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Moifà, il Cinquantenario e le Terre dei Gambacorta
Articolo di Valentino Di Cerbo pubblicato il 18/11/2009 (2054 Letture)

Relazione tenuta da don Valentino Di Cerbo nell'incontro in preparazione al Cinquantenario del Comune di Dugenta, che ha avuto luogo il 7 dicembre 2005 nei locali dell'Istituto comprensivo dugentese.

Mi è stato affidato il compito di illustrare le finalità delle celebrazioni del cinquantenario del Comune di Dugenta, all’interno di un progetto più ambizioso avviato da qualche tempo intorno al giornale Moifà.

Moifà e il progetto

Circa 12 anni or sono, un gruppo di amici che si sono incontrati per riflettere sulla situazione di Frasso, si sono trovati d’accordo sul fatto che non è possibile costruire il futuro di una comunità, senza promuoverne il recupero dell’anima, a partire dalla storia, dalla cultura, dalla religiosità e da quant’altro ne costituisce lo specifico. Hanno, inoltre, pensato di allargare ad altri tale riflessione, creando l’Associazione culturale Terra Fraxi e attivando il canale di comunicazione, da troppo tempo interrotto, tra i residenti e quanti vivono lontano dal paese d’origine. E’ nata così l’idea di pubblicare un Bollettino di collegamento tra i Frassesi, chiamato poi Moifà, dal nome di un notissimo canto popolare locale.

 

L’attenzione  “all’altra metà dell’album”

L’attenzione  al mondo dell’emigrazione rientra ormai a pieno titolo negli obiettivi delle istituzioni provinciale e regionale. Ma per paesi dimezzati dall’emigrazione del secolo XX, come i nostri, ed espropriati della loro anima e della voglia di futuro dagli attuali fenomeni di massa e da una invadente visione individualistica della vita, essa appare sempre più  necessaria. Infatti, chi è partito rappresenta – per usare una bellissima immagine di Robert Viscusi – l’altra parte del vecchio album di famiglia, portato via alcuni decenni or sono, ma ancora indispensabile per ricostruire le dimensioni autentiche di una comunità. Tanto più che i nostri paesi, purtroppo, per tanti anni hanno soltanto subito il fenomeno dell’emigrazione. Le vicende, positive e negative, delle persone in esso coinvolte, salvo rarissimi casi, sono state poi sempre scarsamente considerate anche dalle Istituzioni civili e religiose. In tale contesto, la ricca corrispondenza di don Pasquale De Rosa con i Dugentesi espatriati in America  o i viaggi negli USA di don Igino Romano costituiscono una lodevole eccezione.

Del resto chi se n’è andato dai nostri paesi, a differenza di quanto è avvenuto in altri contesti geografici e culturali, dove al partire è seguito spesso un ritorno con assunzioni di responsabilità verso la propria comunità (penso al Veneto), ha limitato quasi sempre il suo rapporto alla nostalgia o agli interessi affettivi ed economici, finiti i quali, spesso si è reciso ogni legame consapevole e attivo con il paese d’origine.

La pubblicazione di Moifà e le iniziative connesse, consistenti anche nella promozione di incontri con i frassesi emigrati nel loro luogo di residenza, hanno tentato di aprire anche questi spazi.

 

 

Un bilancio

I risultati ottenuti, soprattutto per la novità della proposta, sono ancora iniziali e forse ci vorrà ancora molto tempo perché appaiano evidenti. Ma il successo di Moifà, da 11 anni pubblicato trimestralmente, con 40 pagine in media, una tiratura di 2000 copie e i contributi spontanei dei lettori, che finora permettono al giornale di sopravvivere, fanno apparire il cammino promettente. Forse a livello di istituzioni si potrebbe fare di più, anche per fronteggiare resistenze irrazionali,  dovute ad un malinteso senso di auto-sufficienza e a forme di cultura di isolamento, che portano a rigettare ciò che esula dall’ovvio e il coinvolgimento in progetti a lungo termine. Ma questi problemi costituiscono una difficoltà non soltanto per un giornale e il suo progetto.

 

La scoperta del territorio

Nel promuovere sulle sue pagine le finalità indicate, Moifà e il gruppo che ad esso fa capo, si è trovato a scoprire i tanti legami che la comunità frassese ha con la realtà del più vasto territorio in cui è inserita: la provincia, la diocesi, la Comunità montana del Taburno,..., In particolare è stato individuato con sorpresa il rapporto particolare, tuttora esistente in forme complesse, ma ancora visibili, tra alcuni paesi accomunati dall’aver costituito, per più di 200 anni, un’unità economica, politica e sociale sotto il dominio di una grande famiglia feudale: i Gambacorta signori di Frasso, Limatola, Melizzano e Dugenta.

Tale scoperta, condivisa anche da altre realtà del territorio, ha portato nel 2004 a ipotizzare un’Associazione delle Terre dei Gambacorta e dei Caracciolo, tra detti Comuni. Tale lavoro, appena avviato, ha aperto interessanti prospettive.

 

Il Cinquantenario

In tale contesto, le celebrazioni per il cinquantenario di Dugenta, anche se promosse autonomamente, hanno subito trovato una profonda sintonia con il progetto dell’Associazione in parola e con Moifà.

L’impostazione del cinquantenario, che non mira ad esaurirsi in un mero momento celebrativo, appare di grande interesse al riguardo. Infatti, grazie all’impegno competente e appassionato del prof. Antonio Gisondi, del Comitato scientifico e delle collaborazioni reperite anche all’interno dei quattro Comuni, come pure al sostegno convinto e determinato del Sindaco di Dugenta, dott. Miguel Viscusi, e dell’Amministrazione comunale, anche le celebrazioni dugentesi stanno portando oltre che alla riscoperta delle radici e al recupero del senso della Comunità, alla consapevolezza del più ampio contesto nel quale essa è inserita e dal quale non si può prescindere per la costruzione del futuro, se non si vuole naufragare nel mare complesso e ambiguo della  globalizzazione.

 

Da intuizione a impegno condiviso

Tuttavia, il progetto dell’Associazione delle Terre dei Gambacorta ha bisogno dell’impegno di tutti perché si trasformi da intuizione di alcuni, in realizzazione largamente condivisa e feconda.

Per raggiungere questo obiettivo che, a partire dalla riscoperta di un’identità comune – ne sono certo - darebbe linfa nuova al territorio, in ambito culturale, turistico, economico, di servizi….. mettendo in circolo risorse validissime, ma oggi purtroppo inutilizzate, occorre impegnarsi a tutti i livelli.

 

L’impegno dei politici

La presenza dei sindaci di Dugenta, Frasso, Limatola e Melizzano, ci dice la loro disponibilità ad operare a livello politico. Qui essi possono trovare appoggio anche da parte dell’Amministrazione provinciale, da anni impegnata nelle valorizzazione delle realtà territoriali, e della Regione Campania, anche se da questa ci si attende, com’è avvenuto altrove, una maggiore spinta – soprattutto in campo legislativo - verso una più stretta collaborazione e  forme di integrazione tra i Comuni.

Ma il progetto dell’Associazione delle Terre dei Gambacorta non vuole invadere il campo dei politici, che è quello decisionale, anche se da esso attende sostegno e con esso desidera stabilire un attivo rapporto di collaborazione.

 

Il ruolo delle Associazioni

Tale progetto, infatti, intende coinvolgere innanzitutto la società civile e le associazioni ed operare soprattutto nell’ambito dell’analisi culturale e  dell’animazione per promuovere nel territorio l’attitudine a pensarsi insieme, a riscoprirsi insieme, a lavorare insieme, a creare forme permanenti e organiche di incontro, di dialogo di collaborazioni.

Il lavoro già timidamente avviato dall’aprile 2004, che vede su Moifà una rubrica “Da Prata al Volturno” aperta a contributi del territorio di  Limatola, Dugenta e Melizzano, come il fascicolo dal titolo DUGENTA HA CINQUANT’ANNI, pubblicato per due volte come supplemento di Moifà, insieme ad altri momenti di incontro, sono certamente segni promettenti. (Ettore Di Cerbo)

Ma se le prospettive dell’Associazione della Terre dei Gambacorta-Caracciolo, tese a promuovere consapevolezza e progettualità, richiedono un coinvolgimento di tutte le realtà presenti sul territorio, comprese quelle economiche, il punto di partenza – ne sono convinto – è quello culturale. Mi limito ora ad alcuni esempi e proposte per avviarlo:

 

1.               C’è bisogno di un impegno organico per la riscoperta del territorio. Tale azione esige la collaborazione tra Pro Loco e Associazioni culturali dei quattro Comuni intorno ad alcuni progetti condivisi. Immagino queste realtà impegnate in:

-        ricerche sui detti e canti popolari;

-        raccolta e catalogazione di immagini fotografiche e di testimonianze della civiltà contadina;

-        raccolte di documenti del secolo XX, relativi al periodo fascista, al sorgere dei partiti democratici nel secondo dopoguerra, alla vita religiosa ed alla incidenza dell’attività delle parrocchie;

-        piccole ricerche sul fenomeno dell’emigrazione e sulla sua ricaduta sul territorio…

2.               E’ utile, inoltre, pensare a un organo di stampa che promuova tale progetto sui quattro Comuni, aprendo vie di comunicazione con “l’altra metà dell’album di famiglia”, cioè individuando e contattando quanti vivono fuori del territorio.

In questo, Moifà potrebbe mettere a disposizione la propria esperienza, allargando il suo campo d’azione a tutte le Terre dei Gambacorta, ma sarebbe ben felice di cedere il passo ad altre forme di collegamento tramite carta stampata, qualora se ne ravvisasse la necessità.

Ma le attuali molteplici forme di comunicazione possibili dovrebbero far pensare anche ad un sito dell’Associazione o al collegamento tra i vari siti già esistenti.

E’, inoltre, opportuno realizzare in tempi brevi un dépliant sull’intero Territorio, dove si propongono brevi note storiche e un itinerario artistico- culturale, ambientale,  ed  eno-gastronomico….

3.               Al fine del coinvolgimento “dell’altra metà dell’album di famiglia” (ma non solo) occorre organizzare già nella prima metà del 2006 un primo incontro tra Frassesi, Dugentesi, Melizzanesi e Limatolesi residenti in una Città italiana (Roma, Milano…), dove più consistente è stato (ed è) il flusso migratorio dal nostro Territorio, con la presenza dei quattro Sindaci. In futuro occorrerà altresì pensare a forme di gemellaggio e alla presenza del territorio nella toponomastica di alcune grandi Città italiane (qualcosa già c’è).

4.               Per promuovere la consapevolezza delle comuni radici e facendo tesoro dell’interessante esperienza del cinquantenario di Dugenta si potrebbe puntare anche  sulla raccolta e la realizzazione di studi e pubblicazioni scientifiche sul territorio, ma anche a volumi più snelli e divulgativi, come un piccolo dizionario biografico dei personaggi che hanno fatto la storia del territorio. Il volume potrebbe essere limitato al Novecento, ma ove possibile, esteso ad un periodo anche più vasto. Alcune di queste ricerche di storia e cultura locale sono state fatte sovente a livello personale, ma penso sia giunto il momento di superare forme individualistiche e di fare squadra, perché soltanto questo modo di operare fa crescere le comunità e il territorio.

5.               Al fine di coinvolgere i più giovani, è importante realizzare scambi culturali e incontri tra le scuole del comprensorio, finalizzati ad un progetto comune… e, visto che sul territorio manca un Istituto  superiore, si potrebbe prendere contato con le scuole secondarie di riferimento degli studenti dei quattro Comuni per realizzare analoghe iniziative, perché l’esperienza delle superiori non contribuisca (come sta accadendo) a promuovere nei ragazzi uno sradicamento culturale, l’appiattimento sulle mode correnti e forme vuote di campanilismo.

6.               Vista la rilevanza del fatto religioso, un ruolo importante va svolto dalle parrocchie, che in tale prospettiva potrebbero trovare ampi spazi di azione, di comunione, di qualificazione  e di rinnovamento anche della vita ecclesiale.

7.               Tale coinvolgimento non esclude gruppi sportivi, teatrali, musicali, che potrebbero realizzare altre forme di conoscenza e di animazione del territorio, con la raccolta e l’utilizzazione di antichi canti locali, storie, tradizioni, leggende… Perché poi non organizzare un QUADRANGOLARE DEL CINQUANTENARIO, aperto alle squadre di calcio di Dugenta, Frasso, Melizzano e Limatola?

 

Un libro dei sogni?

Qualcuno potrebbe pensare che sto descrivendo un libro dei sogni. Vorrei far presente che quanto proposto, oltre che contare su significative esperienze già in atto, realizzate con mezzi esigui, può fare affidamento anche su risorse solitamente inutilizzate o male utilizzate messe a disposizione dagli enti pubblici. Soprattutto costituisce una prospettiva interessante per guardare al presente ed al futuro del nostro territorio senza rassegnazione e pessimismo.

Certo, un’azione di questo tipo esige in tempi brevi la creazione di un organismo che guidi e solleciti il progetto e collabori con le Istituzioni, cioè l’annunciata Associazione delle Terre dei Gambacorta e dei Caracciolo.

Forse è questa la sfida che, ancora una volta, l’esperienza di Moifà e del Cinquantenario di Dugenta  ci chiama ad accogliere.


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