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Rubriche > LE TERRE - Informazioni sui Comuni > Terre dei Gambacorta, cultura e promozione del territorio
Terre dei Gambacorta, cultura e promozione del territorio
Articolo di Valentino Di Cerbo pubblicato il 18/11/2009 (1201 Letture)

Intervento di don Valentino Di Cerbo all'incontro tenutosi l' 8 Luglio 2006  a Torre Gaia (Dugenta) per la presentazione del terzo fascicolo "Dugenta ha Cinquant'anni". 

 

1.         L’incontro odierno costituisce, oltre che l’occasione per presentare il terzo fascicolo “Dugenta ha cinquant’anni” e riprendere le attività del Comitato dopo la parentesi elettorale che ha interessato il Comune di Dugenta, una ulteriore tappa per la realizzazione di un progetto importante denominato “Le Terre dei Gambacorta”, che riguarda i Comuni di Dugenta, Frasso, Limatola e Melizzano, già feudi dell’illustre Casato.  Di tale territorio – che appare sempre più emarginato - ci si propone di riscoprire l’unità culturale, antropologica ed economica, che da tempo lo contraddistingue, al fine di tracciarne itinerari di sviluppo futuro, non effimeri, ma progettati a partire dalle radici culturali, secondo la bellissima immagine di un autore medioevale che afferma: Siamo come bambini che camminiamo sulle spalle dei giganti.

2.         La via scelta non è quella facile, di quanti pensano che il futuro si costruisca moltiplicando iniziative a caso o ottenendo finanziamenti, da spendere  per offrire ad ogni costo una effimera immagine di efficienza, ma quella difficile della cultura, laddove  il termine, come tutti sanno, non è sinonimo di istruzione, ma indica la consapevolezza delle proprie radici e della propria identità, dei valori che altri  hanno alimentato nel corso della storia, passione per la propria terra e per il patrimonio culturale che la contraddistingue e impegno non occasionale e temporaneo per il suo sviluppo. Tale tentativo, cade in un contesto, dove non è raro trovare persone che a diversi livelli hanno tentato di coltivare tali interessi culturali. La novità della proposta consiste nel coinvolgere in una ricerca non individualistica, libera da interessi occasionali o di parte, ma aperta al dialogo e finalizzata ad offrire stimoli, occasioni di confronto e prospettive a lungo termine. (Alcune esperienze ci dicono che dove cultura e politica collaborano nel rispetto reciproco, i risultati non mancano: cfr Cinquantenario di Dugenta, e, alcuni anni fa, TERRA VECCHIA a Frasso)

Se la tentazione di chi fa ricerca è quella di procedere in beata solitudine, perseguendo piccole glorie personali fine a se stesse, il politico rischia di illudersi di poter costruire futuro ignorando lo specifico culturale della comunità o di piegarlo alle esigenze del momento. In questo contesto si pone anche la tentazione di cominciare sempre daccapo, di contrapporsi a chi è venuto prima e di fare concorrenza, spesso in modo goffo, a chi nel tempo ha acquisito competenze. Tali comportamenti hanno costruito nelle nostre comunità una storia infinita di cominciamenti senza futuro e di  realizzazioni banali e improduttive. Vogliate dispensarmi dal fare esempi.

3.         Perciò, mi pare degno di nota quanto è avvenuto negli scorso mesi a Dugenta, dove il cambio del Sindaco, non è stata l’occasione per fare scempio – come spesso avviene in casi simili - del progetto del Cinquantenario avviato dalla precedente Amministrazione. Mi pare invece, che i nuovi responsabili del Comune, distinguendo con intelligenza il piano culturale da quello politico, stanno cominciando a guardare con attenzione l’importante lavoro avviato dal Comitato. Si spera che lo facciano sempre più proprio , offrendo sostegno e continuità.

Conosco appena il nuovo sindaco di Dugenta, la dott.ssa Ada Renzi e i suoi collaboratori, ma avendo esperienze di situazioni analoghe, non posso non complimentarmi con loro. Come pure, in questa circostanza, sento il dovere di esprimere stima e gratitudine al sindaco uscente, dott. Miguel Viscusi e ai Collaboratori per la fiducia accordata al Comitato per il Cinquantenario del Comune di Dugenta e per l’entusiasmo e l’impegno fattivo con cui ne ha accolto e sostenuto l’operato.

4.         Simili comportamenti delle istituzioni incoraggiano molto il lavoro di animazione culturale. Lavoro ritenuto quanto mai necessario a livello di competenti e di politici avvertiti, ma da noi molto difficile – da missionari -, perché nessuno chiede e, spesso,  nessuno è disposto a pagare. Esso è quasi sempre portato avanti per pura passione e senza alcun ritorno, in un contesto dove si ha l’impressione che si vada perdendo sempre più il senso della comunità e dell’identità culturale, ormai ovunque ritenute indispensabili  per costruire il futuro,  e dilaghi soprattutto tra i giovani un pauroso appiattimento. I politici avvertiti sanno che un tale impegno di animazione culturale, non dà risultati immediati visibili, ma  laddove è solido e coinvolge i cittadini,  si riversa soprattutto nella qualità delle scelte politiche e dell’operato delle amministrazioni locali. Sono convinto che proprio la scarsa attenzione alla dimensione storico-culturale ha portato nei nostri paesi ad iniziative di basso profilo, ripetitive e banali, che non hanno prodotto nessun vantaggio ai cittadini e nessuna promozione del territorio, ma sono state soltanto occasioni  di esaltazioni esagerate di parte  e soprattutto spreco di risorse preziose.

5.         Per la promozione del territorio, perciò, occorre creare una sinergia tra competenze culturali e istituzioni. Tale sinergia per essere efficace deve tenere ben presente la distinzione dei fini e dei ruoli dei due ambiti. Una animazione culturale asservita al potere nega se stessa e un potere politico che si illude di gestire in prima persona l’animazione culturale la uccide.

Ma la sinergia tra animatori culturali e istituzioni (Comune, Scuola, Parrocchia…) è necessaria anche per non impoverire la comunità, cosa che avviene immancabilmente quando, nonostante gli sforzi dei “missionari della cultura”, le istituzioni tentano di rendere sterile il loro lavoro, snobbandone l’impegno o limitandosi ad apprezzamenti formali o a occasionali strumentalizzazioni.

Tale impegno di dialogo e di collaborazione, invece,  diventa urgente in un territorio come il nostro dove, mancando Istituti di istruzione superiore e luoghi significativi di promozione culturale (Cinema, Teatri..), soprattutto i giovani, come ricordava, lo scorso 7 dicembre,  in un bellissimo intervento la Signora Gagliardi, Vice Sindaco di Melizzano, perdono sempre più il senso profondo dell’appartenenza alle loro comunità di origine e quindi la propria identità culturale, sognano la fuga e diventando facile preda delle mode emergenti e si avviano ad essere improduttivi per le loro comunità e  potenziali emigranti generici.

6.         Iniziative di animazione culturale avviate sul territorio, come Moifà, le Associazioni Terra Fraxi e Ave Gratia Plena, la Fondazione Madonna di Campanile e soprattutto le celebrazioni per il Cinquantenario del Comune di Dugenta, costituiscono, insieme all’opera intelligente di alcune Pro-loco,  tentativi importantissimi per avviare una profonda e sistematica animazione del territorio. Ma perché questa sia efficace, deve poter contare su di una struttura autorevole capace di mettere insieme soggetti e risorse e perseguire in modo non occasionale tale progetto.  

E’ questo il compito che va assunto dall’Associazione delle Terre dei Gambacorta, la cui realizzazione appare sempre più vicina, anche grazie alle esperienze in atto e alla disponibilità fattiva di Torre Gaia, che da cuore del territorio un tempo Feudo dei Gambacorta potrebbe così diventarne il centro della rinascita.  Tale Associazione dovrebbe promuovere autonomamente  la ricerca relativa ai quattro Comuni, creare un centro di documentazione, formulare proposte, tese ad una conoscenza sempre più profonda e sistematica del territorio, della sue radici culturali, delle sue risorse e delle sue possibilità, proseguire nella riproposizione delle figure emblematiche delle diverse comunità – finora quasi sconosciute (appariamo un popolo senza padri) -, già avviata con il Dizionario biografico di prossima pubblicazione e recuperare le tante persone – le tante storie -  che hanno abbandonato per i più svariati motivi il territorio e che - cosa molto grave - facilmente assumono i connotati delle comunità che li hanno accolti, anche per l’indifferenza di chi resta (cosa che non accade altrove: Friuli..).

7.         Per costituire uno strumento importante per il rilancio del territorio, tale Associazione deve poter contare sul dialogo cotante e sulla collaborazione fattiva delle istituzioni, necessari perché tale azione sfoci in progetti concreti di valorizzazione del territorio stesso, che senza un recupero delle proprie radici culturali, è destinato – ne sono profondamente convinto -  a proseguire in una inarrestabile deriva. Con il progetto dell’Associazione delle Terre dei Gambacorta, siamo convinti di mettere in mano ai politici agli operatori economici ed alle istituzioni educative e religiose, come ai responsabili dei diversi settori del territorio una grande opportunità, che richiede serietà, tenacia, condivisione lucida e convinta degli obiettivi. Tale proposta che altrove sta producendo risultati molto importanti, può far uscire anche tra noi da una lettura rassegnata e perdente  delle nostre realtà, rimettendole finalmente in circolo.

Ho fiducia che i rappresentanti delle Istituzioni, superando forme datate di campanilismo, la ricerca di successi facili e l’illusione di poter fare da soli, inizino un dialogo che gioverà soprattutto al territorio, ma che renderà anche il loro servizio più incisivo, lungimirante e proficuo.


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