la Diocesi di Cerreto Sannita-Telese- Sant’Agata dei Goti sta lodevolmente promuovendo e che hanno avuto inizio lo scorso 5 settembre a sant’Agata de’Goti.

 

Culto secolare

 

La devozione dei Frassesi verso questa dolce e austera Immagine mariana, cui nei secoli vengono attribuiti molteplici miracoli, è profonda e costante e supera quella tributata alla Patrona del paese, S. Giuliana da Nicomedia e ad altre pur venerate immagini sacre locali. Chè anzi, comparando le probabili date dalla dedicazione a santa Giuliana della parrocchia di Frasso e quelle del primo culto tributato in contrada Campanile a  questa statua, viene da pensare che proprio intorno alla Madonna di Campanile sia iniziata la prima evangelizzazione di Frasso.

La principessa Gambacorta, quindi, edificando una chiesa in suo onore, non dà origine al  culto della Vergine di Campanile, ma dà forza ad una devozione popolare già esistente da secoli. E il fatto che la seconda Chiesa venga edificata con una dovizia ed un’eleganza degne di più importanti contesti civili e culturali, dimostra quanto, anche nel 1701, fosse ritenuta radicata e rilevante questa devozione da Autorità, Amministratori del patrimonio Gambacorta e cittadini frassesi, i quali, peraltro, da circa 400 anni celebrano in onore della Madonna di Campanile la più importane festa del paese, contribuendovi in maniera consistente, anche se lontani. Al riguardo, appare molto significativo che agli inizi del secolo scorso i Frassesi emigrati in America sostenessero più della metà delle spese dell’annuale festa, perché fosse veramente degna dell’antica Mamma di Campanile,   e inviassero notevoli somme per la celebrazione di Sante Messe cantate e solenni.

La Statua della Madonna di Campanile, riportata all’antica bellezza dal restauro del Maestro Graziadei Tripodi (1993), da vent’anni è tornata nella sua Chiesa, la dimora “da Lei scelta”, come vuole una tradizione popolare, ripristinata dopo il terremoto del 1980. 

 

Angelica Scioscia

(Cfr. Il Sannio Quotidiano, 5 ottobre 2009)


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